{"id":46,"date":"2009-12-15T16:57:09","date_gmt":"2009-12-15T15:57:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/?page_id=46"},"modified":"2018-05-14T11:41:57","modified_gmt":"2018-05-14T10:41:57","slug":"dicono-di-noi","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/index.php\/dicono-di-noi\/","title":{"rendered":"Contributi sulla famiglia"},"content":{"rendered":"<p><em>Pubblichiamo la prefazione scritta da Papa Franceso al libro che raccoglie gli scritti del Pontefice emerito Benedetto XVI su fede e politica: Liberare la libert\u00e0. Fede e politica nel terzo millennio. (Editrice Cantagalli).<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il rapporto tra fede e politica \u00e8 uno dei grandi temi da sempre al centro dell\u2019attenzione di<strong>&nbsp;Joseph Ratzinger\/Benedetto XVI&nbsp;<\/strong>e attraversa l\u2019intero suo cammino intellettuale e umano: l\u2019esperienza diretta del totalitarismo nazista lo porta sin da giovane studioso a riflettere sui limiti dell\u2019obbedienza allo Stato a favore della libert\u00e0 dell\u2019obbedienza a Dio: \u00abLo Stato \u2013 scrive in questo senso in uno dei testi proposti \u2013 non \u00e8 la totalit\u00e0 dell\u2019esistenza umana e non abbraccia tutta la speranza umana.<\/p>\n<p><strong>L\u2019uomo e la sua speranza vanno oltre la realt\u00e0 dello Stato&nbsp;<\/strong>e oltre la sfera dell\u2019azione politica. Ci\u00f2 vale non solo per uno Stato che si chiama Babilonia, ma per ogni genere di Stato. Lo Stato non \u00e8 la totalit\u00e0. Questo alleggerisce il peso all\u2019uomo politico e gli apre la strada a una politica razionale. Lo Stato romano era falso e anticristiano proprio perch\u00e9 voleva essere il totum delle possibilit\u00e0 e delle speranze umane. Cos\u00ec esso pretende ci\u00f2 che non pu\u00f2; cos\u00ec falsifica ed impoverisce l\u2019uomo. Con la sua menzogna totalitaria diventa demoniaco e tirannico\u00bb.<\/p>\n<p>Successivamente, anche proprio su questa base, a fianco di<strong>&nbsp;San Giovanni Paolo II&nbsp;<\/strong>egli elabora e propone una visione cristiana dei diritti umani capace di mettere in discussione a livello teorico e pratico la pretesa totalitaria dello Stato marxista e dell\u2019ideologia atea sulla quale si fondava.<\/p>\n<p>Perch\u00e9&nbsp;<strong>l\u2019autentico contrasto tra marxismo e cristianesimo&nbsp;<\/strong>per Ratzinger non \u00e8 certo dato dall\u2019attenzione preferenziale del cristiano per i poveri: \u00abDobbiamo imparare \u2013 ancora una volta, non solo a livello teorico, ma nel modo di pensare e di agire \u2013 che accanto alla presenza reale di Ges\u00f9 nella Chiesa e nel sacramento, esiste quell\u2019altra presenza reale di Ges\u00f9 nei pi\u00f9 piccoli, nei calpestati di questo mondo, negli ultimi, nei quali egli vuole essere trovato da noi\u00bb scrive Ratzinger gi\u00e0 negli anni Settanta con una profondit\u00e0 teologica e insieme immediata accessibilit\u00e0 che sono proprie del pastore autentico. E quel contrasto non \u00e8 dato nemmeno, come egli sottolinea alla met\u00e0 degli anni Ottanta, dalla mancanza nel Magistero della Chiesa del senso di equit\u00e0 e solidariet\u00e0; e, di conseguenza, \u00abnella denuncia dello scandalo delle palesi disuguaglianze tra ricchi e poveri \u2013 si tratti di disuguaglianze tra paesi ricchi e paesi poveri oppure di disuguaglianze tra ceti sociali nell\u2019ambito dello stesso territorio nazionale che non \u00e8 pi\u00f9 tollerato\u00bb.<\/p>\n<p>Il profondo contrasto, nota Ratzinger, \u00e8 dato invece \u2013 e prima ancora che dalla pretesa marxista di collocare il cielo sulla terra, la redenzione dell\u2019uomo nell\u2019aldiqu\u00e0\u2013 d<strong>alla differenza abissale che sussiste riguardo al come la redenzione debba avvenire<\/strong>: \u00abLa redenzione avviene per mezzo della liberazione da ogni dipendenza, oppure l\u2019unica via che porta alla liberazione \u00e8 la completa dipendenza dall\u2019amore, dipendenza che sarebbe poi anche la vera libert\u00e0?\u00bb.<\/p>\n<p>E cos\u00ec, con un salto di trent\u2019anni,<strong>&nbsp;egli ci accompagna alla comprensione del nostro presente<\/strong>, a testimonianza dell\u2019immutata freschezza e vitalit\u00e0 del suo pensiero. Oggi infatti, pi\u00f9 che mai, si ripropone la medesima tentazione del rifiuto di ogni dipendenza dall\u2019amore che non sia l\u2019amore dell\u2019uomo per il proprio ego, per \u00abl\u2019io e le sue voglie\u00bb; e, di conseguenza, il pericolo della \u00abcolonizzazione\u00bb delle coscienze da parte di una ideologia che nega la certezza di fondo per cui l\u2019uomo esiste come maschio e femmina ai quali \u00e8 assegnato il compito della trasmissione della vita; quell\u2019ideologia che arriva alla produzione pianificata e razionale di esseri umani e che \u2013 magari per qualche fine considerato \u00abbuono\u00bb \u2013 arriva a ritenere logico e lecito eliminare quello che non si considera pi\u00f9 creato, donato, concepito e generato ma fatto da noi stessi.<\/p>\n<p><strong>Questi apparenti \u00abdiritti\u00bb umani che sono tutti orientati all\u2019autodistruzione dell\u2019uomo&nbsp;<\/strong>\u2013 questo ci mostra con forza ed efficacia Joseph Ratzinger \u2013 hanno un unico comune denominatore che consiste in un\u2019unica, grande negazione: la negazione della dipendenza dall\u2019amore, la negazione che l\u2019uomo \u00e8 creatura di Dio, fatto amorevolmente da Lui a Sua immagine e a cui l\u2019uomo anela come la cerva ai corsi d\u2019acqua (Sal 41). Quando si nega questa dipendenza tra creatura e creatore, questa relazione d\u2019amore, si rinuncia in fondo alla vera grandezza dell\u2019uomo, al baluardo della sua libert\u00e0 e dignit\u00e0.<\/p>\n<p>Cos\u00ec&nbsp;<strong>la difesa dell\u2019uomo e dell\u2019umano contro le riduzioni ideologiche&nbsp;<\/strong>del potere passa oggi ancora una volta dal fissare l\u2019obbedienza dell\u2019uomo a Dio quale limite dell\u2019obbedienza allo Stato. Raccogliere questa sfida, nel vero e proprio cambio d\u2019epoca in cui oggi viviamo, significa difendere la famiglia. D\u2019altronde gi\u00e0 San Giovanni Paolo II aveva ben compreso la portata decisiva della questione: a ragione chiamato anche il \u00abPapa della famiglia\u00bb, non a caso sottolineava che \u00abl\u2019avvenire dell\u2019umanit\u00e0 passa attraverso la famiglia\u00bb (<em>Familiaris consortio<\/em>, 86). E su questa linea anche io ho ribadito che \u00abil bene della famiglia \u00e8 decisivo per il futuro del mondo e della Chiesa\u00bb (<em>Amoris laetitia<\/em>, 31).<\/p>\n<p>Cos\u00ec sono particolarmente lieto di potere introdurre questo secondo volume dei testi scelti di Joseph Ratzinger sul tema \u00ab<strong>fede e politica<\/strong>\u00bb. Insieme alla sua poderosa&nbsp;<em>Opera omnia,<\/em>&nbsp;essi possono aiutare non solo tutti noi a comprendere il nostro presente e a trovare un solido orientamento per il futuro, ma anche essere vera e propria fonte d\u2019ispirazione per un\u2019azione politica che, ponendo la famiglia, la solidariet\u00e0 e l\u2019equit\u00e0 al centro della sua attenzione e della sua programmazione, veramente guardi al futuro con lungimiranza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Liberare-la-libert\u00e0-Cantagalli.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone  wp-image-2161\" src=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Liberare-la-libert\u00e0-Cantagalli-194x300.jpg\" alt=\"\" width=\"288\" height=\"446\"><\/a><\/p>\n<p align=\"center\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\">____________<\/p>\n<p align=\"center\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><strong><em>MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO<br \/>\nPER LA XLIX GIORNATA MONDIALE<br \/>\nDELLE COMUNICAZIONI SOCIALI<\/em><\/strong><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Comunicare la famiglia:<br \/>\nambiente privilegiato dell\u2019incontro nella gratuit\u00e0 dell\u2019amore<\/strong><\/p>\n<p>Il tema della famiglia \u00e8 al centro di un\u2019approfondita riflessione ecclesiale e di un processo sinodale che prevede due Sinodi, <a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/roman_curia\/synod\/index_it.htm#III_Assemblea_Generale_straordinaria_del_Sinodo_dei_Vescovi\">uno straordinario<\/a> \u2013 appena celebrato \u2013 ed uno <a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/roman_curia\/synod\/index_it.htm#XIV_Assemblea_Generale_Ordinaria_del_Sinodo_dei_Vescovi_\">ordinario<\/a>, convocato per il prossimo ottobre. In tale contesto, ho ritenuto opportuno che il tema della prossima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali avesse come punto di riferimento la famiglia. <em>La famiglia \u00e8 del resto il primo luogo dove impariamo a comunicare<\/em>. Tornare a questo momento originario ci pu\u00f2 aiutare sia a rendere la comunicazione pi\u00f9 autentica e umana, sia a guardare la famiglia da un nuovo punto di vista.<\/p>\n<p>Possiamo lasciarci ispirare dall\u2019icona evangelica della visita di Maria ad Elisabetta (<em>Lc<\/em> 1,39-56). \u00abAppena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussult\u00f2 nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclam\u00f2 a gran voce: \u201cBenedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!\u201d\u00bb (vv. 41-42).<\/p>\n<p>Anzitutto, questo episodio ci mostra la comunicazione come <em>un dialogo che si intreccia con il linguaggio del corpo<\/em>. La prima risposta al saluto di Maria la d\u00e0 infatti il bambino, sussultando gioiosamente nel grembo di Elisabetta. Esultare per la gioia dell\u2019incontro \u00e8 in un certo senso l\u2019archetipo e il simbolo di ogni altra comunicazione, che impariamo ancora prima di venire al mondo. Il grembo che ci ospita \u00e8 la prima \u201cscuola\u201d di comunicazione, fatta di ascolto e di contatto corporeo, dove cominciamo a familiarizzare col mondo esterno in un ambiente protetto e al suono rassicurante del battito del cuore della mamma. Questo incontro tra due esseri insieme cos\u00ec intimi e ancora cos\u00ec estranei l\u2019uno all\u2019altra, un incontro pieno di promesse, \u00e8 la nostra prima esperienza di comunicazione. Ed \u00e8 un&#8217;esperienza che ci accomuna tutti, perch\u00e9 ciascuno di noi \u00e8 nato da una madre.<\/p>\n<p>Anche dopo essere venuti al mondo restiamo in un certo senso in un \u201cgrembo\u201d, che \u00e8 la famiglia. <em>Un grembo fatto di persone diverse, in relazione<\/em>: la famiglia \u00e8 il \u00abluogo dove si impara a convivere nella differenza\u00bb (Esort. ap. <a href=\"http:\/\/w2.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_exhortations\/documents\/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html#Alcune_sfide_culturali\"><em>Evangelii gaudium<\/em>, 66<\/a>). Differenze di generi e di generazioni, che comunicano prima di tutto perch\u00e9 si accolgono a vicenda, perch\u00e9 tra loro esiste un vincolo. E pi\u00f9 largo \u00e8 il ventaglio di queste relazioni, pi\u00f9 sono diverse le et\u00e0, e pi\u00f9 ricco \u00e8 il nostro ambiente di vita. \u00c8 il <em>legame<\/em> che sta a fondamento della <em>parola<\/em>, che a sua volta rinsalda il legame. Le parole non le inventiamo: le possiamo usare perch\u00e9 le abbiamo ricevute. E\u2019 in famiglia che si impara a parlare nella \u201c<em>lingua materna<\/em>\u201d, cio\u00e8 la lingua dei nostri antenati (cfr <em>2 Mac<\/em> 7,25.27). In famiglia si percepisce che altri ci hanno preceduto, ci hanno messo nella condizione di esistere e di potere a nostra volta generare vita e fare qualcosa di buono e di bello. Possiamo dare perch\u00e9 abbiamo ricevuto, e questo circuito virtuoso sta al cuore della capacit\u00e0 della famiglia di comunicarsi e di comunicare; e, pi\u00f9 in generale, \u00e8 il paradigma di ogni comunicazione.<\/p>\n<p>L\u2019esperienza del legame che ci \u201cprecede\u201d fa s\u00ec che la famiglia sia anche il contesto in cui si trasmette quella <em>forma fondamentale di comunicazione<\/em> che \u00e8 la <em>preghiera<\/em>. Quando la mamma e il pap\u00e0 fanno addormentare i loro bambini appena nati, molto spesso li affidano a Dio, perch\u00e9 vegli su di essi; e quando sono un po\u2019 pi\u00f9 grandi recitano insieme con loro semplici preghiere, ricordando con affetto anche altre persone, i nonni, altri parenti, i malati e i sofferenti, tutti coloro che hanno pi\u00f9 bisogno dell\u2019aiuto di Dio. Cos\u00ec, in famiglia, la maggior parte di noi ha imparato la <em>dimensione religiosa della comunicazione<\/em>, che nel cristianesimo \u00e8 tutta impregnata di amore, l\u2019amore di Dio che si dona a noi e che noi offriamo agli altri.<\/p>\n<p>Nella famiglia \u00e8 soprattutto la capacit\u00e0 di abbracciarsi, sostenersi, accompagnarsi, decifrare gli sguardi e i silenzi, ridere e piangere insieme, tra persone che non si sono scelte e tuttavia sono cos\u00ec importanti l\u2019una per l\u2019altra, a farci capire che cosa \u00e8 veramente la comunicazione come <em>scoperta e<\/em> <em>costruzione di prossimit\u00e0<\/em>. Ridurre le distanze, venendosi incontro a vicenda e accogliendosi, \u00e8 motivo di gratitudine e gioia: dal saluto di Maria e dal sussulto del bambino scaturisce la benedizione di Elisabetta, a cui segue il bellissimo cantico del <em>Magnificat<\/em>, nel quale Maria loda il disegno d\u2019amore di Dio su di lei e sul suo popolo. Da un \u201cs\u00ec\u201d pronunciato con fede scaturiscono conseguenze che vanno ben oltre noi stessi e si espandono nel mondo. \u201cVisitare\u201d comporta aprire le porte, non rinchiudersi nei propri appartamenti, uscire, andare verso l\u2019altro. Anche la famiglia \u00e8 viva se respira aprendosi oltre s\u00e9 stessa, e le famiglie che fanno questo possono comunicare il loro messaggio di vita e di comunione, possono dare conforto e speranza alle famiglie pi\u00f9 ferite, e far crescere la Chiesa stessa, che \u00e8 famiglia di famiglie.<\/p>\n<p>La famiglia \u00e8 pi\u00f9 di ogni altro il luogo in cui, vivendo insieme nella quotidianit\u00e0, si sperimentano <em>i limiti<\/em> propri e altrui, i piccoli e grandi problemi della coesistenza, dell\u2019andare d\u2019accordo. Non esiste la famiglia perfetta, ma non bisogna avere paura dell\u2019imperfezione, della fragilit\u00e0, nemmeno dei conflitti; bisogna imparare ad affrontarli in maniera costruttiva. Per questo la famiglia in cui, con i propri limiti e peccati, ci si vuole bene, diventa una <em>scuola<\/em> <em>di perdono<\/em>. Il perdono \u00e8 <em>una dinamica di comunicazione<\/em>, una comunicazione che si logora, che si spezza e che, attraverso il pentimento espresso e accolto, si pu\u00f2 riannodare e far crescere. Un bambino che in famiglia impara ad ascoltare gli altri, a parlare in modo rispettoso, esprimendo il proprio punto di vista senza negare quello altrui, sar\u00e0 nella societ\u00e0 un costruttore di dialogo e di riconciliazione.<\/p>\n<p>A proposito di limiti e comunicazione, hanno tanto da insegnarci le <em>famiglie con figli segnati da una o pi\u00f9<\/em> <em>disabilit\u00e0<\/em>. Il <em>deficit<\/em> motorio, sensoriale o intellettivo \u00e8 sempre una tentazione a chiudersi; ma pu\u00f2 diventare, grazie all\u2019amore dei genitori, dei fratelli e di altre persone amiche, uno <em>stimolo ad aprirsi, a condividere, a comunicare in modo inclusivo<\/em>; e pu\u00f2 aiutare la scuola, la parrocchia, le associazioni a diventare pi\u00f9 accoglienti verso tutti, a non escludere nessuno.<\/p>\n<p>In un mondo, poi, dove cos\u00ec spesso si maledice, si parla male, si semina zizzania, si inquina con le chiacchiere il nostro ambiente umano, la famiglia pu\u00f2 essere una scuola di <em>comunicazione come benedizione<\/em>. E questo anche l\u00e0 dove sembra prevalere l\u2019inevitabilit\u00e0 dell\u2019odio e della violenza, quando le famiglie sono separate tra loro da muri di pietra o dai muri non meno impenetrabili del pregiudizio e del risentimento, quando sembrano esserci buone ragioni per dire \u201cadesso basta\u201d; in realt\u00e0, benedire anzich\u00e9 maledire, visitare anzich\u00e9 respingere, accogliere anzich\u00e9 combattere \u00e8 l\u2019unico modo per spezzare la spirale del male, per testimoniare che il bene \u00e8 sempre possibile, per educare i figli alla fratellanza.<\/p>\n<p>Oggi i <em>media pi\u00f9 moderni<\/em>, che soprattutto per i pi\u00f9 giovani sono ormai irrinunciabili, <em>possono sia ostacolare che aiutare<\/em> la comunicazione in famiglia e tra famiglie. La possono <em>ostacolare<\/em> se diventano un modo di sottrarsi all\u2019ascolto, di isolarsi dalla compresenza fisica, con la saturazione di ogni momento di silenzio e di attesa disimparando che \u00abil silenzio \u00e8 parte integrante della comunicazione e senza di esso non esistono parole dense di contenuto\u00bb (Benedetto XVI, <em><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/benedict_xvi\/messages\/communications\/documents\/hf_ben-xvi_mes_20120124_46th-world-communications-day_it.html\">Messaggio per la 46\u00aa G.M. delle Comunicazioni Sociali<\/a><\/em>, 24.1.2012). La possono <em>favorire<\/em> se aiutano a raccontare e condividere, a restare in contatto con i lontani, a ringraziare e chiedere perdono, a rendere sempre di nuovo possibile l\u2019incontro. Riscoprendo quotidianamente questo centro vitale che \u00e8 l\u2019incontro, questo \u201cinizio vivo\u201d, noi sapremo orientare il nostro rapporto con le tecnologie, invece che farci guidare da esse. Anche in questo campo, i genitori sono i primi educatori. Ma non vanno lasciati soli; la comunit\u00e0 cristiana \u00e8 chiamata ad affiancarli perch\u00e9 sappiano insegnare ai figli a vivere nell\u2019ambiente comunicativo secondo i criteri della dignit\u00e0 della persona umana e del bene comune.<\/p>\n<p>La sfida che oggi ci si presenta \u00e8, dunque, <em>reimparare a raccontare<\/em>, non semplicemente a produrre e consumare informazione. E\u2019 questa la direzione verso cui ci spingono i potenti e preziosi mezzi della comunicazione contemporanea. L\u2019informazione \u00e8 importante ma non basta, perch\u00e9 troppo spesso semplifica, contrappone le differenze e le visioni diverse sollecitando a schierarsi per l\u2019una o l\u2019altra, anzich\u00e9 favorire uno sguardo d\u2019insieme.<\/p>\n<p>Anche la famiglia, in conclusione, non \u00e8 un oggetto sul quale si comunicano delle opinioni o un terreno sul quale combattere battaglie ideologiche, ma <em>un ambiente in cui si impara a comunicare<\/em> nella prossimit\u00e0 e un soggetto che comunica, <em>una \u201ccomunit\u00e0 comunicante\u201d<\/em>. Una comunit\u00e0 che sa accompagnare, festeggiare e fruttificare. In questo senso \u00e8 possibile ripristinare uno sguardo capace di riconoscere che la famiglia continua ad essere una grande risorsa, e non solo un problema o un\u2019istituzione in crisi. I <em>media<\/em> tendono a volte a presentare la famiglia come se fosse un modello astratto da accettare o rifiutare, da difendere o attaccare, invece che una realt\u00e0 concreta da vivere; o come se fosse un\u2019ideologia di qualcuno contro qualcun altro, invece che il luogo dove tutti impariamo che cosa significa comunicare nell\u2019amore ricevuto e donato. Raccontare significa invece comprendere che le nostre vite sono intrecciate in una trama unitaria, che le voci sono molteplici e ciascuna \u00e8 insostituibile.<\/p>\n<p>La famiglia pi\u00f9 bella, protagonista e non problema, \u00e8 quella che sa <em>comunicare<\/em>, partendo dalla <em>testimonianza<\/em>, la bellezza e la ricchezza del rapporto tra uomo e donna, e di quello tra genitori e figli. Non lottiamo per difendere il passato, ma lavoriamo con pazienza e fiducia, in tutti gli ambienti che quotidianamente abitiamo, per costruire il futuro.<\/p>\n<p><em>Dal Vaticano, 23 gennaio 2015<\/em><\/p>\n<p><em>Vigilia della festa di san Francesco di Sales<\/em><\/p>\n<p align=\"center\"><strong>Francesco<\/strong><\/p>\n<h2>La famiglia che prega, custodisce la fede e vive la gioia<\/h2>\n<h3>Omelia del Papa per la Giornata della Famiglia<\/h3>\n<div id=\"Testo\">\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div dir=\"ltr\" align=\"justify\"><span style=\"color: #000000; font-size: small;\"><em>Omelia di Papa Francesco pronunciata durante la Santa Messa per la Giornata della Famiglia, tenutasi domenica 27 ottobre 2013 sul Sagrato della Basilica Vaticana, in occasione dell&#8217;Anno della Fede.<\/em><\/span><\/div>\n<div dir=\"ltr\" align=\"justify\">Le Letture di questa domenica ci invitano a meditare su alcune caratteristiche fondamentali della famiglia cristiana.<\/div>\n<div dir=\"ltr\" align=\"justify\">&nbsp;<\/div>\n<div dir=\"ltr\" align=\"justify\">1. La prima:&nbsp;<em>la famiglia che prega<\/em>. Il brano del Vangelo mette in evidenza due modi di pregare, uno falso \u2013 quello del fariseo \u2013 e l\u2019altro autentico \u2013 quello del pubblicano. Il fariseo incarna un atteggiamento che non esprime il rendimento di grazie a Dio per i suoi benefici e la sua misericordia, ma piuttosto soddisfazione di s\u00e9. Il fariseo si sente giusto, si sente a posto, si pavoneggia di questo e giudica gli altri dall\u2019alto del suo piedestallo. Il pubblicano, al contrario, non moltiplica le parole. La sua preghiera \u00e8 umile, sobria, pervasa dalla consapevolezza della propria indegnit\u00e0, delle proprie miserie: quest\u2019uomo davvero si riconosce bisognoso del perdono di Dio, della misericordia di Dio. Quella del pubblicano \u00e8 la preghiera del povero, \u00e8 la preghiera gradita a Dio che, come dice la prima Lettura, \u00abarriva fino alle nubi\u00bb (Sir 35,20), mentre quella del fariseo \u00e8 appesantita dalla zavorra della vanit\u00e0.<\/div>\n<div dir=\"ltr\" align=\"justify\">&nbsp;<\/div>\n<div dir=\"ltr\" align=\"justify\">Alla luce di questa Parola, vorrei chiedere a voi, care famiglie: pregate qualche volta in famiglia? Qualcuno s\u00ec, lo so. Ma tanti mi dicono: ma come si fa? Ma, si fa come il pubblicano, \u00e8 chiaro: umilmente, davanti a Dio. Ognuno con umilt\u00e0 si lascia guardare dal Signore e chiede la sua bont\u00e0, che venga a noi. Ma, in famiglia, come si fa? Perch\u00e9 sembra che la preghiera \u00e8 sia una cosa personale, e poi non c\u2019\u00e8 mai un momento adatto, tranquillo, in famiglia \u2026 S\u00ec, \u00e8 vero, ma \u00e8 anche questione di umilt\u00e0, di riconoscere che abbiamo bisogno di Dio, come il pubblicano! E tutte le famiglie, abbiamo bisogno di Dio: tutti, tutti! Bisogno del suo aiuto, della sua forza, della sua benedizione, della sua misericordia, del suo perdono. E ci vuole semplicit\u00e0: per pregare in famiglia, ci vuole semplicit\u00e0! Pregare insieme il \u201cPadre nostro\u201d, intorno alla tavola, non \u00e8 una cosa straordinaria: \u00e8 facile. E pregare insieme il Rosario, in famiglia, \u00e8 molto bello, d\u00e0 tanta forza! E anche pregare l\u2019uno per l\u2019altro: il marito per la moglie, la moglie per il marito, ambedue per i figli, i figli per i genitori, per i nonni \u2026 Pregare l\u2019uno per l\u2019altro. Questo \u00e8 pregare in famiglia, e questo fa forte la famiglia: la preghiera.<\/div>\n<div dir=\"ltr\" align=\"justify\">&nbsp;<\/div>\n<div dir=\"ltr\" align=\"justify\">2. La seconda Lettura ci suggerisce un altro spunto:&nbsp;<em>la famiglia custodisce la fede<\/em>. L\u2019apostolo Paolo, al tramonto della sua vita, fa un bilancio fondamentale, e dice: \u00abHo conservato la fede\u00bb (2 Tm 4,7). Ma come l\u2019ha conservata? Non in una cassaforte! Non l\u2019ha nascosta sottoterra, come quel servo un po\u2019 pigro. San Paolo paragona la sua vita a una battaglia e a una corsa. Ha conservato la fede perch\u00e9 non si \u00e8 limitato a difenderla, ma l\u2019ha annunciata, irradiata, l\u2019ha portata lontano. Si \u00e8 opposto decisamente a quanti volevano conservare, \u201cimbalsamare\u201d il messaggio di Cristo nei confini della Palestina. Per questo ha fatto scelte coraggiose, \u00e8 andato in territori ostili, si \u00e8 lasciato provocare dai lontani, da culture diverse, ha parlato francamente senza paura. San Paolo ha conservato la fede perch\u00e9, come l\u2019aveva ricevuta, l\u2019ha donata, spingendosi nelle periferie, senza arroccarsi su posizioni difensive.<\/div>\n<div dir=\"ltr\" align=\"justify\">&nbsp;<\/div>\n<div dir=\"ltr\" align=\"justify\">Anche qui, possiamo chiedere: in che modo noi, in famiglia, custodiamo la nostra fede? La teniamo per noi, nella nostra famiglia, come un bene privato, come un conto in banca, o sappiamo condividerla con la testimonianza, con l\u2019accoglienza, con l\u2019apertura agli altri? Tutti sappiamo che le famiglie, specialmente quelle giovani, sono spesso \u201cdi corsa\u201d, molto affaccendate; ma qualche volta ci pensate che questa \u201ccorsa\u201d pu\u00f2 essere anche la corsa della fede? Le famiglie cristiane sono famiglie missionarie. Ma, ieri abbiamo sentito, qui in piazza, la testimonianza di famiglie missionarie. Sono missionarie anche nella vita di ogni giorno, facendo le cose di tutti i giorni, mettendo in tutto il sale e il lievito della fede! Conservare la fede in famiglia e mettere il sale e il lievito della fede nelle cose di tutti i giorni.<\/div>\n<div dir=\"ltr\" align=\"justify\">&nbsp;<\/div>\n<div dir=\"ltr\" align=\"justify\">3. E un ultimo aspetto ricaviamo dalla Parola di Dio:&nbsp;<em>la famiglia che vive la gioia<\/em>. Nel Salmo responsoriale si trova questa espressione: \u00abi poveri ascoltino e si rallegrino\u00bb (33\/34,3). Tutto questo Salmo \u00e8 un inno al Signore, sorgente di gioia e di pace. E qual \u00e8 il motivo di questo rallegrarsi? E\u2019 questo: il Signore \u00e8 vicino, ascolta il grido degli umili e li libera dal male. Lo scriveva ancora san Paolo: \u00abSiate sempre lieti \u2026 il Signore \u00e8 vicino!\u00bb (Fil 4,4-5). Eh \u2026 a me piacerebbe fare una domanda, oggi. Ma, ognuno la porta nel suo cuore, a casa sua, eh?, come un compito da fare. E si risponde da solo. Come va la gioia, a casa tua? Come va la gioia nella tua famiglia? Eh,date voi la risposta.<\/div>\n<div dir=\"ltr\" align=\"justify\">&nbsp;<\/div>\n<div dir=\"ltr\" align=\"justify\">Care famiglie, voi lo sapete bene: la gioia vera che si gusta nella famiglia non \u00e8 qualcosa di superficiale, non viene dalle cose, dalle circostanze favorevoli\u2026 La gioia vera viene da un\u2019armonia profonda tra le persone, che tutti sentono nel cuore, e che ci fa sentire la bellezza di essere insieme, di sostenerci a vicenda nel cammino della vita. Ma alla base di questo sentimento di gioia profonda c\u2019\u00e8 la presenza di Dio, la presenza di Dio nella famiglia, c\u2019\u00e8 il suo amore accogliente, misericordioso, rispettoso verso tutti. E soprattutto, un amore paziente: la pazienza \u00e8 una virt\u00f9 di Dio e ci insegna, in famiglia, ad avere questo amore paziente, l\u2019uno con l\u2019altro. Avere pazienza tra di noi. Amore paziente.&nbsp; Solo Dio sa creare l\u2019armonia delle differenze. Se manca l\u2019amore di Dio, anche la famiglia perde l\u2019armonia, prevalgono gli individualismi, e si spegne la gioia. Invece la famiglia che vive la gioia della fede la comunica spontaneamente, \u00e8 sale della terra e luce del mondo, \u00e8 lievito per tutta la societ\u00e0. Care famiglie, vivete sempre con fede e semplicit\u00e0, come la santa Famiglia di Nazaret. La gioia e la pace del Signore siano sempre con voi!<\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>47<sup>a<\/sup> Settimana Sociale dei Cattolici Italiani<\/p>\n<p><strong><em>La famiglia, speranza e futuro&nbsp;<\/em><\/strong><strong><em>per la societ\u00e0 italiana<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Torino, 12-15 settembre 2013<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&nbsp;<strong><em>L\u2019architettura della famiglia: logica e ricadute sociali<\/em><\/strong><\/p>\n<div>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"center\"><strong>Prolusione di S.Em. Card. Angelo Bagnasco<\/strong><\/p>\n<p align=\"center\">Arcivescovo di Genova e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana<\/p>\n<p align=\"center\">Gioved\u00ec 12 settembre 2013<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\"><em>1.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/em><em>In ascolto dell\u2019uomo e della donna di oggi<\/em><\/p>\n<\/div>\n<p>\u201cDa ogni parte ci esortavano a salvare il pianeta. Non si doveva, con la stessa urgenza, venire in soccorso all\u2019umano? Se l\u2019aria doveva restare pura, se l\u2019erba doveva restare verde, non bisognava anche che il mondo degli umani restasse abitabile? Che cosa si faceva della terra degli uomini?\u201d<a title=\"\" href=\"file:\/\/\/C:\/Users\/RossellaCerutti\/Downloads\/Prolusione%20BAGNASCO.doc#_ftn1\"><sup><sup>[1]<\/sup><\/sup><\/a>. A questa domanda intende rispondere in un suo recente saggio, la psichiatra Catherine Ternynck, che guida il lettore a decifrare cosa stia accadendo alla nostra generazione, soggetta a sempre pi\u00f9 frequenti crisi depressive e a inedite forme di disagio sociale. Si tratta del suolo umano che si \u00e8 impoverito, si \u00e8 svuotato del suo <em>humus<\/em> di relazioni, legami, responsabilit\u00e0 e cos\u00ec \u00e8 divenuto friabile ed inconsistente. Al punto che l\u2019uomo stesso, su questo terreno incerto, finisce per diventare \u2018di sabbia\u2019, una figura fluida, impastata di contraddizioni e con una caratteristica evidente: la sensazione di stanchezza. \u00c8 un uomo \u2018dalla testa pesante\u2019 che fatica a portare avanti la sua vita, dubita del tragitto e del senso, chiedendo al contempo riconoscimento e rassicurazione. \u00c8 schiacciato dall\u2019urgenza di farsi da s\u00e9 in una competizione continua, e nello stesso tempo scopre che gli manca la terra sotto i piedi. Il grande sogno dell\u2019individualismo, che ha segnato di s\u00e9 l\u2019uomo moderno, lo ha condotto nella post-modernit\u00e0 ad una imbarazzante scoperta: il grande sogno non ha tenuto!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Anche noi, in questi giorni, vorremmo insieme provare ad ascoltare l\u2019uomo e la donna di oggi, senza pregiudizi o filtri ideologici, ma assecondando la vocazione della Chiesa che ha come suo primo compito quello di ascoltare Dio e inseparabilmente il mondo, soprattutto le sue sofferenze, disagi e fatiche, le sue paure. L\u2019obiettivo non \u00e8 di difendere una posizione, di ribadire un principio, ma di portare a credenti e non credenti il contributo di umanizzazione che la luce della fede suscita innanzitutto nell\u2019ambito della famiglia, come ci ha ricordato di recente Papa Francesco<a title=\"\" href=\"file:\/\/\/C:\/Users\/RossellaCerutti\/Downloads\/Prolusione%20BAGNASCO.doc#_ftn2\"><sup><sup>[2]<\/sup><\/sup><\/a>. Tra i luoghi deteriorati dall\u2019individualismo, laddove sono custodite le fondamenta dell\u2019umanit\u00e0, c\u2019\u00e8 la famiglia, ancor prima del sociale e del politico. \u00c8 diventato perfino uno <em>slogan <\/em>dire che essa \u00e8 in crisi, e indicatori severi non mancano al riguardo. La famiglia tuttavia \u00e8 pure l\u2019antidoto alla stessa crisi, l\u2019unica alternativa praticabile ad una esasperazione dell\u2019individuo, la cui pesantezza \u00e8 diventata insostenibile sotto l\u2019imperativo di un\u2019autonomia rivelatasi ben presto ingenua e cinica allo stesso tempo.<\/p>\n<p>Interrogandoci sulla famiglia, con l\u2019apporto di competenze qualificate e plurali, continua e si sviluppa quella correlazione tra Vangelo e societ\u00e0, che nel nostro Paese vanta una esperienza pi\u00f9 che secolare, e che oggi si apre qui a Torino con la 47\u00aa Settimana Sociale dei Cattolici. Come rilevava la NotaCEIdel 1988 infatti: \u201cLe Settimane Sociali, (\u2026) saranno espressione della diaconia della Chiesa italiana al Paese, che vive un complesso momento storico di trasformazione per certi versi ricco e positivo e per altri incerto e problematico. Una diaconia culturale che si eserciter\u00e0 con un costruttivo senso del dialogo e del confronto nel pieno rispetto della verit\u00e0 e della carit\u00e0 cristiana\u201d<a title=\"\" href=\"file:\/\/\/C:\/Users\/RossellaCerutti\/Downloads\/Prolusione%20BAGNASCO.doc#_ftn3\"><sup><sup>[3]<\/sup><\/sup><\/a>. Il nostro vuol essere, dunque, un servizio al dibattito culturale in corso nel nostro Paese, e per questo un confronto serio e rigoroso, aperto al contributo di tutti gli uomini pensosi, capaci di lasciarsi interrogare dalla famiglia che non \u00e8 una \u2018invenzione stagionale\u2019<a title=\"\" href=\"file:\/\/\/C:\/Users\/RossellaCerutti\/Downloads\/Prolusione%20BAGNASCO.doc#_ftn4\"><sup><sup>[4]<\/sup><\/sup><\/a>, e come tale soggetta a cicliche ridefinizioni. Senza dimenticare per altro che essa richiede di essere sempre di nuovo compresa nella sua architettura essenziale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La riflessione che stiamo per affrontare, si snoder\u00e0 attraverso un primo tornante che cerca di mettere a fuoco un elemento specifico del familiare nella relazione tra generi diversi e tra diverse generazioni, con le implicazioni che ne derivano. La roccia della differenza \u00e8 fondamentale per ritessere l\u2019umano che rischia diversamente di essere polverizzato in un indistinto egualitarismo che cancella la differenza sessuale e quella generazionale, eliminando cos\u00ec la possibilit\u00e0 di essere padre e madre, figlio e figlia. In un secondo momento si cercher\u00e0 di ricavare le conseguenze che sul piano sociale ed economico debbono essere tratte al pi\u00f9 presto, perch\u00e9 la famiglia non resti imbrigliata in immagini stereotipate o in utopiche fughe in avanti. In conclusione spero sar\u00e0 pi\u00f9 chiaro che la famiglia \u00e8 una risorsa e non un ostacolo alla modernizzazione, anzi la speranza e, dunque, il futuro.<\/p>\n<p>La domanda che resta alla fine non \u00e8 quella che risuona frequentemente: \u201cChe mondo lasceremo ai nostri figli?\u201d; ma una pi\u00f9 inquietante: \u201cA quali figli lasceremo il mondo?\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol>\n<li><em>2.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/em><em>La relazione tra generi diversi e tra diverse generazioni<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p>La differenza dei sessi e la differenza delle generazioni costituiscono la travatura di ogni essere umano, l\u2019espressione visibile e certa del suo essere relazione, due orientamenti fondamentali che non possono essere confusi senza che ne segua una disorganizzazione globale della persona e della societ\u00e0. Il fatto \u00e8 che, nel volgere di qualche decennio, una tale persuasione ha perso di evidenza ed \u00e8 diventata un problema. Come siamo arrivati a questo punto? E soprattutto chi ha paura della differenza? Bisogna prendere coscienza di almeno due processi culturali. Il primo \u00e8 il rilievo sociale della sessualit\u00e0 che ha prodotto paradossalmente l\u2019eclissi dell\u2019identit\u00e0 sessuata; il secondo \u00e8 la caduta verticale del dialogo tra le generazioni che sembra portare al congedo dalla possibilit\u00e0 stessa di educare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quanto al primo processo, a partire dagli anni \u201970 si fa strada l\u2019idea che il sesso non sia semplicemente un dato biologico, ma che comporti una elaborazione culturale in funzione della ripartizione dei ruoli nella societ\u00e0 di appartenenza. Questo \u00e8 quanto in un primo tempo la <em>gender theory<\/em> sostiene. Infatti, a partire dalla celebre espressione di Simone de Beauvoir \u2013 \u201cNon si nasce donna, lo si diventa\u201d \u2013 si comincia a distinguere il sesso dal genere, come due realt\u00e0 non sovrapponibili. Sulla prima, biologica, storicamente si sarebbe innestata la seconda, con una crescente valenza culturale e sociale e quindi politica. Infatti, la categoria \u201cgenere\u201d nel tempo \u00e8 venuta a significare rappresentazioni e ruoli che sono stati considerati \u2018naturali\u2019, e che invece, la critica femminista prima e la riflessione culturale dopo, ritengono sovrapposizioni per nulla naturali, ma piuttosto funzionali a posizioni di potere maschile. Basta pensare alla posizioni culturale e sociale della donna in alcune epoche o aree geografiche, dove la sua libert\u00e0, il diritto all\u2019istruzione, il desiderio di contribuire alla vita sociale, non sono state o non sono ancora adeguatamente riconosciuti. Questo sforzo di comprensione e critica \u00e8 non solo legittimo, ma anche opportuno. Semmai, oggi, bisognerebbe smascherare talune immagini di apparente liberazione della donna che, in realt\u00e0, ripropongono nuove e pi\u00f9 sottili forme di subordinazione al riconoscimento maschile.<\/p>\n<p>La messa in questione del \u2018dato per scontato\u2019 ha prodotto esiti diversi. Da una parte, in termini generali, una maggiore consapevolezza della propria sessualit\u00e0, e dall\u2019altra l\u2019estremizzazione della propria libert\u00e0, quasi scatenando una specie di sospetto e di pregiudiziale iconoclasta verso tutto ci\u00f2 che socialmente sembrava essere legato alla differenza sessuale. La categoria di \u201cgenere\u201d divenne cos\u00ec sempre pi\u00f9 autonoma rispetto alla categorie di \u201csesso biologico\u201d, fino a separarsi e a contrapporsi rivendicando un\u2019autonomia assoluta, dichiarando la fine del \u201cdato naturale\u201d e instaurando il primato del \u201cculturale\u201d, della cifra \u201cstorica\u201d, della preferenza soggettiva, individuale. Volendo eliminare dalla dimensione sessuale le sovrastrutture socio-culturali espresse con la categoria di \u201cgenere\u201d, si \u00e8 giunti a negare anche il dato di partenza: la persona nasce sessuata. Come appare, il concetto ha cos\u00ec subito una radicale mutazione fino ad esprimere \u201cl\u2019autopercezione individuale\u201d: come il soggetto si percepisce, egli \u00e8. Si \u00e8 venuti a decostruire la dimensione sessuale fino ad adeguarla alla liquidit\u00e0 sociale (Z. Bauman). Dobbiamo uscire da quello che Havel efficacemente definiva \u2018l\u2019esilio del privato\u2019, e avere l\u2019umilt\u00e0 e il coraggio di riconoscere che le nostre scelte non sono solo \u2018affare nostro\u2019, ma che contribuiscono a contenere o aggravare i problemi dell\u2019ambiente fisico, a costruire o disgregare il mondo sociale. Restringere l\u2019orizzonte su ci\u00f2 che ci va di fare, che ci fa \u2018stare bene\u2019, senza altre considerazioni (il senso, il bene di altri, la gratitudine per ci\u00f2 che si \u00e8 ricevuto, le generazioni presenti e future\u2026) significa mortificare, non liberare, la nostra umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Tale capovolgimento dall\u2019oggettivo al soggettivo, dalla natura alla cultura, non \u00e8 limitato alla dimensione della sessualit\u00e0, ma rientra in una visione ben pi\u00f9 ampia che tocca la stessa visione antropologica: la persona stessa \u2013 nella sua complessit\u00e0 \u2013 \u00e8 considerata come risultato mutevole della storia, anzich\u00e9 un dato oggettivo e imprescindibile da cui partire e da tenere come criterio che guida lo sviluppo personale e sociale.<\/p>\n<p>In uno dei saggi che hanno fatto opinione si legge, non senza sorpresa: \u201cTeorizzando che il genere \u00e8 una costruzione sociale del tutto indipendente dal sesso, il genere stesso diventa un artificio libero da vincoli. Di conseguenza, uomo e maschile potrebbero riferirsi sia a un corpo femminile sia a uno maschile; donna e femminile, sia a un corpo maschile sia a uno femminile\u201d<a title=\"\" href=\"file:\/\/\/C:\/Users\/RossellaCerutti\/Downloads\/Prolusione%20BAGNASCO.doc#_ftn5\"><sup><sup>[5]<\/sup><\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Questa prospettiva fortemente reattiva alla tradizione e insofferente a qualunque vincolo per l\u2019espansione illimitata dell\u2019io, presenta gli stessi limiti dell\u2019individualismo assoluto, che gi\u00e0 da tempo si sta dimostrando una prospettiva antropologica inadeguata a realizzare le aspettative di felicit\u00e0 e libert\u00e0 che aveva acceso<a title=\"\" href=\"file:\/\/\/C:\/Users\/RossellaCerutti\/Downloads\/Prolusione%20BAGNASCO.doc#_ftn6\"><sup><sup>[6]<\/sup><\/sup><\/a>. Ma, ancor pi\u00f9 gravemente, sta facendo emergere il carico di violenza che la prospettiva autoreferenziale, insofferente ai legami, porta con s\u00e9, come i drammatici casi di cronaca sempre pi\u00f9 numerosi testimoniano.<\/p>\n<p>Una riflessione seria e rigorosa, che sia improntata non a una teoria dell\u2019equivalenza ma alla ricchezza insostituibile della differenza, \u00e8 dunque oggi quanto mai opportuna e necessaria, e da cattolici si pu\u00f2 dare un contributo ad un dibattito che rischia di essere monotematico. Quando, ad esempio, attraverso una decisione politica, vengono giuridicamente equiparate forme di vita in se stesse differenti \u2013 come la relazione tra l\u2019uomo e la donna e quella tra due persone dello stesso sesso \u2013 si misconosce la specificit\u00e0 della famiglia e se ne preclude l\u2019autentica valorizzazione nel contesto sociale, trattando in modo uguale realt\u00e0 diverse. Si appiattisce cos\u00ec il concetto di uguaglianza, che non consiste nel dare a tutti la stessa cosa, ma nel dare a ognuno ci\u00f2 che gli \u00e8 coerente: \u201cLa famiglia non pu\u00f2 essere umiliata e modellata da rappresentazioni similari che in modo felpato costituiscono un \u2018vulnus\u2019 progressivo alla sua specifica identit\u00e0 e che non sono necessarie per tutelare diritti individuali in larga misura gi\u00e0 garantiti dall\u2019ordinamento\u201d<a title=\"\" href=\"file:\/\/\/C:\/Users\/RossellaCerutti\/Downloads\/Prolusione%20BAGNASCO.doc#_ftn7\"><sup><sup>[7]<\/sup><\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Frequentemente ci si oppone alle ragionevoli considerazioni della Chiesa per motivi ideologici. Nei mesi scorsi, il dibattito sulla legge contro l\u2019omofobia ha manifestato con chiarezza questa tendenza. Nessuno discute il crimine e l\u2019odiosit\u00e0 della violenza contro ogni persona, qualunque ne sia il motivo: tale decisa e codificata condanna \u2013 coniugata con una costante azione educativa \u2013 dovrebbe essere sufficiente in una societ\u00e0 civile. In ogni caso, per lo stesso senso di civilt\u00e0, nessuno dovrebbe discriminare, n\u00e9 tanto meno poter incriminare in alcun modo, chi sostenga pubblicamente ad esempio che la famiglia \u00e8 solo quella tra un uomo e una donna<a title=\"\" href=\"file:\/\/\/C:\/Users\/RossellaCerutti\/Downloads\/Prolusione%20BAGNASCO.doc#_ftn8\"><sup><sup>[8]<\/sup><\/sup><\/a> fondata sul matrimonio, o che la dimensione sessuata \u00e8 un fatto di natura e non di cultura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il secondo processo che ha gradualmente segnata l\u2019esperienza della famiglia \u00e8 l\u2019oscuramento della differenza tra le generazioni e, quando in un ambiente non vi \u00e8 luce, o ci si allontana o ci si scontra. Tale messa tra parentesi oggi porta ad una sorta di \u2018segregazione generazionale\u2019, per cui sembra che tra adulti e giovani sia diventato impossibile parlarsi e ancora prima ascoltarsi. Colpiti da una forma di reciproco autismo e indifferenza, diventa sempre pi\u00f9 difficile pensare ad un\u2019origine comune, ciascuno tendendo a vivere il suo segmento di presente come se fosse l\u2019unica cosa che conta, l\u2019unica certezza. A questo riguardo, \u00e8 stato notato che il fatto di nascere da qualcuno appare \u2013 ancor pi\u00f9 che la censura della morte \u2013 l\u2019autentica rimozione della nostra epoca. In effetti, quello che manca \u00e8 la percezione di pro-venire da altro e di non essere autosufficienti, auto-fondanti. Significativamente, nel processo di secolarizzazione, l\u2019essere umano pretende di trasferire su se stesso gli attributi di Dio, dimenticando per\u00f2 il pi\u00f9 importante: l\u2019essere di Dio \u00e8 esserci per gli altri, \u00e8 generare, \u00e8 Amore<a title=\"\" href=\"file:\/\/\/C:\/Users\/RossellaCerutti\/Downloads\/Prolusione%20BAGNASCO.doc#_ftn9\"><sup><sup>[9]<\/sup><\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Al tema della generazione e dell\u2019origine si collega strettamente quello dell\u2019autorit\u00e0. Non a caso, la crisi di quest\u2019ultima si \u00e8 manifestata in quella \u2018morte del padre\u2019 che ha caratterizzato, a partire dal \u201968, le societ\u00e0 occidentali, ridefinendo le coordinate dei rapporti non solo all\u2019interno della famiglia, ma anche della scuola, della Chiesa, dell\u2019intera societ\u00e0. Il motivo del rifiuto dell\u2019autorit\u00e0 \u00e8 che essa viene sistematicamente confusa con il potere, di cui si ha una concezione pregiudizialmente negativa come imposizione e arbitrio. In generale, l\u2019autorit\u00e0 \u00e8 chiamata ad essere punto di riferimento per gli altri, deve discernere il bene comune, decidere in modo obbligante. Nessuna autorit\u00e0 \u00e8 per affermare se stessa, ma sempre e solo per servire gli altri: in famiglia, in societ\u00e0, nella Chiesa. Sul piano educativo, poi, chi ha autorit\u00e0 deve acquisire in modo speciale quella autorevolezza che deriva dalla personale coerenza, dall\u2019avere qualcosa di vero e di grande da dire, dal riconoscere il proprio ruolo, dal giocarsi in prima persona sapendo che educando gli altri educa se stesso. Per questo \u00e8 ascoltato, perch\u00e9 ascoltandolo ci si sente crescere.<\/p>\n<p>Ci vogliono dunque adulti che siano interiormente maturi, che non giochino con il mito dell\u2019eterna giovinezza; che non si pongano in patetica concorrenza con i propri figli; che siano visibilmente lieti della loro et\u00e0; consapevoli del doversi far carico perch\u00e9 altri si aprano responsabilmente alla loro vita. I genitori \u2013 a titolo specialissimo \u2013 devono accendere nei figli l\u2019uomo spirituale e morale; devono generare l\u2019uomo del corpo ma anche dell\u2019anima; devono condurre la persona oltre se stessa per introdurla alla realt\u00e0 intera, consci che \u2013 per dirla con Romano Guardini \u2013 \u201cl\u2019educatore deve aver ben chiaro al riguardo che la massima efficacia non viene da come egli parla, bens\u00ec da ci\u00f2 che egli stesso \u00e8 e fa. Questo crea l\u2019<em>atmosfera<\/em>; e il fanciullo, che non riflette o riflette poco, \u00e8 soprattutto ricettivo all\u2019atmosfera. Si pu\u00f2 dire che il primo fattore \u00e8 ci\u00f2 che l\u2019educatore \u00e8; il secondo \u00e8 ci\u00f2 che l\u2019educatore fa; solo il terzo, ci\u00f2 che egli dice\u201d<a title=\"\" href=\"file:\/\/\/C:\/Users\/RossellaCerutti\/Downloads\/Prolusione%20BAGNASCO.doc#_ftn10\"><sup><sup>[10]<\/sup><\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Mi ha colpito, nella recente GMG di Rio, l\u2019invito ripetuto di Papa Francesco a ristabilire il dialogo tra giovani ed anziani che, a suo dire, sono i due estremi della societ\u00e0 che rischiano di essere scartati. Gli anziani sono \u00abimportanti nella vita della famiglia per comunicare quel patrimonio di umanit\u00e0 e di fede che \u00e8 essenziale per ogni societ\u00e0\u00bb<a title=\"\" href=\"file:\/\/\/C:\/Users\/RossellaCerutti\/Downloads\/Prolusione%20BAGNASCO.doc#_ftn11\"><sup><sup>[11]<\/sup><\/sup><\/a>. Invece, non di rado sono trattati come un peso, anzich\u00e9 essere considerati il pi\u00f9 grande bagaglio di conoscenze e saggezza. Essi sono visti non di rado come una spesa magari da contenere o ridurre con provvedimenti disumani seppure mascherati come libert\u00e0 individuale e piet\u00e0 sociale. A loro volta gli anziani, almeno quelli attivi, rischiano di assimilare una mentalit\u00e0 individualistica, e faticano a fare spazio ai giovani, oppure si ripiegano sulla dimensione privata del consumo, mentre potrebbero ancora mettere a disposizione energie e competenze per il bene comune.<\/p>\n<p>Trova conferma, anche in questo caso, che un certo livellamento tra le generazioni \u00e8 un problema, e che \u2013 al contrario \u2013 riannodare i fili del dialogo intergenerazionale \u00e8 oggi pi\u00f9 che mai necessario. L\u2019io si sviluppa non nel chiuso della propria individualit\u00e0, ma quando si apre all\u2019altro differente da s\u00e9. E la famiglia \u00e8 una preziosa custode delle differenze e della fecondit\u00e0 della loro relazione, della loro alleanza. Mentre oggi, con una efficace espressione della Ternynck, si permane negli \u2018spazi incantati delle piccole differenze\u2019 (che in realt\u00e0 sono equivalenze, e che non vincolano), la famiglia resta lo spazio delle \u2018grandi differenze\u2019 che si completano nella reciprocit\u00e0 virtuosa: differenze di et\u00e0 e di sesso, di cultura e di storia. Per questo la famiglia \u00e8 l\u2019architrave portante di ogni realistico futuro!<a title=\"\" href=\"file:\/\/\/C:\/Users\/RossellaCerutti\/Downloads\/Prolusione%20BAGNASCO.doc#_ftn12\"><sup><sup>[12]<\/sup><\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Se pensiamo alla nostra famiglia, sentiamo \u2013 in un modo o nell\u2019altro \u2013 un\u2019onda di calore. Questo benefico calore cresce quanto pi\u00f9 andiamo avanti negli anni, anche quando i nostri genitori sono gi\u00e0 in cielo. Forse, anche nelle nostre famiglie ci sono state difficolt\u00e0 e prove: non sempre tutto \u00e8 ideale, n\u00e9 dei caratteri n\u00e9 degli affetti. Ci\u00f2 nonostante, la famiglia ha tenuto duro, ha retto alle inevitabili usure e stanchezze, ad alti e bassi. E noi, figli di ieri e di oggi, abbiamo intuito che su quella realt\u00e0, su quel piccolo nucleo, potevamo contare. Sentivamo che, in mezzo alle durezze dell\u2019esistenza, c\u2019era una zona franca. Sentivamo che, dentro a quel grembo, i genitori avevano fiducia in noi nonostante i nostri limiti, errori, insuccessi o paure. Non era un nido dove fuggire dal mondo concreto, un mondo virtuale dove ci veniva risparmiata la parola severa, le regole. Al contrario! Era un luogo dove si faceva verit\u00e0 su di noi in modo saggio, dove si dava un nome giusto alle cose, dove si imparava la distinzione tra bene e male, tra doveri e diritti. Un luogo dove la presenza certa del pap\u00e0 e della mamma, e spesso anche dei fratelli, dei nonni e degli zii, ci dava coraggio e forza. E cos\u00ec, dentro a quel grembo accogliente ed esigente, abbiamo imparato ad avere fiducia in noi stessi, negli altri, nella vita. E la fiducia ha generato sicurezza. Abbiamo imparato a non aver paura delle prove, dei dolori, degli insuccessi; ad affrontarli con l\u2019aiuto di Dio e degli altri. Quel luogo generatore \u2013 la famiglia \u2013 non era per\u00f2 un nucleo dai confini cangianti e dai tempi incerti, ma definito e permanente, su cui sapevamo di poter contare come su roccia ferma e affidabile. \u00c8 questa la vera identit\u00e0 e la missione della famiglia che nel nostro Paese, nonostante tutto, rappresenta un punto di riferimento decisivo. Come sappiamo, esistono tendenze che mirano a cambiare il volto della famiglia, rendendola un soggetto plurimo e mobile, senza il sigillo oggettivo del matrimonio. Tra l\u2019altro, rendendo sempre pi\u00f9 brevi i tempi del divorzio, lo Stato non favorisce una ulteriore ponderazione su lacerazioni che lasceranno per sempre il segno, specie sui figli anche adulti. Ci chiediamo: i figli non hanno forse diritto a qualunque sacrificio pur di tenere salda e stabile la coppia e la famiglia? Indebolire la famiglia significa indebolire la persona e la societ\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol>\n<li><em>3.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <\/em><em>La logica dell\u2019architettura familiare in relazione alla societ\u00e0 <\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p>Una societ\u00e0 che non investe sulla famiglia non investe sul suo futuro e si limita, come spesso dobbiamo costatare, ad affrontare emergenze e allocare risorse senza un chiaro progetto. La Dottrina sociale della Chiesa da sempre afferma che la famiglia va posta al centro delle politiche sociali, poich\u00e9 rappresenta un perno per lo sviluppo, per il suo ruolo insostituibile nel generare e nel crescere la prole e per la partecipazione al mondo dell\u2019economia e del lavoro: \u00abNulla \u00e8 davvero garantito se a perdere \u00e8 la famiglia; mentre ogni altra riforma, in modo diretto o indiretto, si avvantaggia se la famiglia prende quota\u00bb<a title=\"\" href=\"file:\/\/\/C:\/Users\/RossellaCerutti\/Downloads\/Prolusione%20BAGNASCO.doc#_ftn13\"><sup><sup>[13]<\/sup><\/sup><\/a>. Con il matrimonio, infatti, nasce un nuovo soggetto, stabilmente costituito, con doveri e diritti che lo Stato riconosce e per i quali si impegna con normative specifiche. La ragione essenziale di tale coinvolgimento giuridico sta nel fatto che in ogni famiglia \u00e8 in causa il bene comune sul duplice versante della continuit\u00e0 e della tenuta del tessuto sociale. La tenuta sociale, infatti, non dipende in primo luogo dalle leggi, ma dalla solidit\u00e0 della famiglia aperta alla trasmissione della vita e prima palestra di legami, luogo privilegiato dove si apprendono, si sperimentano e si rigenerano. Ogni individuo \u2013 in quanto soggetto di relazione \u2013 ha bisogno di vivere dentro ad una societ\u00e0 solidale; ma perch\u00e9 questo accada, ha necessit\u00e0 di mondi prossimi, di nuclei vicini e stabili come solo la famiglia pu\u00f2 assicurare. Senza questi mondi ravvicinati, la societ\u00e0 vasta e complessa lo disorienta, gli crea smarrimento e insicurezza. Per queste ragioni lo Stato non \u00e8 necessitato ad impegnarsi con ogni desiderio individuale o relazione, ma solo con quella realt\u00e0 che ha rilevanza per il \u201ccorpo sociale\u201d nel suo presente e nel suo futuro.<\/p>\n<p>Si rende necessaria una convinta e attiva partecipazione all\u2019azione politica perch\u00e9 trasmetta questa consapevolezza, capace di contrapporsi alla \u00abdisistima pratica che a livello pubblico \u00e8 riservata all\u2019istituto familiare\u00bb<a title=\"\" href=\"file:\/\/\/C:\/Users\/RossellaCerutti\/Downloads\/Prolusione%20BAGNASCO.doc#_ftn14\"><sup><sup>[14]<\/sup><\/sup><\/a> e di sollecitare concreti interventi di sostegno. Ci\u00f2 deve avvenire innanzitutto nell\u2019ambito dell\u2019educazione e della crescita dei figli \u2013 che sono un bene di tutta la societ\u00e0 \u2013 nonch\u00e9 nel mondo del lavoro e sul piano delle agevolazioni fiscali.<\/p>\n<p>\u00c8, infatti, indispensabile un fisco a misura di famiglia, basato sul quoziente familiare, che determini un circolo virtuoso tra le famiglie e la societ\u00e0 nel suo insieme. Il lavoro deve essere organizzato in modo da rispettare le dinamiche relazionali tipiche della vita familiare, senza impedire i legittimi e necessari momenti di incontro e di riposo. Troppo spesso si esige da chi lavora che sia data totale priorit\u00e0 all\u2019attivit\u00e0 lavorativa, fino a trascurare le relazioni familiari. Va inoltre affrontato con efficacia il problema dell\u2019occupazione, in particolare per non costringere i giovani a farsi emigranti impoverendo il Paese di giovinezza e di professionalit\u00e0, o per non rischiare, come in parte sta gi\u00e0 avvenendo, di lasciarli inoperosi, con conseguenze gravi sul versante sia personale che familiare e sociale.<\/p>\n<p>La famiglia non deve essere solo oggetto delle politiche sociali, che purtroppo sono ancora insufficienti o inattuate. Essa deve farsi soggetto attivo, anche unendosi in associazioni, che con pi\u00f9 forza portino il loro contributo e facciano sentire la loro voce. Il <em>Forum delle Associazioni Familiari<\/em> rappresenta in questo senso un esempio di come le famiglie siano pi\u00f9 ascoltate quando portano avanti con determinazione e con un\u2019unica voce, importanti istanze a promozione e difesa della persona e del nucleo familiare. La famiglia, come cellula sorgiva di relazioni, \u00e8 il pi\u00f9 efficace modello di comunit\u00e0, dove si scopre che gli altri non sono soltanto un limite alla propria libert\u00e0, ma la condizione affinch\u00e9 si possa vivere liberi e felici.<\/p>\n<p>La soggettivit\u00e0 sociale della famiglia va promossa attraverso un\u2019autentica sussidiariet\u00e0: le istituzioni devono dare spazio alla famiglia e alle associazioni familiari, che meglio conoscono i problemi e sanno valutare pi\u00f9 correttamente, perch\u00e9 pi\u00f9 da vicino, l\u2019efficacia di certe proposte e soluzioni. Per questo l\u2019esperienza e l\u2019operativit\u00e0 della famiglia non vanno sprecate, ma incanalate a favore di tutto il corpo sociale. Ci\u00f2 contribuisce a una maggiore personalizzazione della societ\u00e0, a una pi\u00f9 consapevole assunzione di responsabilit\u00e0 delle famiglie stesse e a un alleggerimento del compito delle istituzioni pubbliche. La sussidiariet\u00e0, in questo senso, \u00e8 una medicina salutare per tutta la societ\u00e0: ne facilita le dinamiche, si oppone al processo di burocratizzazione, canalizza l\u2019esperienza e l\u2019intraprendenza di ognuno per il bene comune. Tale sussidiariet\u00e0 va applicata in primo luogo nei confronti delle famiglie, che devono sempre essere e sentirsi soggetti attivi e insostituibili.<\/p>\n<p>La Chiesa, ben consapevole del ruolo fondamentale che la famiglia svolge nella societ\u00e0 e nella Chiesa stessa, le si affianca nel suo cammino affascinante ma anche esigente. Per questo la <em>Commissione Episcopale<\/em><em> per la Famiglia<\/em> ha pubblicato lo scorso anno gli <em>Orientamenti sulla preparazione al matrimonio<\/em>, che richiamano a tutta la comunit\u00e0 ecclesiale l\u2019importanza di accompagnare i fidanzati nella loro preparazione alle nozze e nei primi anni della vita di famiglia. A loro si deve un\u2019attenta cura, per aiutarli a scoprire il valore della loro scelta e ad assumersi con consapevolezza il vicendevole impegno per la vita. Purtroppo, alcuni fanno esperienza della lacerazione della vita matrimoniale: allora restano ferite gravi e dolori che lasciano il segno in tutti, in special modo nei figli. In questa significativa sede, rinnoviamo stima e vicinanza a quanti vivono in prima persona queste traumatiche lacerazioni e per le conseguenze che ne derivano. Ad essi vanno riservati una cordiale attenzione e un particolare accompagnamento, perch\u00e9 si sentano sempre parte attiva della comunit\u00e0 cristiana e ne sperimentino il sincero affetto.<\/p>\n<p>La Chiesa propone instancabilmente la famiglia come la \u201cprima dimora dell\u2019umano\u201d cos\u00ec come ricorda il Concilio Vaticano II: \u00abil bene della persona e della societ\u00e0 umana e cristiana \u00e8 strettamente connesso con una felice situazione della comunit\u00e0 coniugale e familiare\u00bb<a title=\"\" href=\"file:\/\/\/C:\/Users\/RossellaCerutti\/Downloads\/Prolusione%20BAGNASCO.doc#_ftn15\"><sup><sup>[15]<\/sup><\/sup><\/a>. Per questo il futuro ha bisogno della famiglia, perch\u00e9 il cammino della vita si apre solo quando si accoglie una relazione reale, cio\u00e8 concreta e quotidiana. \u201cAccogliendo la persona dell\u2019altro, e specialmente quella dei figli, si accoglie l\u2019avvenire. (\u2026) A loro volta i figli partiranno. Affronteranno le bufere dell\u2019esistenza, le sue tempeste probabilmente, ma lo faranno con tanta maggiore sicurezza se saranno cresciuti in una casa dalle mura e dal tetto solidi, dove avranno provato il gusto e il desiderio di edificare a loro volta\u201d<a title=\"\" href=\"file:\/\/\/C:\/Users\/RossellaCerutti\/Downloads\/Prolusione%20BAGNASCO.doc#_ftn16\"><sup><sup>[16]<\/sup><\/sup><\/a>.<\/p>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: large;\"><strong><em>Io credo in Dio: il Padre onnipotente<\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<p>Udienza Generale di Papa Benedetto XVI<\/p>\n<p><em>Aula Paolo VI<\/em><em><br \/>\n<em>Mercoled\u00ec, 30 gennaio 2013<\/em>Cari fratelli e sorelle<\/em>,<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.vatican.va\/holy_father\/benedict_xvi\/audiences\/2013\/documents\/hf_ben-xvi_aud_20130123_it.html\">nella catechesi di mercoled\u00ec scorso<\/a> ci siamo soffermati sulle parole iniziali del Credo: \u201cIo credo in Dio\u201d. Ma la professione di fede specifica questa affermazione: Dio \u00e8 il Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra. Vorrei dunque riflettere ora con voi sulla prima, fondamentale definizione di Dio che il Credo ci presenta: Egli \u00e8 Padre.<\/p>\n<p>Non \u00e8 sempre facile oggi parlare di paternit\u00e0. Soprattutto nel mondo occidentale, le famiglie disgregate, gli impegni di lavoro sempre pi\u00f9 assorbenti, le preoccupazioni e spesso la fatica di far quadrare i bilanci familiari, l\u2019invasione distraente dei mass media all\u2019interno del vivere quotidiano sono alcuni tra i molti fattori che possono impedire un sereno e costruttivo rapporto tra padri e figli. La comunicazione si fa a volte difficile, la fiducia viene meno e il rapporto con la figura paterna pu\u00f2 diventare problematico; e problematico diventa cos\u00ec anche immaginare Dio come un padre, non avendo modelli adeguati di riferimento. Per chi ha fatto esperienza di un padre troppo autoritario ed inflessibile, o indifferente e poco affettuoso, o addirittura assente, non \u00e8 facile pensare con serenit\u00e0 a Dio come Padre e abbandonarsi a Lui con fiducia.<\/p>\n<p>Ma la rivelazione biblica aiuta a superare queste difficolt\u00e0 parlandoci di un Dio che ci mostra che cosa significhi veramente essere \u201cpadre\u201d; ed \u00e8 soprattutto il Vangelo che ci rivela questo volto di Dio come Padre che ama fino al dono del proprio Figlio per la salvezza dell\u2019umanit\u00e0. Il riferimento alla figura paterna aiuta dunque a comprendere qualcosa dell\u2019amore di Dio che per\u00f2 rimane infinitamente pi\u00f9 grande, pi\u00f9 fedele, pi\u00f9 totale di quello di qualsiasi uomo. \u00abChi di voi, \u2013 dice Ges\u00f9 per mostrare ai discepoli il volto del Padre \u2013 al figlio che gli chiede un pane, dar\u00e0 una pietra? E se gli chiede un pesce, gli dar\u00e0 una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto pi\u00f9 il Padre vostro che \u00e8 nei cieli dar\u00e0 cose buone a quelli che gliele chiedono\u00bb (<em>Mt<\/em> 7,9-11; cfr <em>Lc<\/em> 11,11-13). Dio ci \u00e8 Padre perch\u00e9 ci ha benedetti e scelti prima della creazione del mondo (cfr <em>Ef<\/em> 1,3-6), ci ha resi realmente suoi figli in Ges\u00f9 (cfr <em>1Gv<\/em> 3,1). E, come Padre, Dio accompagna con amore la nostra esistenza, donandoci la sua Parola, il suo insegnamento, la sua grazia, il suo Spirito.<\/p>\n<p>Egli &#8211; come rivela Ges\u00f9 &#8211; \u00e8 il Padre che nutre gli uccelli del cielo senza che essi debbano seminare e mietere, e riveste di colori meravigliosi i fiori dei campi, con vesti pi\u00f9 belle di quelle del re Salomone (cfr <em>Mt<\/em> 6,26-32; <em>Lc<\/em> 12,24-28); e noi \u2013 aggiunge Ges\u00f9 &#8211; valiamo ben pi\u00f9 dei fiori e degli uccelli del cielo! E se Egli \u00e8 cos\u00ec buono da far \u00absorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e \u2026 piovere sui giusti e sugli ingiusti\u00bb (<em>Mt<\/em> 5,45), potremo sempre, senza paura e con totale fiducia, affidarci al suo perdono di Padre quando sbagliamo strada. Dio \u00e8 un Padre buono che accoglie e abbraccia il figlio perduto e pentito (cfr <em>Lc<\/em> 15,11ss), dona gratuitamente a coloro che chiedono (cfr <em>Mt<\/em> 18,19; <em>Mc<\/em> 11,24; <em>Gv<\/em> 16,23) e offre il pane del cielo e l\u2019acqua viva che fa vivere in eterno (cfr <em>Gv<\/em> 6,32.51.58).<\/p>\n<p>Perci\u00f2 l\u2019orante del <em>Salmo 27<\/em>, circondato dai nemici, assediato da malvagi e calunniatori, mentre cerca aiuto dal Signore e lo invoca, pu\u00f2 dare la sua testimonianza piena di fede affermando: \u00abMio padre e mia madre mi hanno abbandonato, ma il Signore mi ha raccolto\u00bb (v. 10). Dio \u00e8 un Padre che non abbandona mai i suoi figli, un Padre amorevole che sorregge, aiuta, accoglie, perdona, salva, con una fedelt\u00e0 che sorpassa immensamente quella degli uomini, per aprirsi a dimensioni di eternit\u00e0. \u00abPerch\u00e9 il suo amore \u00e8 per sempre\u00bb, come continua a ripetere in modo litanico, ad ogni versetto, il <em>Salmo 136<\/em> ripercorrendo la storia della salvezza. L\u2019amore di Dio Padre non viene mai meno, non si stanca di noi; \u00e8 amore che dona fino all\u2019estremo, fino a sacrificio del Figlio. La fede ci dona questa certezza, che diventa una roccia sicura nella costruzione della nostra vita: noi possiamo affrontare tutti i momenti di difficolt\u00e0 e di pericolo, l\u2019esperienza del buio della crisi e del tempo del dolore, sorretti dalla fiducia che Dio non ci lascia soli ed \u00e8 sempre vicino, per salvarci e portarci alla vita eterna.<\/p>\n<p>\u00c8 nel Signore Ges\u00f9 che si mostra in pienezza il volto benevolo del Padre che \u00e8 nei cieli. \u00c8 conoscendo Lui che possiamo conoscere anche il Padre (cfr <em>Gv<\/em> 8,19; 14,7), \u00e8 vedendo Lui che possiamo vedere il Padre, perch\u00e9 Egli \u00e8 nel Padre e il Padre \u00e8 in Lui (cfr <em>Gv<\/em> 14,9.11). Egli \u00e8 \u00abimmagine del Dio invisibile\u00bb come lo definisce l\u2019inno della <em>Lettera ai Colossesi<\/em>, \u00abprimogenito di tutta la creazione\u2026 primogenito di quelli che risorgono dai morti\u00bb,&nbsp; \u00abper mezzo del quale abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati\u00bb e la riconciliazione di tutte le cose, \u00abavendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli\u00bb (cfr <em>Col<\/em> 1,13-20).<\/p>\n<p>La fede in Dio Padre chiede di credere nel Figlio, sotto l\u2019azione dello Spirito, riconoscendo nella Croce che salva lo svelarsi definitivo dell\u2019amore divino. Dio ci \u00e8 Padre dandoci il suo Figlio; Dio ci \u00e8 Padre perdonando il nostro peccato e portandoci alla gioia della vita risorta; Dio ci \u00e8 Padre donandoci lo Spirito che ci rende figli e ci permette di chiamarlo, in verit\u00e0, \u00abAbb\u00e0, Padre\u00bb (cfr <em>Rm<\/em> 8,15). Perci\u00f2 Ges\u00f9, insegnandoci a pregare, ci invita a dire \u201cPadre nostro\u201d (<em>Mt<\/em> 6,9-13; cfr <em>Lc<\/em> 11,2-4).<\/p>\n<p>La paternit\u00e0 di Dio, allora, \u00e8 amore infinito, tenerezza che si china su di noi, figli deboli, bisognosi di tutto. Il <em>Salmo 103<\/em>, il grande canto della misericordia divina, proclama: \u00abCome \u00e8 tenero un padre verso i figli, cos\u00ec il Signore \u00e8 tenero verso coloro che lo temono, perch\u00e9 egli sa bene di che siamo plasmati, ricorda che noi siamo polvere\u00bb (vv. 13-14). E\u2019 proprio la nostra piccolezza, la nostra debole natura umana, la nostra fragilit\u00e0 che diventa appello alla misericordia del Signore perch\u00e9 manifesti la sua grandezza e tenerezza di Padre aiutandoci, perdonandoci e salvandoci.<\/p>\n<p>E Dio risponde al nostro appello, inviando il suo Figlio, che muore e risorge per noi; entra nella nostra fragilit\u00e0 e opera ci\u00f2 che da solo l\u2019uomo non avrebbe mai potuto operare: prende su di S\u00e9 il peccato del mondo, come agnello innocente, e ci riapre la strada verso la comunione con Dio, ci rende veri figli di Dio. \u00c8 l\u00ec, nel Mistero pasquale, che si rivela in tutta la sua luminosit\u00e0 il volto definitivo del Padre. Ed \u00e8 l\u00ec, sulla Croce gloriosa, che avviene la manifestazione piena della grandezza di Dio come \u201cPadre onnipotente\u201d.<\/p>\n<p>Ma potremmo chiederci: come \u00e8 possibile pensare a un Dio onnipotente guardando alla Croce di Cristo? A questo potere del male, che arriva fino al punto di uccidere il Figlio di Dio? Noi vorremmo certamente un\u2019onnipotenza divina secondo i nostri schemi mentali e i nostri desideri: un Dio \u201connipotente\u201d che risolva i problemi, che intervenga per evitarci le difficolt\u00e0, che vinca le potenze avverse, cambi il corso degli eventi e annulli il dolore. Cos\u00ec, oggi diversi teologi dicono che Dio non pu\u00f2 essere onnipotente altrimenti non potrebbe esserci cos\u00ec tanta sofferenza, tanto male nel mondo. In realt\u00e0, davanti al male e alla sofferenza, per molti, per noi, diventa problematico, difficile, credere in un Dio Padre e crederlo onnipotente; alcuni cercano rifugio in idoli, cedendo alla tentazione di trovare risposta in una presunta onnipotenza \u201cmagica\u201d e nelle sue illusorie promesse.<\/p>\n<p>Ma la fede in Dio onnipotente ci spinge a percorrere sentieri ben differenti: imparare a conoscere che il pensiero di Dio \u00e8 diverso dal nostro, che le vie di Dio sono diverse dalle nostre (cfr <em>Is<\/em> 55,8) e anche la sua onnipotenza \u00e8 diversa: non si esprime come forza automatica o arbitraria, ma \u00e8 segnata da una libert\u00e0 amorosa e paterna. In realt\u00e0, Dio, creando creature libere, dando libert\u00e0, ha rinunciato a una parte del suo potere, lasciando il potere della nostra libert\u00e0. Cos\u00ec Egli ama e rispetta la risposta libera di amore alla sua chiamata. Come Padre, Dio desidera che noi diventiamo suoi figli e viviamo come tali nel suo Figlio, in comunione, in piena familiarit\u00e0 con Lui. La sua onnipotenza non si esprime nella violenza, non si esprime nella distruzione di ogni potere avverso come noi desideriamo, ma si esprime nell\u2019amore, nella misericordia, nel perdono, nell\u2019accettare la nostra libert\u00e0 e nell\u2019instancabile appello alla conversione del cuore, in un atteggiamento solo apparentemente debole \u2013 Dio sembra debole, se pensiamo a Ges\u00f9 Cristo che prega, che si fa uccidere. Un atteggiamento apparentemente debole, fatto di pazienza, di mitezza e di amore, dimostra che questo \u00e8 il vero modo di essere potente! Questa \u00e8 la potenza di Dio! E questa potenza vincer\u00e0! Il saggio del Libro della Sapienza cos\u00ec si rivolge a Dio: \u00abHai compassione di tutti, perch\u00e9 tutto puoi; chiudi gli occhi sui peccati degli uomini, aspettando il loro pentimento. Tu infatti ami tutte le cose che esistono\u2026 Tu sei indulgente con tutte le cose, perch\u00e9 sono tue, Signore, amante della vita\u00bb (11,23-24a.26).<\/p>\n<p>Solo chi \u00e8 davvero potente pu\u00f2 sopportare il male e mostrarsi compassionevole; solo chi \u00e8 davvero potente pu\u00f2 esercitare pienamente la forza dell\u2019amore. E Dio, a cui appartengono tutte le cose perch\u00e9 tutto \u00e8 stato fatto da Lui, rivela la sua forza amando tutto e tutti, in una paziente attesa della conversione di noi uomini, che desidera avere come figli. Dio aspetta la nostra conversione. L\u2019amore onnipotente di Dio non conosce limiti, tanto che \u00abnon ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi\u00bb (<em>Rm<\/em> 8,32). L\u2019onnipotenza dell\u2019amore non \u00e8 quella del potere del mondo, ma \u00e8 quella del dono totale, e Ges\u00f9, il Figlio di Dio, rivela al mondo la vera onnipotenza del Padre dando la vita per noi peccatori. Ecco la vera, autentica e perfetta potenza divina: rispondere al male non con il male ma con il bene, agli insulti con il perdono, all\u2019odio omicida con l\u2019amore che fa vivere. Allora il male \u00e8 davvero vinto, perch\u00e9 lavato dall\u2019amore di Dio; allora la morte \u00e8 definitivamente sconfitta perch\u00e9 trasformata in dono della vita. Dio Padre risuscita il Figlio: la morte, la grande nemica (cfr <em>1 Cor<\/em> 15,26), \u00e8 inghiottita e privata del suo veleno (cfr <em>1 Cor<\/em> 15,54-55), e noi, liberati dal peccato, possiamo accedere alla nostra realt\u00e0 di figli di Dio.<\/p>\n<p>Quindi, quando diciamo \u201cIo credo in Dio Padre onnipotente\u201d, noi esprimiamo la nostra fede nella potenza dell\u2019amore di Dio che nel suo Figlio morto e risorto sconfigge l\u2019odio, il male, il peccato e ci apre alla vita eterna, quella dei figli che desiderano essere per sempre nella \u201cCasa del Padre\u201d. Dire \u00abIo credo in Dio Padre onnipotente\u00bb, nella sua potenza, nel suo modo di essere Padre, \u00e8 sempre un atto di fede, di conversione, di trasformazione del nostro pensiero, di tutto il nostro affetto, di tutto il nostro modo di vivere.<\/p>\n<p>Cari fratelli e sorelle, chiediamo al Signore di sostenere la nostra fede, di aiutarci a trovare veramente la fede e di darci la forza di annunciare Cristo crocifisso e risorto e di testimoniarlo nell\u2019amore a Dio e al prossimo. E Dio ci conceda di accogliere il dono della nostra filiazione, per vivere in pienezza le realt\u00e0 del <em>Credo<\/em>, nell\u2019abbandono fiducioso all\u2019amore del Padre e alla sua misericordiosa onnipotenza che \u00e8 la vera onnipotenza e salva.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2>Ne&#8217; comunione ne&#8217; scomunica<\/h2>\n<p>Intervista a S.E. Mons. Luigi Negri&nbsp;&nbsp; (Il Timone, Maggio 2010, pp. 42-43)<\/p>\n<p><strong>Monsignor Luigi Negri spiega: il primo dovere della Chiesa \u00e8 difendere i diritti di Dio, mentre non esiste per nessuno un \u201cdiritto ai sacramenti\u201d. I divorziati risposati esclusi dalla vita cristiana? \u00c8 una menzogna frutto della mentalit\u00e0 laicista e terroristica<\/strong><br \/>\ndi Roberto Beretta<\/p>\n<p>I giornali lo cercano spesso perch\u00e9, in genere, le sue parole sono piuttosto lontane dalle maniere moderate e clericali tipiche di tanti altri suoi colleghi e &#8211; dunque &#8211; \u00abfanno notizia\u00bb. In effetti a volte le dichiarazioni di monsignor Luigi Negri &#8211; teologo e vescovo di San Marino Montefeltro &#8211; risultano spigolose, persino rudi; ma di sicuro hanno il pregio di una chiarezza quasi didascalica. E riservano quasi sempre qualche sorpresa anche agli habitu\u00e9s.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><strong>Monsignor Negri, cominciamo subito dall\u2019obiezione pi\u00f9 comune, fors\u2019anche qualunquista ma con una certa presa pure tra i cattolici: perch\u00e9 tanta intransigenza della Chiesa verso i divorziati non sposati, tanto da essere ritenuta pi\u00f9 severa nei loro riguardi che verso altre categorie di peccatori, per esempio i ladri o i disonesti?<\/strong><br \/>\n\u00abDato e non concesso che sia vera la seconda parte della domanda, e cio\u00e8 che la Chiesa non usi una bilancia corretta per la gravit\u00e0 dei peccati, non si tratta tanto di intransigenza verso i divorziati, quanto di un dovere nei confronti di Dio. La prima difesa che la Chiesa deve mettere in pratica \u00e8 infatti quella dei diritti di Dio. La fedelt\u00e0 e l\u2019unit\u00e0 degli sposi si radicano nella fedelt\u00e0 di Dio, il matrimonio \u00e8 un sacramento di Cristo e la Chiesa deve rispettare quanto le \u00e8 affidato non perch\u00e9 venga manipolato, ma perch\u00e9 si resti il pi\u00f9 possibile fedeli al messaggio originario. Bisogna poi dire una cosa molto chiara: sostenere che i divorziati risposati sono esclusi dalla vita cristiana \u00e8 sbagliato, \u00e8 il frutto di una mentalit\u00e0 laicista e terroristica; ogni fedele vive nella Chiesa secondo la sua capacit\u00e0 e non \u00e8 detto che la partecipazione alla vita ecclesiale si debba livellare sulla pratica dell\u2019eucaristia: c\u2019\u00e8 tutta una gradualit\u00e0 di posizioni, che rispondono a casi in cui ci si pu\u00f2 trovare anche per propria volont\u00e0. Non possiamo dunque ragionare solo nell\u2019ottica delle condizioni individuali, in quanto c\u2019\u00e8 pure un coinvolgimento della libert\u00e0 personale nella scelta di mettersi in una certa situazione; e ognuno deve assumersi le responsabilit\u00e0 delle decisioni che prende. Verso i divorziati che non passano a nuove nozze, difatti, la Chiesa si \u00e8 ben guardata dal praticare una cosiddetta intransigenza\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Altra accusa ricorrente: il processo di annullamento dei matrimoni cattolici costa molto, \u00e8 lungo, ottiene esito positivo solo per chi ha conoscenze altolocate e in fondo \u00e8 solo un \u201ctrucchetto\u201d per concedere il divorzio ai soliti privilegiati &#8230; Come smentire?<\/strong><br \/>\n\u00abQueste affermazioni fanno parte di una classica \u201cleggenda nera\u201d che va decisamente smontata. La Chiesa \u00e8 estremamente garantista, conduce processi in cui tutti i fattori vengono tenuti presenti, senza pregiudizio verso nessuna parte. La questione economica poi non si pone proprio: addirittura, a volte \u00e8 la diocesi che offre il patrocinio d\u2019ufficio e si pu\u00f2 fare tutto senza spendere praticamente niente. Il problema \u00e8 semmai un altro: anche a detta dei due ultimi Papi, nei loro discorsi ai tribunali ecclesiastici, si verifica una certa disinvoltura nella concessione delle nullit\u00e0 matrimoniali.<br \/>\nCredo in effetti che ci sia il pericolo che la Chiesa ceda qualche volta con una certa facilit\u00e0 a pressioni massmediatiche o alla mentalit\u00e0 comune. Ma questo va esattamente in senso opposto all\u2019obiezione da cui siamo partiti\u00bb.<\/p>\n<p><strong>A proposito del divieto di comunicarsi per i divorziati risposati, lei ha scritto: \u00abI sacramenti non sono un diritto acquisito. Nella mentalit\u00e0 di tanti cristiani, a volte, si insinua invece un\u2019idea di rivendicazione sindacale\u00bb.<\/strong><strong><br \/>\n<strong>Certo, si pu\u00f2 vivere ed essere cristiani anche senza avere l\u2019eucaristia; per\u00f2 \u00e8 bello che si aspiri al massimo della comunione, no?<\/strong><\/strong><br \/>\n\u00ab\u00c8 vero che l\u2019eucaristia \u00e8 il culmine della vita cristiana. Ma, se mi sono messo consapevolmente e liberamente nelle condizioni di non arrivare su tale vetta, non posso pretendere di farlo a tutti i costi&#8230; Nessuno ha diritto a nessun sacramento, tutti sono frutto della grazia di Cristo. E la privazione della pratica sacramentale non \u00e8 come ad esempio la scomunica latae sententiae per chi fa l\u2019aborto: non esclude la possibilit\u00e0 di fare un\u2019esperienza di Chiesa, pur senza giungere al vertice. D\u2019altra parte nessuno ha costretto questi fratelli a divorziare, tanto meno la Chiesa. E arrivare al punto massimo della liturgia non \u00e8 un assoluto. Bisogna saper tradurre questo desiderio in preghiera e in sacrificio: la comunione di desiderio, come si diceva una volta\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Dunque per i divorziati risposati non c\u2019\u00e8, diciamo cos\u00ec, alcuna scorciatoia.<\/strong><br \/>\n\u00abDevono rimuovere la condizione di irregolarit\u00e0 in cui si sono messi: la nuova situazione affettiva, la cosiddetta nuova famiglia, il matrimonio civile che rende impossibile la partecipazione piena alla vita alla Chiesa; ma non da oggi: da sempre! E dunque la verit\u00e0 \u00e8 che, in ogni caso, si deve mettere in conto un sacrificio. Per il resto, ribadisco che nella vita della Chiesa esiste una bellissima articolazione di carismi e di possibilit\u00e0: chi impedisce, per esempio, ai divorziati risposati di vivere in ogni caso un\u2019intensa vita di carit\u00e0 o di preghiera?\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr size=\"2\">\n<p>\u201c<strong>Il disegno di Dio per l\u2019uomo e la donna nel sacramento del matrimonio. Il mistero nuziale e la cultura contemporanea\u201d.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Estratto dell&#8217;intervento del Patriarca Angelo Scola al Congresso delle Famiglie cattoliche promosso dalla Conferenza Episcopale della Scandinavia, 14&nbsp;&#8211; 16 maggio a J\u00f6nk\u00f6ping (Svezia)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mia presenza tra voi ha per me due ragioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima \u00e8 legata alla bellezza e alla necessit\u00e0 che lo scambio di comunione tra le Chiese sia perseguito con sempre maggior tenacia. La comunione tra i battezzati documenta visibilmente quell\u2019unit\u00e0 necessaria a che \u00ab<em>il mondo creda<\/em>\u00bb (Gv 17,21).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La seconda \u00e8 una convinzione recentemente ribadita da Benedetto XVI in occasione della <em>Visita ad limina Apostolorum dei Vescovi dei Paesi Scandinavi<\/em> proprio con riferimento al presente Convegno. Il Papa ha parlato della \u00ab<em>centralit\u00e0 della famiglia per la vita di una societ\u00e0 sana<\/em>\u00bb che implica un approfondimento ed impegno per \u00ab<em>l\u2019istituto del matrimonio e dell\u2019idea cristiana di sessualit\u00e0 umana<\/em>\u00bb1. L\u2019uomo di oggi \u2013 il cosiddetto uomo post-moderno \u2013 \u00e8, nello stesso tempo, confuso ed assetato. Per questo ha bisogno di incontrare uomini e donne capaci di testimoniare l\u2019entusiasmo che sgorga dalla singolare bellezza del sacramento del matrimonio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2026.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1. Amore, matrimonio e famiglia alla prova<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per cominciare \u00e8 opportuno partire dalla realt\u00e0 che le societ\u00e0 dell\u2019area euroatlantica ci presentano. Il clima culturale attuale viene ormai sinteticamente evocato dalla categoria di <em>post-moderno<\/em>. Ovviamente questo concetto comprende una variet\u00e0 di significati e non ci \u00e8 possibile riassumerli tutti qui. Mi sembra tuttavia che alcune sue caratteristiche siano abbastanza facilmente osservabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anzitutto si impone una situazione di secolarizzazione avanzata. Ovviamente la secolarizzazione non \u00e8 la stessa in tutti i paesi. Non si possono quindi stabilire immediati parallelismi tra i vostri paesi e, per esempio, l\u2019Italia. O tra l\u2019Italia e la Francia e la Germania. Mi pare tuttavia che un nucleo comune alla secolarizzazione di tutte le societ\u00e0 euro-atlantiche risieda in quella che il filosofo canadese Taylor ha definito la <em>secolarizzazione<\/em> 3. Essa consiste nel considerare le fede in Dio come un\u2019opzione tra le altre. Si \u00e8 passati cio\u00e8 da societ\u00e0 in cui era \u00ab<em>virtualmente impossibile non credere in Dio, ad una in cui anche per il credente pi\u00f9 devoto questa \u00e8 solo una possibilit\u00e0 umana tra le altre<\/em>\u00bb2.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo tratto della post-modernit\u00e0, non staccato dal precedente, \u00e8 che l\u2019uomo odierno rischia di enfatizzare a tal punto la libert\u00e0 di scelta individuale da considerarla tutta la libert\u00e0. Essa risulta in tal modo svincolata da qualsiasi bene oggettivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il terzo dato \u00e8 lo straordinario connubio che si \u00e8 realizzato negli ultimi due secoli tra la scienza e la tecnica, in modo particolare nell\u2019ambito della biologia e oggi sempre pi\u00f9 in quello delle neuroscienze. Esso ha comportato un profondo cambiamento nella visione della realt\u00e0. Il vero non \u00e8 pi\u00f9 dato dalla corrispondenza tra l\u2019intelletto e la \u201ccosa\u201d (<em>adaequatio rei et intellectus<\/em>), al limite neppure da ci\u00f2 che \u00e8 empiricamente osservabile. Il vero \u00e8 ridotto a ci\u00f2 che \u00e8 tecnicamente fattibile. Ci\u00f2 finisce per stabilire una pericolosa equazione: \u201c<em>si pu\u00f2, quindi si deve<\/em>\u201d3 (imperativo tecnologico).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019intreccio di questi fattori ha inoltre radicalmente modificato il modo con cui l\u2019uomo concepisce se stesso, dando origine a trasformazioni e a situazioni inedite anche nell\u2019ambito dell\u2019amore e della famiglia. Il divorzio, le coppie di fatto, le unioni dello stesso sesso, la realt\u00e0 dei <em>singles,<\/em> la contraccezione, l\u2019aborto, la procreazione medicalmente assistita, la possibilit\u00e0 di effettuare diagnosi prenatali o pre-impianto, la clonazione, l\u2019omosessualit\u00e0, hanno prodotto nella sfera dell\u2019amore, del matrimonio e della famiglia una serie di separazioni: tra la coppia e l\u2019essere genitori, tra l\u2019essere genitori e il procreare, tra la coppia-famiglia e la differenza sessuale4. Queste mutazioni non si arrestano alla sfera privata, ma investono la stessa vita civile. Il legislatore infatti, anche qui in grado diverso secondo i diversi paesi dell\u2019area euro-atlantica, appare sempre pi\u00f9 disponibile a garantire norma di legge ad ogni \u201cdesiderio\u201d del soggetto, per giunta ampliato dalle indefinite possibilit\u00e0 offerte dalla tecno-scienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da un simile contesto scaturiscono per noi una serie di domande: la differenza sessuale, l\u2019amore e la fecondit\u00e0 devono essere considerati fatti contingenti oggi superabili \u2013 e forse gi\u00e0 superati \u2013 o possiedono un valore assoluto? Questi tre fattori, presi in unit\u00e0, sono realmente essenziali per l\u2019esperienza del matrimonio e della famiglia? La loro unit\u00e0 merita di essere mantenuta e consapevolmente perseguita come qualcosa che chiede alla libert\u00e0 di ogni persona di scegliere ci\u00f2 che \u00e8 buono in vista del suo proprio bene? La famiglia fondata sull\u2019unione matrimoniale fedele, pubblica e aperta alla vita di un uomo e di una donna \u00e8 veramente la strada adeguata allo sviluppo integrale della persona? Venendo ai vostri paesi e considerando la pluralit\u00e0 di mondovisioni di cui sono portatori i soggetti che li abitano, a partire dalla differenza tra credenti e non credenti, passando per le diverse appartenenze ecclesiali e religiose che danno origine ad un numero elevato di matrimoni misti ed interreligiosi, come far convivere positivamente tale pluralit\u00e0 all\u2019interno della famiglia stessa?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutte queste brucianti questioni non fanno che proporre con urgenza un\u2019ulteriore domanda, che sintetizza tutte le precedenti, e a cui ognuno di noi \u00e8 oggi chiamato, almeno implicitamente a rispondere: <em>chi vuol essere l\u2019uomo del terzo millennio?<\/em> Infatti, se fino alla caduta dei muri abbiamo assistito a una <em>contesa sull\u2019essere umano<\/em> (Giovanni Paolo II) in cui per\u00f2 l\u2019oggetto del contendere \u2013 l\u2019uomo, appunto \u2013 restava, in qualche modo, identificabile, oggi ci troviamo invece di fronte ad un forte smarrimento nel cogliere <em>chi sia l\u2019uomo in se stesso<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due sono le strade su cui l\u2019uomo post-moderno cerca una risposta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per la prima egli vuole essere \u00ab<em>soltanto il suo proprio esperimento<\/em>\u00bb, secondo un\u2019espressione usata da un filosofo tedesco della scienza. Basta con i discorsi sulla persona e sulla sua dignit\u00e0 intesi come principi universali ed assoluti!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La seconda strada invece conduce a pensare in modo rinnovato questi fondamenti a partire dalla <em>natura relazionale<\/em> (comunionale) della persona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Va inoltre sottolineato il fatto che se l\u2019uomo di oggi si trova a questo bivio, allora, come il nostro incontro conferma, la Chiesa \u00e8 chiamata ad una nuova evangelizzazione. Essa deve lasciar trasparire sul suo volto Ges\u00f9 Cristo, <em>Lumen gentium<\/em>. Per sua natura deve mostrare come l\u2019evento di Ges\u00f9 Cristo sia contemporaneo all\u2019uomo di ogni tempo nella sua unit\u00e0 di anima e corpo (<em>corpore et anima unus<\/em>, GS 14). Allora tutti gli aspetti umani connessi con l\u2019esperienza nuziale quali l\u2019affettivit\u00e0, l\u2019amore, il matrimonio, la famiglia, la maternit\u00e0, la paternit\u00e0, la fraternit\u00e0, l\u2019amicizia, ma anche il celibato e la verginit\u00e0 consacrata, rappresentano un canale attraverso il quale la Chiesa, Madre e Maestra si prende cura, nell\u2019attuale frangente storico, degli uomini, delle comunit\u00e0 e dei popoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2. Il mistero nuziale: differenza sessuale, dono di s\u00e9, fecondit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il modo pi\u00f9 adeguato per trattare le problematiche fin qui descritte \u00e8 quello di leggerle attraverso la lente del mistero nuziale nelle sue tre indisgiungibili dimensioni: differenza sessuale, dono di s\u00e9, fecondit\u00e0. L\u2019espressione mistero nuziale infatti svela il carattere profondo dell\u2019amore perch\u00e9, nel manifestare la sua capacit\u00e0 di mettere in campo l\u2019<em>io<\/em>, l\u2019<em>altro <\/em>e <em>l\u2019unit\u00e0 dei due<\/em>, conduce al cuore dell\u2019esperienza umana elementare5, cio\u00e8 comune ad ogni persona di ogni tempo e luogo. Il fatto che sia un mistero non si riferisce ad una sua assoluta inconoscibilit\u00e0. Suggerisce soltanto che essendo una delle dimensioni con cui la libert\u00e0 personale di ogni uomo entra in relazione con l\u2019infinito, non pu\u00f2 essere catturata una volta per tutte in una definizione. A questo proposito scrive Evdokimov: \u00ab<em>Nessuno tra i poeti ed i pensatori ha trovato la risposta della domanda: \u201cChe cosa \u00e8 l\u2019amore?\u201d<\/em> [\u2026] <em>Volete imprigionare la luce? Vi sfuggir\u00e0 di tra le dita\u00bb<\/em>6.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esaminiamo quindi brevemente i tre aspetti costitutivi del mistero nuziale senza tuttavia mai dimenticare che essi non possono mai essere separati. Ognuno mette sempre in campo anche gli altri due.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>a) Differenza sessuale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tema della differenza sessuale, prima dimensione del mistero nuziale, \u00e8 stato sviluppato dal Magistero di Giovanni Paolo II per approfondire la forza profetica di <em>Humanae vitae<\/em> a partire dalle sue <em>Catechesi sull\u2019amore umano7<\/em> e ripreso recentemente da Benedetto XVI nella <em>Deus caritas est8<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rapporto tra maschile e femminile chiede quindi di essere pensato simultaneamente attraverso le categorie dell\u2019<em>identit\u00e0<\/em> e della <em>differenza<\/em>. Mentre la prima \u00e8 abbastanza facilmente riconducibile alla natura personale dell\u2019essere umano e alla conseguente uguale dignit\u00e0 tra l\u2019uomo e la donna (entrambi parimenti esseri umani), la seconda non \u00e8 priva di problematicit\u00e0, come attesta il travaglio della cultura contemporanea nella sua radicale difficolt\u00e0 a pensare la differenza sessuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2026.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La differenza sessuale, integralmente intesa, si rivela come la modalit\u00e0 primaria con cui il singolo, uno di anima e corpo, entra in contatto con il reale. La consapevolezza del proprio essere sempre situato nella differenza sessuale realizza una costante apertura all\u2019altro e indica un cammino di conoscenza di s\u00e9. Da qui si capisce che la differenza9 (<em>dif-ferre<\/em>: portare altrove lo stesso) non pu\u00f2 mai essere abolita. \u00c8 infatti una insuperabile dimensione dell\u2019io personale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>b) Apertura all\u2019altro come dono di s\u00e9<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 proprio nella differenza sessuale adeguatamente vissuta che l\u2019apertura all\u2019altro pu\u00f2 prendere la forma del dono di s\u00e9. Muovendo da questo dato si comprende meglio il nesso tra mistero nuziale e sacramento del matrimonio, la cui giustificazione ultima prende le mosse dal linguaggio nuziale della Bibbia10. La tradizione teologica ci propone una via di riflessione nella cornice del testo di <em>Efesini<\/em> 5,21-33. In questo testo l\u2019esperienza umana dell\u2019amore fra gli sposi, basata sulla differenza sessuale, viene illuminata dall\u2019analogia con l\u2019amore sponsale di Ges\u00f9 Cristo per la Chiesa, del quale proprio in virt\u00f9 del sacramento del matrimonio partecipano gli sposi cristiani. Sia chiaro: il sacramento non \u00e8 un\u2019aggiunta al dato naturale, ma \u00e8 ci\u00f2 che lo spiega in profondit\u00e0. Di qui l\u2019invito di San Paolo agli sposi perch\u00e9 sappiano partecipare di un amore che deve essere totale, personale, redentore e fecondo. Ed \u00e8 un dato che vale anche per gli sposi battezzati appartenenti a tradizioni cristiane diverse, dal momento che, \u00ab<em>in forza del loro battesimo, sono realmente gi\u00e0 inseriti nell\u2019Alleanza sponsale di Cristo, con la Chiesa e, per la loro retta intenzione, hanno accolto il progetto di Dio sul matrimonio\u00bb<\/em>11.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Radicata nella differenza sessuale, per essere all\u2019altezza della sua vocazione l\u2019unione tra l\u2019uomo e la donna deve essere fedele e aperta alla vita. Ce lo indica il Catechismo della Chiesa cattolica quando parla dei beni-esigenze del matrimonio12. In proposito \u00e8 di decisiva importanza superare un grave equivoco. Queste non sono propriet\u00e0 che si aggiungono all\u2019amore tra l\u2019uomo e la donna. Esse fanno parte dell\u2019essenza dell\u2019amore. L\u00e0 dove non c\u2019\u00e8 fedelt\u00e0 e fecondit\u00e0 non c\u2019\u00e8 mai stato propriamente parlando amore13. Non si tratta di precetti aggiunti dalla Chiesa quasi per frenare la libera espressione dell\u2019amore. Sono i <em>beni<\/em> che emergono dalla natura profonda dell\u2019amore umano. In quanto essenziali all\u2019amore essi, bench\u00e9 messi radicalmente in discussione da buona parte dei costumi e della cultura contemporanei, sono sempre in grado di mostrare la loro attualit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vediamo brevemente in che modo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In uno dei suoi ultimi libri, il grande filosofo cattolico Jean Guitton con molta autoironia descrive la sua morte, i suoi funerali e il giudizio di Dio sulla sua vita. Immagina che la sua anima, separata dal corpo, dialoghi con filosofi, poeti, papi, politici. Nel dialogo che riguarda l\u2019amore, in cui Guitton conversa con sua moglie e il poeta Dante, troviamo questa geniale affermazione: \u00ab<em>Alcuni si sposano perch\u00e9 si amano, altri finiscono per amarsi perch\u00e9 sono sposati. \u00c8 meglio che in ogni matrimonio ci siano l\u2019uno e l\u2019altro. \u201cPerch\u00e9 si finisce per amarsi, una volta sposati? \u00c8 forse il bisogno di conservare la piega che abbiamo preso?\u201d\u00bb<\/em> chiede Guitton. Sua moglie risponde: <em>\u00ab\u201cCi deve essere dell\u2019altro, se si tratta di amore\u201d. \u201cMarie-Louise, qual \u00e8 quest\u2019altra cosa?\u201d. \u201cDeve riguardare il tempo e l\u2019eternit\u00e0\u201d\u00bb14. Non esiste amore che non implichi il desiderio del \u201cper sempre\u201d.<\/em> Ce lo dice il fenomeno dell\u2019innamoramento, quando \u00e8 ascoltato in tutta la sua seriet\u00e0. Fa parte dell\u2019esperienza di chi ama voler consegnare tutto se stesso senza limiti temporali. Ed \u00e8 proprio dell\u2019esperienza di chi \u00e8 amato desiderare che l\u2019amore che lo abbraccia non abbia mai fine. Nel mio compito pastorale mi rivolgo sempre ai giovani in questo modo: <em>\u201cVi sfido se siete autenticamente innamorati, a dire \u201cti amo\u201d senza aggiungere \u201cper sempre<\/em>\u201d. Il \u201cper sempre\u201d fa parte essenzialmente dell\u2019amore. Il genio di Shakespeare lo ha messo in evidenza nel versetto fulminante di un sonetto: \u00ab<em>Amore non \u00e8 amore \/ se muta quando nell\u2019altro scorge mutamenti \/ o se tende a recedere quando l\u2019altro si allontana<\/em>\u00bb15.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se questo \u00e8 vero per ogni esperienza di sincero innamoramento, tanto pi\u00f9 il <em>per sempre<\/em> dovr\u00e0 essere presente nell\u2019amore dei coniugi e dei coniugi cristiani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da quanto detto si capisce meglio cosa intende la Chiesa quando ripropone l\u2019ingiunzione del Signore \u00ab<em>quello dunque che Dio ha congiunto, l\u2019uomo non lo separi<\/em>\u00bb (Mt 19,6). Il versetto ricorda che la decisione umana per l\u2019amore realizza la volont\u00e0 di continuare l\u2019opera di Dio che ci ha creati maschio e femmina. Al contrario di quanto parte della cultura contemporanea sembra suggerire, l\u2019unione <em>per sempre<\/em> non \u00e8 un peso inflitto alla nostra libert\u00e0, ma una condizione per poterla mettere in atto. L\u2019indissolubilit\u00e0 rappresenta infatti la possibilit\u00e0 che la libert\u00e0 si compia, che il desiderio di essere amato e di amare trovi soddisfazione fino a rendere trasparente il disegno originario del Padre sul matrimonio. Tutto questo non \u00e8 il risultato di una capacit\u00e0 etica superiore degli sposi. Tale pienezza \u00e8 possibile solo se marito e moglie vivono quotidianamente il proprio rapporto come sacramento, come forma concreta del loro essere Chiesa domestica. A questo livello si capisce quanto sia importante nella vita dei coniugi un\u2019intensa vita sacramentale e una continua ripresa della consapevolezza del proprio battesimo e della propria appartenenza a Cristo. E intorno a questo centro, \u00e8 offerta la grande possibilit\u00e0 della dedizione vicendevole mediante l\u2019esperienza del perdono16.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>c) Fecondit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per scoprire dove conduce l\u2019amore preso nella sua integralit\u00e0 occorre tornare alla sua origine. Per capire cio\u00e8 il terzo fattore del mistero nuziale, la fecondit\u00e0 \u2013 che \u00e8 l\u2019esito a cui tende il dono di s\u00e9 \u2013 dobbiamo ripartire dal primo fattore: la differenza sessuale. Ricordiamo che questa dice che l\u2019io \u00e8 strutturalmente riferito al tu. L\u2019apertura all\u2019altro \u00e8 costitutiva dell\u2019identit\u00e0 della persona. Lo sposo e la sposa che, in virt\u00f9 della differenza sessuale, si donano reciprocamente, diventano una carne sola e si spalancano alla procreazione del figlio. Proprio perch\u00e9 fin dentro l\u2019unione coniugale i due non si fondono in un\u2019unit\u00e0 che ingloba entrambi, ma esprimono una piena comunione pur restando persone differenti, essi fanno posto al terzo. A questo proposito il grande teologo svizzero Hans Urs von Balthasar ha potuto genialmente affermare che \u00ab<em>l\u2019atto dell\u2019unione di due persone nell\u2019unica carne e il frutto di questa unione dovrebbero essere considerati insieme saltando la distanza nel tempo<\/em>\u00bb17. Questa affermazione rende ragione della forza profetica di <em>Humanae vitae<\/em>. La procreazione del figlio, che implica l\u2019affascinante avventura educativa, esprime il significato pieno del matrimonio18.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi preme aggiungere, per inciso, che anche nei matrimoni misti e in quelli interreligiosi se gli sposi sono resi consapevoli delle difficolt\u00e0 e rispettano fino in fondo quanto stabilito a livello canonico \u00e8 possibile una profonda esperienza dell\u2019amore coniugale.<\/p>\n<p><strong>&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p><strong>&#8220;Educare: una responsabilit\u00e0, un compito, una gioia&#8221;<\/strong><\/p>\n<p><strong>&nbsp;<\/strong>Relazione del Card. Carlo Caffarra al convegno organizzato dalla FISM<br \/>\nTeatro dell\u2019Osservanza &#8211; Imola, 3 maggio 2010<\/p>\n<p>Il Vs. Ecc.mo Vescovo mi ha chiesto di sottoporre alla vostra riflessione alcune considerazioni che prendono spunto dalla <em>Carta formativa della Scuola cattolica dell\u2019Infanzia<\/em>, un documento che ho pubblicato nel settembre scorso.<\/p>\n<p>1. Essenzialmente il rapporto educativo \u00e8 un rapporto fra un\u2019autorit\u00e0 ed una libert\u00e0.<\/p>\n<p>Il contenuto di questo rapporto \u00e8 costituito dall\u2019offerta di una proposta di vita fatta dalla persona autorevole alla persona in formazione.<\/p>\n<p>Che cosa si intende per &#8220;proposta di vita&#8221;? Se paragoniamo la vita alla costruzione di un edificio, ci\u00f2 che \u00e8 il progetto per l\u2019edificio \u00e8 la &#8220;proposta di vita&#8221; [che costituisce il contenuto del rapporto educativo] per la persona educanda.<\/p>\n<p>In queste semplici osservazioni \u00e8 racchiuso tutto: il compito, la responsabilit\u00e0, la gioia di educare. Ma anche i gravi problemi.<\/p>\n<p>2. Esistono alcuni presupposti che implicitamente o esplicitamente devono essere ammessi dall\u2019educatore, altrimenti la relazione educativa non pu\u00f2 neppure essere istituita, o rischia comunque di isterilirsi.<\/p>\n<p>\u2192 La libert\u00e0 ed il suo esercizio non \u00e8 un assoluto al di sopra del quale e prima del quale non esiste nulla. Mi spiego con un esempio molto semplice. Hitler e Madre Teresa hanno vissuto secondo un progetto esistenziale liberamente scelto e realizzato. Sono sicuro che nessuno di voi per\u00f2 pensa che sia la vita di Hitler che la vita di Madre Teresa meritano lo stesso giudizio, dal momento che ambedue erano liberamente vissute.<\/p>\n<p>L\u2019esempio ci fa capire una cosa di fondamentale importanza. Esistono progetti di vita buoni e progetti di vita cattivi. O \u2013 il che equivale \u2013 esiste <em>una verit\u00e0 circa ci\u00f2 che \u00e8 bene e ci\u00f2 che \u00e8 male<\/em>, che precede l\u2019esercizio della nostra libert\u00e0 e in base alla quale esso \u00e8 giudicato.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 una persona si assume il compito e la responsabilit\u00e0 di fare ad un\u2019altra una precisa proposta di vita? Perch\u00e9 ritiene che questa proposta sia vera: dica cio\u00e8 la verit\u00e0 circa ci\u00f2 che \u00e8 il bene e il male della persona. Ed anche perch\u00e9 ritiene che l\u2019altro possa <em>sbagliarsi nel progettare<\/em> la sua vita: siamo al secondo presupposto.<\/p>\n<p>\u2192 La persona umana nasce avendo nel cuore un desiderio illimitato di beatitudine, e in questo desiderio di beatitudine la mano creatrice di Dio ha seminato una inestinguibile sete di verit\u00e0 e di bont\u00e0. La persona umana, quando giunge nel mondo, \u00e8 come una grande promessa che pu\u00f2 essere realizzata e pu\u00f2 essere delusa. Non pu\u00f2 essere lasciata a se stessa: ha bisogno di essere, e chiede di essere aiutata a realizzarsi nella verit\u00e0 e nel bene. L\u2019atto educativo nasce dalla condivisione del destino dell\u2019altro. Non una condivisione qualsiasi, ma che si concretizza precisamente nell\u2019indicazione della via che porta alla beatitudine.<\/p>\n<p>\u2192 Tutto questo comporta da parte dell\u2019educatore una visione della persona umana; l\u2019educatore deve saper rispondere alla domanda: <em>chi \u00e8 l\u2019uomo?<\/em> Il rapporto educativo si radica sempre in un\u2019antropologia.<\/p>\n<p>3. A questo punto abbiamo tutti gli elementi per definire il rapporto educativo dal punto di vista della fede cristiana.<\/p>\n<p>Esso si istituisce quando l\u2019educatore fa alla persona educanda la proposta <em>cristiana<\/em> della vita. \u00c8 fondamentale capire che cosa significa &#8220;proposta cristiana della vita&#8221;.<\/p>\n<p>Gli storici dell\u2019arte cristiana ci dicono che sui pi\u00f9 antichi sarcofagi Cristo era spesso raffigurato sotto la figura del filosofo e del pastore. Tralasciamo la considerazione della seconda raffigurazione, e riflettiamo sulla prima.<\/p>\n<p>Nell\u2019antichit\u00e0, filosofo era colui che insegnava &#8220;l\u2019arte di essere uomo in modo retto \u2013 l\u2019arte di vivere e morire&#8221;. Raffigurando Cristo come filosofo, i nostri fratelli di fede volevano dirci: &#8220;Egli ci dice chi in realt\u00e0 \u00e8 l\u2019uomo e che cosa egli deve fare per essere veramente uomo. Egli ci indica la via e questa via \u00e8 la verit\u00e0&#8221; [Benedetto XVI, Lett. Enc. <em>Spe salvi<\/em> 6].<\/p>\n<p>La proposta cristiana della vita \u00e8 l\u2019indicazione di come realizzare la nostra umanit\u00e0 secondo la via indicataci da Cristo e sempre presente nella Tradizione della Chiesa.<\/p>\n<p>Due precisazioni importanti. La proposta cristiana non si aggiunge estrinsecamente alla realizzazione della nostra umanit\u00e0, ma \u00e8 la modalit\u00e0 della perfetta realizzazione della medesima. Quando poi si parla di &#8220;vita umana&#8221; si intende tutto ci\u00f2 che concretamente costituisce la trama della nostra vita quotidiana. L\u2019educazione dunque cristiana si definisce in riferimento alla proposta di vita propria della visione cristiana [cfr. art. 2 della <em>Carta formativa<\/em>].<\/p>\n<p>Possono sorgere dentro di noi a questo punto due difficolt\u00e0 nei confronti della definizione cristiana di educazione.<\/p>\n<p><em>La prima<\/em>: in un contesto sempre pi\u00f9 pluralistico, anche dal punto di vista religioso, non \u00e8 contrario ad una pacifica convivenza sociale educare la persona ad una forte identit\u00e0? Questa difficolt\u00e0 fa parte oggi del comune sentire, e sembra essere come una specie di dogma indiscutibile. In realt\u00e0 \u00e8 profondamente disumana e disumanizzante. Per varie ragioni. Ne accenno alcune.<\/p>\n<p>Essa parte da una visione astratta della persona umana, cio\u00e8 falsa. Ogni persona umana nasce all\u2019interno di una cultura e di una tradizione. Realizza cio\u00e8 la comune umanit\u00e0 nella molteplice diversit\u00e0 delle culture. La convivenza fra varie persone non si ottiene azzerando le diversit\u00e0, credendo in questo modo di raggiungere la natura umana &#8220;pulita&#8221; da ogni incrostazione storica. Sarebbe come se, partendo dal fatto che di ogni uomo \u00e8 proprio il linguaggio, si ritenesse che esista una sola lingua uguale per tutti.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 \u00e8 questa una visione astratta, non reale, ideologica, c\u2019\u00e8 un solo modo per proporla: imporla per legge. [cfr. il tentativo di una Costituzione Europea]. Pensare di creare comunione interpersonale, vera convivenza mediante le regole, \u00e8 un\u2019illusione. Se non altro perch\u00e9 non esiste regola capace di far rispettare le regole.<\/p>\n<p><em>La seconda difficolt\u00e0<\/em>: educare nel modo suddetto non \u00e8 contro la libert\u00e0 della persona? Anche questa idea che vede l\u2019educazione e la libert\u00e0 come due grandezze confliggenti \u00e8 oggi comune, ma va rifiutata.<\/p>\n<p>La libert\u00e0 umana non \u00e8 della stessa natura della spontaneit\u00e0 animale. La libert\u00e0 umana \u00e8 un auto-determinarsi, e quindi un scegliere in base alla conoscenza di ci\u00f2 che scelgo. \u00c8 la verit\u00e0 circa il bene e il male la radice della libert\u00e0. Il pensare che la libert\u00e0 della persona possa nascere come per generazione spontanea da un terreno incolto, e che pertanto vada evitata ogni coltivazione della persona, \u00e8 ignorare completamente i grandi dinamismi dello spirito.<\/p>\n<p>4. Che cosa muove una persona ad interessarsi del bene di un\u2019altra nel modo proprio dell\u2019educazione? Nulla, se non volere il bene del persona bisognosa di educazione. Cio\u00e8: l\u2019amore per essa. L\u2019atto educativo \u00e8 sempre frutto di amore: &#8220;un affare del cuore&#8221;, diceva S. Giovanni Bosco.<\/p>\n<p>Esiste in natura una condivisione originaria del destino, del bene dell\u2019altro: la relazione genitori-figlio. \u00c8 questa la ragione profonda per cui educare la persona \u00e8 il compito e la responsabilit\u00e0 dei genitori. Altri possono avere compiti e responsabilit\u00e0 educative, ma solamente su delega dei genitori. E pertanto sono da considerarsi non sostituti, ma cooperatori dei genitori medesimi.<\/p>\n<p>Esiste anche una condivisione del destino della persona che \u00e8 propria della Chiesa. Ges\u00f9 dice, prima di lasciare visibilmente questo mondo: &#8220;Andate dunque ed ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ci\u00f2 che vi ho comandato&#8221; [Mt 28,19-20a]. \u00c8 mediante la Chiesa che Cristo realizza la sua opera redentiva. In questa prospettiva anche la Chiesa ha un compito ed una responsabilit\u00e0 educativa propria ed originaria. Ma essa \u00e8 di natura diversa di quella della famiglia.<\/p>\n<p>Solo se il genitore intende educare nella fede cristiana il proprio figlio, deve chiedere alla Chiesa \u2013 non ad altri \u2013 di collaborare e di aiutarlo. La Chiesa, infatti, da quando esiste ha educato; ha pensato e vissuto la propria missione come missione educativa. Ed uno degli strumenti fondamentali di cui si \u00e8 ben presto dotata, \u00e8 stata la scuola. Impedire alla Chiesa di educare \u00e8 impedire alla Chiesa di esistere.<\/p>\n<p>Anche lo Stato ha una responsabilit\u00e0. Ma \u00e8 di natura completamente diversa. Esso non ha, non deve e non pu\u00f2 avere un compito ed una responsabilit\u00e0 educativa: sarebbe la dittatura. \u00c8 accaduto storicamente. Lo Stato ha solo un ruolo sussidiario: favorire l\u2019esercizio della libert\u00e0 educativa dei genitori, e la libera proposta educativa. Esso deve intervenire in &#8220;prima persona&#8221; solo quando e solo dove diventa necessario per tutelare il diritto delle giovani generazioni ad essere educate.<\/p>\n<p>5. Da che cosa oggi l\u2019opera educativa \u00e8 insidiata, e quindi su che cosa chi ha responsabilit\u00e0 educativa deve vigilare?<\/p>\n<p><em>In primo luogo<\/em> deve vigilare che non entri nei luoghi dell\u2019educazione la falsa visione della persona umana che confonde libert\u00e0 e spontaneit\u00e0: la spontaneit\u00e0 pu\u00f2 essere solo regolamentata; la libert\u00e0 pu\u00f2 essere educata.<\/p>\n<p><em>In secondo luogo<\/em> deve vigilare che non sia distrutto il principio di autorit\u00e0, senza del quale ogni opera educativa \u00e8 destinata al fallimento. Il rapporto educativo non \u00e8 fra uguali. L\u2019educatore ha una sua propria autorit\u00e0 che consiste: a) nel fare una precisa proposta di vita; b) nel documentarne la verit\u00e0 e la bont\u00e0 mediante la testimonianza della vita. Si potrebbe anche dire che l\u2019autorit\u00e0 propria dell\u2019educatore ha la caratteristica propria della testimonianza.<\/p>\n<p><em>In terzo luogo<\/em> deve vigilare sul non ridurre l\u2019educazione alla formazione, al <em>know-how<\/em> come si dice oggi. \u00c8 una modalit\u00e0 di vita che \u00e8 trasmessa dall\u2019educatore.<\/p>\n<p>Termino con un riferimento a ci\u00f2 che accadde nella Chiesa antica, ma che resta paradigmatico per noi anche oggi. Essa [soprattutto con Origene] ha avuto la grande intuizione che la proposta cristiana era l\u2019adempimento e il grado pi\u00f9 alto della &#8220;paideia&#8221; dell\u2019uomo. &#8220;Riprendendo questa idea fondamentale e dandone una propria interpretazione, la religione cristiana si mostr\u00f2 capace di offrire al mondo pi\u00f9 di qualsiasi altra setta religiosa&#8221; [W. Jaeger, <em>Cristianesimo primitivo e paideia greca<\/em>, La Nuova Italia ed., Firenze 1966, pag. 93]. L\u2019annuncio del Vangelo aveva individuato la struttura umana in cui radicarsi: l\u2019uomo \u00e8 un essere che raggiunge la pienezza della sua umanit\u00e0 solo mediante l\u2019educazione. Ed \u00e8 nella luce di una tale verit\u00e0 antropologica che la Chiesa si prende cura dell\u2019uomo.<\/p>\n<p><strong>&#8220;Creati per amare: la verit\u00e0 e la bellezza dell\u2019amore&#8221;<\/strong><br \/>\nRelazione del Card. Carlo Caffarra a Rocca di Papa, 24 marzo 2010<\/p>\n<p>Divider\u00f2 la mia riflessione in due parti. Nella prima, vorrei molto semplicemente presentare la visione cristiana dell\u2019amore; nella seconda richiamare l\u2019attenzione su ci\u00f2 che oggi insidia questa visione nella cultura occidentale e nel cuore di un giovane.<\/p>\n<p>1. <span style=\"text-decoration: underline;\">La visione cristiana dell\u2019amore<\/span>Inizio da un testo di K. Wojtyla desunto dalla sua opera drammatica <em>La bottega dell\u2019orefice<\/em>: &#8220;Non esiste nulla che pi\u00f9 dell\u2019amore occupi sulla superficie della vita umana pi\u00f9 spazio, e non esiste nulla che pi\u00f9 dell\u2019amore sia sconosciuto e misterioso. Divergenza tra quello che si trova sulla superficie e quello che \u00e8 il mistero dell\u2019amore: ecco la fonte del dramma. Questo \u00e8 uno dei grandi drammi dell\u2019esistenza umana&#8221; [In <em>Tutte le opere letterarie<\/em>, Bompiani ed., Milano 2001, pag. 821].<\/p>\n<p>Noi vogliamo questa mattina entrare in questo &#8220;grande dramma dell\u2019esistenza umana&#8221;, per scoprire la via che conduce l\u2019uomo fuori dalla &#8220;divergenza&#8221; e dalla dilacerazione fra &#8220;quello che si trova sulla superficie&#8221; e quello che \u00e8 &#8220;il mistero dell\u2019amore&#8221;. Vorrei percorrere con voi un vero e proprio itinerario della mente verso la verit\u00e0 e la bellezza dell\u2019amore.<\/p>\n<p>1,1. &#8211; Il punto di partenza \u00e8 singolare ed in un certo senso sconvolgente. Quando la proposta cristiana parla di amore, non parla in primo luogo e principalmente dell\u2019uomo, di un vissuto umano. Parla dello stesso mistero di Dio. Il soggetto del discorso cristiano circa la verit\u00e0 e la bellezza dell\u2019amore non \u00e8 l\u2019uomo ma Dio stesso. Alla domanda &#8220;che cosa \u00e8 l\u2019amore&#8221;, la fede cristiana risponde: <em>\u00e8 la condotta di Dio verso l\u2019uomo e la radice di questa condotta<\/em>. La narrazione di questa condotta, e quindi la rivelazione della sua intima verit\u00e0 e bellezza, \u00e8 la S. Scrittura; ed il vertice di questa rivelazione \u00e8 Ges\u00f9 Cristo.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 per la persona umana di contemplare la bellezza di questo amore e di conoscerne la verit\u00e0? In realt\u00e0, c\u2019\u00e8 una sola possibilit\u00e0, una sola via che ci porta alla conoscenza della verit\u00e0 dell\u2019amore: <em>sperimentare<\/em> l\u2019amore.<\/p>\n<p>L\u2019esperienza dell\u2019amore di Dio per l\u2019uomo in Cristo \u00e8 ci\u00f2 che mi consente di conoscerlo. Questa esperienza ha come due aspetti. Dal punto di vista dell\u2019oggetto, l\u2019amore di Dio in Cristo deve mostrarsi indirizzato a me [&#8220;mi ha amato e ha dato se stesso per me&#8221;]. Dal punto di vista del soggetto deve esserci una attitudine di attesa, di domanda [la S. Scrittura, la narrazione obiettiva dell\u2019amore di Dio, termina con un\u2019invocazione: &#8220;vieni&#8221;]. &#8220;La risposta della ragione all\u2019avvenimento appare ultimamente come una domanda, per l\u2019indigenza essenziale che la caratterizza nella sua stessa vitalit\u00e0: vieni!&#8221; [C. Di Martino, <em>La conoscenza \u00e8 sempre un avvenimento<\/em>, Mondadori Universit\u00e0, Milano 2009, pag. 33].<\/p>\n<p>Alla domanda pertanto se l\u2019uomo possa conoscere la verit\u00e0 dell\u2019amore potrei rispondere dicendo che l\u2019unica possibilit\u00e0 \u00e8 sentirsi amato. Teologicamente rispondo: l\u2019unica possibilit\u00e0 \u00e8 ricevere in s\u00e9 lo Spirito Santo.<\/p>\n<p>Esiste per\u00f2 un &#8220;luogo&#8221; in cui il mistero dell\u2019amore di Dio in Cristo si dona all\u2019uomo? Esiste, ed \u00e8 la celebrazione dell\u2019Eucaristia. Tommaso arriver\u00e0 quindi a scrivere: &#8220;in questo sacramento \u00e8 la sintesi di tutto il mistero della nostra salvezza&#8221; [3,83,4]. La conoscenza per esperienza [non \u00e8 possibile un\u2019altra] ha la sua sorgente nella partecipazione all\u2019Eucaristia. \u00c8 una conoscenza mediante l\u2019Eucaristia.<\/p>\n<p>L\u2019amore che Dio in Cristo nutre per l\u2019uomo per farsi capire ha bisogno di dirsi in un linguaggio umano. E cos\u00ec \u00e8 accaduto. Dio ha detto all\u2019uomo il suo amore servendosi del linguaggio dell\u2019amore <em>coniugale<\/em>, dell\u2019amore <em>parentale<\/em> [paterno e materno], dell\u2019amore di <em>amicizia<\/em>.<\/p>\n<p>Questo triplice linguaggio \u00e8 per\u00f2 come attraversato da un significato che lo trascende smisuratamente. Questo triplice linguaggio veicola un significato che lo rende indicativo di una realt\u00e0 che non ha paragoni [&#8220;chi \u00e8 pari al Signore nostro Dio?&#8221;]: <em>la gratuit\u00e0, la pura gratuit\u00e0<\/em>. \u00c8 questa la cifra propria dell\u2019amore di Dio. Tommaso dice profondamente che il primo dono che Dio ci ha fatto \u00e8 di aver deciso di amarci; e tutti gli altri doni sono una conseguenza. E decidere di amarci significa decidere di comunicare Se stesso all\u2019uomo, la sua Vita stessa.<\/p>\n<p>Tuttavia &#8220;gratuit\u00e0&#8221; non significa &#8220;indifferenza alla risposta&#8221; dell\u2019uomo: un Dio che non mi desidera e veramente non si appassiona per la mia risposta, non mi amerebbe veramente. L\u2019amore di Dio in Cristo \u00e8 <em>gratuit\u00e0 e desiderio<\/em>.<\/p>\n<p>1,2. &#8211; La Rivelazione cristiana quando parla dell\u2019amore non parla per\u00f2 soltanto dell\u2019amore di Dio. Come scrive Benedetto XVI, &#8220;la fede biblica non costruisce un mondo parallelo o un mondo contrapposto rispetto a quell\u2019originario fenomeno umano che \u00e8 l\u2019amore, ma accetta tutto l\u2019uomo intervenendo nella sua ricerca di amore per purificarla, dischiudendogli al contempo nuove dimensioni&#8221; [Lett. Enc. <em>Deus caritas est<\/em> 8].<\/p>\n<p>Questo testo \u00e8 assai importante. Esso fa tre affermazioni fondamentali: l\u2019amore \u00e8 un fenomeno umano originario ; la rivelazione biblica ha una funzione purificatrice; la medesima ha una funzione elevante. Brevemente: la capacit\u00e0 di amore \u00e8 costitutiva della persona umana, ma essa ha bisogno di essere sanata ed elevata.<\/p>\n<p>Esiste un testo di S. Basilio che ci pu\u00f2 aiutare ad una comprensione profonda di tutto questo. Esso dice: &#8220;abbiamo insita in noi, fin dal primo momento in cui siamo plasmati, la capacit\u00e0 di amare. E la prova di questo non viene dall\u2019esterno, ciascuno pu\u00f2 rendersene conto da s\u00e9 e dentro di s\u00e9. Di ci\u00f2 che \u00e8 buono infatti proviamo naturalmente desiderio&#8221; [<em>Le regole<\/em>, Ed. Qiqaion, Bose 1993, pag. 79]. L\u2019esperienza che ciascuno ha in s\u00e9 dell\u2019amore \u00e8 di un desiderio, di un movimento [ad-petitus] verso ci\u00f2 che \u00e8 buono, verso ci\u00f2 che \u00e8 bello. Il tempo a disposizione non mi consente di approfondire questa definizione di amore \u2013 l\u2019amore \u00e8 il desiderio naturale del bene \u2013 come meriterebbe. Mi limito ad alcune osservazioni fondamentali.<\/p>\n<p>Quando si dice &#8220;bene&#8221; [&#8220;di ci\u00f2 che \u00e8 buono \u2026 proviamo naturalmente desiderio&#8221;] si intende qualcosa\/qualcuno che ha in s\u00e9 una perfezione tale [morale, estetica, fisica \u2026] da non lasciarci indifferenti, da attirare la nostra attenzione, da suscitare in noi e motivare una risposta [von Hildebrandt la chiama <em>Beruehrens-beziehung<\/em>]. Il nostro desiderio \u00e8 sempre risposta a qualcosa\/qualcuno che ha in s\u00e9 ragione di essere desiderato.<\/p>\n<p>Quando per\u00f2 parliamo di amore intendiamo la risposta [nel senso suddetto] di una persona ad una persona: \u00e8 una relazione inter-personale. Ma nel senso forte: non solo a causa dei valori [morali, estetici, fisici\u2026] posseduti dalla persona, ma \u00e8 relazione alla <em>persona stessa come tale<\/em>.<\/p>\n<p>\u00c8 una risposta spirituale, che implica cio\u00e8 la conoscenza-valutazione [del valore] della persona: non del tipo stimolo-risposta, bisogno-soddisfazione.<\/p>\n<p>\u00c8 una risposta del <em>cuore<\/em>, eminentemente affettiva: per dire con verit\u00e0 &#8220;amo&#8221; non basta dire &#8220;voglio amare&#8221;. \u00c8 un coinvolgimento della persona trasportata verso l\u2019altra.<\/p>\n<p>E quindi \u00e8 una risposta che implica il desiderio <em>unitivo<\/em>; che desidera la felicit\u00e0 della persona amata; ed anela ad essere corrisposto.<\/p>\n<p>Platone per primo ha visto profondamente che l\u2019amore \u2013 lo possiamo ora definire: la risposta affettiva al valore [della], che \u00e8 la persona dell\u2019altro, fatta propria dalla libert\u00e0 \u2013 ha in s\u00e9 un enigmatico paradosso: \u00e8 figlio di P\u00f3ros, la ricchezza, e di Pen\u00eda, la povert\u00e0. Il paradosso consiste nella tensione insita nell\u2019amore al dono di s\u00e9, da una parte; e dall\u2019altra, nella tensione che l\u2019altro corrisponda, che l\u2019altro accetti il dono, vi corrisponda donandosi. L\u2019intenzione oblativa sembra contrariare l\u2019intenzione possessiva.<\/p>\n<p>Il S. Padre scrive, come abbiamo visto, che tutto l\u2019uomo \u00e8 accettato: dunque ambedue le intenzioni sono costitutive dell\u2019amore umano. Nessuna delle due va negata. \u00c8 questa dialettica fra oblazione e possesso che costituisce il punto di aggancio nell\u2019uomo della rivelazione biblica dell\u2019amore con l\u2019amore in quanto originario fenomeno umano.<\/p>\n<p>Per comprendere ci\u00f2 partiamo da un testo paolino che recita: &#8220;la speranza non delude, poich\u00e9 l\u2019amore di Dio \u00e8 stato riversato nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci \u00e8 stato donato&#8221; [Rom 5,5].<\/p>\n<p>L\u2019amore di Dio non significa: l\u2019amore con cui noi amiamo Dio; ma significa: con cui Dio ama noi. Si parla dunque dell\u2019amore divino stesso.<\/p>\n<p>Di esso l\u2019Apostolo dice che \u00e8 stato &#8220;riversato nei nostri cuori&#8221;. Dio fa &#8220;sentire&#8221; l\u2019amore \u2013 la sua misura e la sua qualit\u00e0 \u2013 che nutre per noi: ce ne dona l\u2019esperienza. Non solo nel senso che ce lo fa conoscere: il testo non dice lo &#8220;riversa nella mente&#8221;. Ma nel senso che lo fa sentire in quello che \u00e8 l\u2019organo proprio dell\u2019amore, il cuore, che \u00e8 la sintesi nell\u2019io-persona di intelligenza, libert\u00e0, affettivit\u00e0. Il cuore dell\u2019uomo diventa partecipe dell\u2019amore con cui Dio ama.<\/p>\n<p>Questa partecipazione \u00e8 dovuta ad un fatto: il dono dello Spirito Santo che viene ad abitare nel cuore. \u00c8 la divina persona dello Spirito la nostra partecipazione allo stesso amore con cui Dio ama. Nel senso che noi diventiamo partecipi dell\u2019amore divino in quanto lo Spirito Santo diventa &#8220;possessore&#8221; del nostro cuore, della nostra capacit\u00e0 di amare.<\/p>\n<p>\u00c8 questa &#8220;spiritualizzazione&#8221; che purifica il nostro amore e gli dischiude nuove dimensioni: tutto l\u2019umano \u00e8 salvato, custodito ed elevato. S. Ireneo scrive: &#8220;gli uomini sono spirituali grazie alla partecipazione dello Spirito, ma non grazie alla privazione ed eliminazione della carne&#8221; [adv Haereses V, 6; SCh 153, pag. 74].<\/p>\n<p>Il desiderio di possedere la persona umana \u00e8 integrato nel movimento di auto-donazione nella medesima. Non \u00e8 negato, ma custodito nella sua verit\u00e0 pi\u00f9 profonda.<\/p>\n<p>Concludo questo primo punto. Due sono le dimensioni essenziali dell\u2019idea cristiana di amore. <em>Essa esprime il volto del mistero di Dio<\/em>: Dio nel suo mistero e nella rivelazione che fa di S\u00e9 \u00e8 amore. <em>Essa esprime il mistero dell\u2019uomo<\/em>: la persona umana \u00e8 resa capace di amare come Dio stesso ama, senza essere &#8220;privata della carne&#8221;.<\/p>\n<p>2. <span style=\"text-decoration: underline;\">L\u2019amore insidiato<\/span>In questa seconda parte della mia riflessione vorrei riflettere, brevemente, su ci\u00f2 che insidia oggi il cuore del giovane impedendogli, o comunque rendendo assai difficoltosa, la comprensione della visione cristiana dell\u2019amore.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 l\u2019annuncio cristiano dell\u2019amore trovi il terreno in cui radicarsi, la persona che l\u2019ascolta deve possedere una vera coscienza di se stessa e vivere una conseguente esperienza di libert\u00e0. Fra le due realt\u00e0 \u2013 coscienza di s\u00e9 e modo di essere liberi \u2013 c\u2019\u00e8 una connessione inscindibile e come una sorta di reciproca inabitazione.<\/p>\n<p>Ora la coscienza di s\u00e9 nel mondo occidentale \u00e8 andata progressivamente oscurandosi, nel senso che il &#8220;s\u00e9&#8221; si \u00e8 come nascosto agli occhi della coscienza in ci\u00f2 che ha di pi\u00f9 nobile e proprio. Che cosa \u00e8 accaduto? Che &#8220;vittime dello scientismo, non crediamo pi\u00f9 in noi stessi, chi e che cosa siamo, quando ci lasciamo persuadere di essere soltanto macchine per la diffusione dei nostri geni, quando consideriamo la nostra ragione soltanto come prodotto di un adattamento evolutivo, che non ha nulla a che fare con la verit\u00e0&#8221; [R. Spaemann]. La soggettivit\u00e0 sostanziale della persona \u00e8 andata progressivamente &#8220;rottamata&#8221;.<\/p>\n<p>La prima conseguenza di questa &#8220;rottamazione del\u2019io&#8221; \u00e8 la deformazione della relazione con l\u2019altro: una relazione ridotta a stimolo-risposta. L\u2019io rottamato, direbbe Hume, \u00e8 incapace di fare un passo oltre se stesso. Il segno pi\u00f9 evidente di questa condizione \u00e8 <em>la riduzione della libert\u00e0 a spontaneit\u00e0.<\/em>Esiste una differenza sostanziale fra l\u2019una e l\u2019altra: la libert\u00e0 non \u00e8 una spontaneit\u00e0 \u2026 pi\u00f9 spontanea! \u00c8 un modo di agire essenzialmente diverso. Il tema esigerebbe una lunga riflessione. Mi limito a due riflessioni.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che distingue agire libero e agire spontaneo \u00e8 che il primo rivela la trascendenza della persona sul suo agire e nel suo agire. \u00c8 la persona che decide di agire, al di sopra ed anche contro ci\u00f2 che accade nella sua psiche. La nostra lingua italiana ha due espressioni che ci aiutano a capire: &#8220;io voglio&#8221; ha un significato profondamente diverso da &#8220;mi viene voglia&#8221;. Col primo denoto l\u2019esperienza della persona che decide auto-determinandosi; nel secondo denoto piuttosto un essere-determinati ad agire da qualcosa d\u2019altro.<\/p>\n<p>La seconda riflessione per cogliere la diversit\u00e0 fra libert\u00e0 e spontaneit\u00e0 \u00e8 ancora pi\u00f9 importante. L\u2019atto del volere [&#8220;io voglio&#8221;] \u00e8 sempre intenzionale: \u00e8 cio\u00e8 rivolto ad un oggetto [per es. &#8220;voglio studiare&#8221;]. La persona si determina ad agire poich\u00e9 riconosce in ci\u00f2 che vuole [&#8220;studiare piuttosto che divertirsi&#8221;] una bont\u00e0 intrinseca all\u2019oggetto voluto, un &#8220;valore&#8221; suo proprio [&#8220;\u00e8 bene che io ora studi&#8221;]. L\u2019autodeterminazione e la trascendenza della persona \u00e8 fondata e condizionata dalla conoscenza, dalla relazione della persona con la verit\u00e0 sul bene. La radice di tutta la libert\u00e0, scrisse S. Tommaso, \u00e8 il giudizio della ragione. L\u2019affermazione teorica e pratica della libert\u00e0; la costituzione dell\u2019io che agisce; la capacit\u00e0 dell\u2019uomo di conoscere la verit\u00e0 circa il bene, stanno e cadono insieme.<\/p>\n<p>Proviamo ora a riassumere quanto detto finora. Mi ero chiesto: che cosa insidia oggi la capacit\u00e0 di un giovane di ascoltare la proposta cristiana dell\u2019amore? Ho risposto: la rottamazione cui \u00e8 stato sottoposto il suo io. Una rottamazione che ha deformato la relazione dell\u2019altro, riducendola ad una relazione spontanea e non libera: &#8220;mi viene voglia di relazionarmi a \u2026&#8221;; e non &#8220;io voglio relazionarmi a \u2026&#8221;. E l\u2019amore pu\u00f2 essere solo libero; solo la persona libera \u00e8 capace di amare.<\/p>\n<p>Non procedo oltre su questi temi, poich\u00e9 altri li riprenderanno, e vengo alla conclusione.<\/p>\n<p>Da ci\u00f2 che ho detto si deve concludere che il destino della proposta cristiana \u00e8 la totale estraneit\u00e0 dalla coscienza che di s\u00e9 ha l\u2019uomo in Occidente? Si e no.<\/p>\n<p>L\u2019apostolo Paolo e l\u2019apostolo Giovanni insistono con grande forza sulla estraneit\u00e0, anzi sul contrasto che vige fra il Vangelo e il mondo. Ma quando dicono questo, i due apostoli pensano che dentro alla creazione si \u00e8 costituita un anti-creazione. E l\u2019uomo nasce collocato nella seconda: nasce radicato nella solidariet\u00e0 ingiusta con Adamo.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 questo il vero uomo? o questi non \u00e8 piuttosto l\u2019uomo estraneo a se stesso? La proposta cristiana \u00e8 rivolta all\u2019uomo perch\u00e9 ritorni nella verit\u00e0 della sua prima origine. \u00c8 dono di grazia che rigenera, poich\u00e9 \u00e8 l\u2019uomo in Cristo che non &#8220;vive pi\u00f9 per se stesso&#8221; [cfr. Rom 14,8], che diventa capace di amare. Alla fine: proporre l\u2019amore \u00e8 proporre di convertirsi a Cristo e di vivere in Lui. Solo cos\u00ec l\u2019uomo ritrova se stesso, perch\u00e9 ritrova la capacit\u00e0 di amare. &#8220;Poich\u00e9 solo nell\u2019amore l\u2019uomo si desta alla sua piena esistenza personale, solo nell\u2019amore egli attualizza la totale pienezza della sua essenza&#8221; [D. von Hildebrandt, <em>Man and Woman<\/em>, Franciscan Herald Press, Chicago 1986, pag. 32].<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p><strong>&#8220;Matrimonio e unioni omosessuali&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>Card. Carlo Caffarra, Nota Dottrinale del 14 febbraio 2010<\/p>\n<p>La presente Nota si rivolge in primo luogo ai fedeli perch\u00e9 non siano turbati dai rumori mass-mediatici. Ma oso sperare che sia presa in considerazione anche da chi non-credente intenda fare uso, senza nessun pregiudizio, della propria ragione.<\/p>\n<p>1. Il matrimonio \u00e8 uno dei beni pi\u00f9 preziosi di cui dispone l\u2019umanit\u00e0. In esso la persona umana trova una delle forme fondamentali della propria realizzazione; ed ogni ordinamento giuridico ha avuto nei suoi confronti un trattamento di favore, ritenendolo di eminente interesse pubblico.<\/p>\n<p>In Occidente l\u2019istituzione matrimoniale sta attraversando forse la sua pi\u00f9 grave crisi. Non lo dico in ragione e a causa del numero sempre pi\u00f9 elevato dei divorzi e separazioni; non lo dico a causa della fragilit\u00e0 che sembra sempre pi\u00f9 minare dall\u2019interno il vincolo coniugale: non lo dico a causa del numero crescente delle libere convivenze. Non lo dico cio\u00e8 osservando i comportamenti.<\/p>\n<p>La crisi riguarda il giudizio circa il bene del matrimonio. \u00c8 davanti alla ragione che il matrimonio \u00e8 entrato in crisi, nel senso che di esso non si ha pi\u00f9 la stima adeguata alla misura della sua preziosit\u00e0. Si \u00e8 oscurata la visione della sua incomparabile unicit\u00e0 etica.<\/p>\n<p>Il segno pi\u00f9 manifesto, anche se non unico, di questa &#8220;disistima intellettuale&#8221; \u00e8 il fatto che in alcuni Stati \u00e8 concesso, o si intende concedere, riconoscimento legale alle unioni omosessuali equiparandole all\u2019unione legittima fra uomo e donna, includendo anche l\u2019abilitazione all\u2019adozione dei figli.<\/p>\n<p>A prescindere dal numero di coppie che volessero usufruire di questo riconoscimento \u2013 fosse anche una sola! \u2013 una tale equiparazione costituirebbe una grave ferita al bene comune.<\/p>\n<p>La presente Nota intende aiutare a vedere questo danno. Ed anche intende illuminare quei credenti cattolici che hanno responsabilit\u00e0 pubbliche di ogni genere, perch\u00e9 non compiano scelte che pubblicamente smentirebbero la loro appartenenza alla Chiesa.<\/p>\n<p>2. L\u2019equiparazione in qualsiasi forma o grado della unione omosessuale al matrimonio avrebbe obiettivamente il significato di dichiarare la neutralit\u00e0 dello Stato di fronte a due modi di vivere la sessualit\u00e0, che non sono in realt\u00e0 ugualmente rilevanti per il bene comune.<\/p>\n<p>Mentre l\u2019unione legittima fra un uomo e una donna assicura il bene \u2013 non solo biologico! \u2013 della procreazione e della sopravvivenza della specie umana, l\u2019unione omosessuale \u00e8 privata in se stessa della capacit\u00e0 di generare nuove vite. Le possibilit\u00e0 offerte oggi dalla procreatica artificiale, oltre a non essere immuni da gravi violazioni della dignit\u00e0 delle persone, non mutano sostanzialmente l\u2019inadeguatezza della coppia omosessuale in ordine alla vita.<\/p>\n<p>Inoltre, \u00e8 dimostrato che l\u2019assenza della bipolarit\u00e0 sessuale pu\u00f2 creare seri ostacoli allo sviluppo del bambino eventualmente adottato da queste coppie. Il fatto avrebbe il profilo della violenza commessa ai danni del pi\u00f9 piccolo e debole, inserito come sarebbe in un contesto non adatto al suo armonico sviluppo.<\/p>\n<p>Queste semplici considerazioni dimostrano come lo Stato nel suo ordinamento giuridico non deve essere neutrale di fronte al matrimonio e all\u2019unione omosessuale, poich\u00e9 non pu\u00f2 esserlo di fronte al bene comune: la societ\u00e0 deve la sua sopravvivenza non alle unioni omosessuali, ma alla famiglia fondata sul matrimonio.<\/p>\n<p>3. Un\u2019altra considerazione sottopongo a chi desideri serenamente ragionare su questo problema.<\/p>\n<p>L\u2019equiparazione avrebbe, dapprima nell\u2019ordinamento giuridico e poi nell\u2019ethos del nostro popolo, una conseguenza che non esito definire devastante. Se l\u2019unione omosessuale fosse equiparata al matrimonio, questo sarebbe degradato ad essere uno dei modi possibili di sposarsi, indicando che per lo Stato \u00e8 indifferente che l\u2019uno faccia una scelta piuttosto che l\u2019altra.<\/p>\n<p>Detto in altri termini, l\u2019equiparazione obiettivamente significherebbe che il legame della sessualit\u00e0 al compito procreativo ed educativo, \u00e8 un fatto che non interessa lo Stato, poich\u00e9 esso non ha rilevanza per il bene comune. E con ci\u00f2 crollerebbe uno dei pilastri dei nostri ordinamenti giuridici: il matrimonio come bene pubblico. Un pilastro gi\u00e0 riconosciuto non solo dalla nostra Costituzione, ma anche dagli ordinamenti giuridici precedenti, ivi compresi quelli cos\u00ec fieramente anticlericali dello Stato sabaudo.<\/p>\n<p>4. Vorrei prendere in considerazione ora alcune ragioni portate a supporto della suddetta equiparazione.<\/p>\n<p>La prima e pi\u00f9 comune \u00e8 che compito primario dello Stato \u00e8 di togliere nella societ\u00e0 ogni discriminazione, e positivamente di estendere il pi\u00f9 possibile la sfera dei diritti soggettivi.<\/p>\n<p>Ma la discriminazione consiste nel trattare in modo diseguale coloro che si trovano nella stessa condizione, come dice limpidamente Tommaso d\u2019Aquino riprendendo la grande tradizione etica greca e giuridica romana: &#8220;L\u2019uguaglianza che caratterizza la giustizia distributiva consiste nel conferire a persone diverse dei beni differenti in rapporto ai meriti delle persone: di conseguenza se un individuo segue come criterio una qualit\u00e0 della persona per la quale ci\u00f2 che le viene conferito le \u00e8 dovuto non si verifica una considerazione della persona ma del titolo&#8221; [2,2, q.63, a. 1c].<\/p>\n<p>Non attribuire lo statuto giuridico di matrimonio a forme di vita che non sono n\u00e9 possono essere matrimoniali, non \u00e8 discriminazione ma semplicemente riconoscere le cose come stanno. La giustizia \u00e8 la signoria della verit\u00e0 nei rapporti fra le persone.<\/p>\n<p>Si obietta che non equiparando le due forme lo Stato impone una visione etica a preferenza di un\u2019altra visione etica.<\/p>\n<p>L\u2019obbligo dello Stato di non equiparare non trova il suo fondamento nel giudizio eticamente negativo circa il comportamento omosessuale: lo Stato \u00e8 incompetente al riguardo. Nasce dalla considerazione del fatto che in ordine al bene comune, la cui promozione \u00e8 compito primario dello Stato, il matrimonio ha una rilevanza diversa dall\u2019unione omosessuale. Le coppie matrimoniali svolgono il ruolo di garantire l\u2019ordine delle generazioni e sono quindi di eminente interesse pubblico, e pertanto il diritto civile deve conferire loro un riconoscimento istituzionale adeguato al loro compito. Non svolgendo un tale ruolo per il bene comune, le coppie omosessuali non esigono un uguale riconoscimento.<\/p>\n<p>Ovviamente \u2013 la cosa non \u00e8 in questione \u2013 i conviventi omosessuali possono sempre ricorrere, come ogni cittadino, al diritto comune per tutelare diritti o interessi nati dalla loro convivenza.<\/p>\n<p>Non prendo in considerazione altre difficolt\u00e0, perch\u00e9 non lo meritano: sono luoghi comuni, pi\u00f9 che argomenti razionali. Per es. l\u2019accusa di omofobia a chi sostiene l\u2019ingiustizia dell\u2019equiparazione; l\u2019obsoleto richiamo in questo contesto alla laicit\u00e0 dello Stato; l\u2019elevazione di qualsiasi rapporto affettivo a titolo sufficiente per ottenere riconoscimento civile.<\/p>\n<p>5. Mi rivolgo ora al credente che ha responsabilit\u00e0 pubbliche, di qualsiasi genere.<\/p>\n<p>Oltre al dovere con tutti condiviso di promuovere e difendere il bene comune, il credente ha anche il grave dovere di una piena coerenza fra ci\u00f2 che crede e ci\u00f2 che pensa e propone a riguardo del bene comune. \u00c8 impossibile fare coabitare nella propria coscienza e la fede cattolica e il sostegno alla equiparazione fra unioni omosessuali e matrimonio: i due si contraddicono.<\/p>\n<p>Ovviamente la responsabilit\u00e0 pi\u00f9 grave \u00e8 di chi propone l\u2019introduzione nel nostro ordinamento giuridico della suddetta equiparazione, o vota a favore in Parlamento di una tale legge. \u00c8 questo un atto pubblicamente e gravemente immorale.<\/p>\n<p>Ma esiste anche la responsabilit\u00e0 di chi d\u00e0 attuazione, nella varie forme, ad una tale legge. Se ci fosse bisogno, <em>quod Deus avertat<\/em>, al momento opportuno daremo le indicazioni necessarie.<\/p>\n<p>\u00c8 impossibile ritenersi cattolici se in un modo o nell\u2019altro si riconosce il diritto al matrimonio fra persone dello stesso sesso.<\/p>\n<p>Mi piace concludere rivolgendomi soprattutto ai giovani. Abbiate stima dell\u2019amore coniugale; lasciate che il suo puro splendore appaia alla vostra coscienza. Siate liberi nei vostri pensieri e non lasciatevi imporre il giogo delle pseudo-verit\u00e0 create dalla confusione mass-mediatica. La verit\u00e0 e la preziosit\u00e0 della vostra mascolinit\u00e0 e femminilit\u00e0 non \u00e8 definita e misurata dalle procedure consensuali e dalle lotte politiche.<\/p>\n<p>Bologna, 14 febbraio 2010 <em>Festa dei Santi Cirillo e Metodio Compatroni d\u2019Europa<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp;<\/em><\/p>\n<h2>Lettera Pastorale di S.E. Mons. Luigi Negri alle Famiglie della Diocesi in occasione della Quaresima 2010<\/h2>\n<p><strong>Famiglia, diventa quello che sei!<\/strong><br \/>\nGiovanni Paolo II, Familiaris Consortio, n. 7<\/p>\n<p>Carissimi fedeli della Chiesa particolare di San Marino-Montefeltro, Vi invio questa mia quinta lettera pastorale di Quaresima nel vivo della Visita Pastorale che ho compiuto in oltre la met\u00e0 delle nostre comunit\u00e0, ecclesiali e sociali.<br \/>\nLa Visita Pastorale \u00e8 stata ed \u00e8, per me, un\u2019esperienza faticosa ma realmente esaltante: \u00e8 stato ed \u00e8 un incontro con questo popolo che il Papa ha affidato al mio servizio episcopale. Incontro con tutto questo popolo, nelle sue varie dimensioni di pensiero e di vita: dal cuore profondo della sua intelligenza e della sua affezione, alle espressioni della vita quotidiana, in tutti gli aspetti di grandezza e di miseria, di gioia e di dolore, di salute e di malattia, nelle varie stagioni della vita, dall\u2019infanzia alla maturit\u00e0 ed alla vecchiaia.<br \/>\nMi sono sentito \u201catteso\u201d da tutti ed in questa attesa mia e vostra mi sono incontrato con ciascuno di voi e con tutti: e questo incontro \u00e8 stato ed \u00e8 per me un\u2019esperienza carica di compassione e di grandissima affezione umana e cristiana.<\/p>\n<p><strong>Il nostro popolo sente con nostalgia il fascino della fede<\/strong><br \/>\nIl cuore profondo del nostro popolo, sente pi\u00f9 che mai vivo il fascino della fede: e ne vive una profonda nostalgia. Nostalgia della fede che, in questi luoghi, ha saputo creare un autentico \u201cumanesimo cristiano\u201d, che si \u00e8 espresso in una autentica cultura di popolo, in un ethos, quello della carit\u00e0 che \u00e8 stato ed \u00e8 ancora ampiamente praticato. Questo umanesimo si \u00e8 espresso in una produzione artistica e culturale che \u00e8 ancora il vanto del nostro popolo e rende cos\u00ec \u201cbelli\u201d i nostri luoghi di vita e di socialit\u00e0. Molti, moltissimi (e non solo i pi\u00f9 anziani) mi hanno chiesto di aiutarli a rivivere questa grande tradizione di fede e di vita nell\u2019oggi della nostra esistenza; ma per altri, purtroppo molti altri, mi pare che la tradizione sia una pagina chiusa, un fatto \u201carchiviato\u201d.<br \/>\nNell\u2019incontro con i giovani, nella scuola, negli ambienti della vita quotidiana ho creduto di percepire una fondamentale lontananza dalla fede; la fede ed i suoi valori sembrano essere lontani dal cuore e dalle attese di molti, certamente di troppi.<br \/>\nTroppe volte la fede rimane un fondamento chiuso in s\u00e9 e, pertanto, inesorabilmente astratto, cos\u00ec la mentalit\u00e0 con cui molti, certamente troppi, vivono \u00e8 la mentalit\u00e0 di questo mondo, non solo lontana, ma programmaticamente ostile alla fede ed alla Chiesa.<\/p>\n<p><strong>La famiglia<\/strong><strong><br \/>\n<strong>Luogo dove si impara a vivere la fede<\/strong><\/strong><br \/>\nFratelli, mi sento di riproporre anche a Voi oggi il grande invito che san Paolo rivolgeva ai nostri primi fratelli: non vogliate conformarvi alla mentalit\u00e0 di questo mondo (Rom 12,2).<br \/>\nIl luogo in cui questa dialettica quotidiana fra la tradizione e la mentalit\u00e0 laicistica, individualista ed edonista si vive \u00e8 la famiglia: la questione della famiglia \u00e8 pertanto questione sostanziale per la Chiesa e per tutta la societ\u00e0, da approfondire teoricamente e soprattutto da vivere praticamente, nella quotidianit\u00e0 della vita.<br \/>\n<strong><br \/>\n<strong>Il destino della Chiesa legato a quello della famiglia<\/strong><\/strong><br \/>\nQuesta lettera pastorale \u00e8 il mio contributo ad affrontare i problemi della famiglia nella sua valenza cristiana e naturale.<br \/>\nIl destino della Chiesa \u00e8 legato al destino della famiglia ed il destino della famiglia \u00e8 legato al destino della Chiesa, secondo la potente verit\u00e0 esplicitata dal Concilio Vaticano II che ha riconosciuto la famiglia come Chiesa domestica. La famiglia cristiana rende presente la Chiesa nel mondo, come fatto sociale di vita, di cultura, di moralit\u00e0, di intrapresa culturale e sociale.<br \/>\nQuesta presenza della famiglia cristiana riconosce e valorizza adeguatamente quella realt\u00e0 di famiglia naturale che, storicamente, ha preceduto l\u2019esperienza della famiglia cristiana e che per millenni \u00e8 stata l\u2019elemento fondamentale e propulsivo dell\u2019intera vita sociale; per millenni la societ\u00e0 e la civilt\u00e0, soprattutto la nostra civilt\u00e0 occidentale, sono nate come fatto ed espressione della presenza della famiglia.<br \/>\nOra della famiglia, sia cristiana che naturale, la mentalit\u00e0 mondana e la politica che la esprime progettano la definitiva distruzione e pertanto il suo irreversibile superamento.<br \/>\nLa famiglia \u00e8 stata ed \u00e8 un fattore vivo di radicale contestazione dell\u2019individualismo che domina la vita della societ\u00e0 a tutti i livelli.<br \/>\nPer la mentalit\u00e0 che domina questa nostra societ\u00e0 alla base della vita sociale c\u2019\u00e8 l\u2019individuo, che tende ad esprimere la sua vera natura, cio\u00e8 il suo potere, manipolando tutta la realt\u00e0 in funzione del proprio benessere. Un individuo che vive la vita come immediata espressione delle proprie capacit\u00e0 di conoscenza e di manipolazione della realt\u00e0, anche quella umana, in funzione del proprio benessere individuale.<br \/>\nLa famiglia non \u00e8, invece, la somma di due individui o la pretesa di un individuo che tenta di imporsi all\u2019altro; la famiglia nasce da un gesto sostanziale di verit\u00e0 e di gratuit\u00e0. L\u2019uomo appare, nell\u2019orizzonte della coscienza della don\u00adna e viceversa, come una \u201cpresenza\u201d carica di promessa e di aiuto a compiere il cammino della propria vicenda uma\u00adna, verso la pienezza del proprio io, per il compimento della propria felicit\u00e0.<br \/>\n\u201cMostrami un\u2019amante che sia pur bellissima, a che servir\u00e0 la sua bellezza se non come un segno dove io legga il nome di colei che di quella bellissima \u00e8 pi\u00f9 bella?\u201d (Shakespeare, Romeo e Giulietta, Atto I, Scena I).<br \/>\nLa famiglia nasce da un impegno di persone che tendono a realizzare nel mondo un evento di verit\u00e0, di libert\u00e0, di gratuit\u00e0 e di compassione.<br \/>\nIl Sacramento del Matrimonio conferma il massimo di profondit\u00e0 teorica alle intuizioni ed alle certezze naturali e fornisce quell\u2019aiuto di Grazia che \u00e8 la presenza sacramentale del Signore risorto, insostituibile sostegno e fondamento di ogni compagnia coniugale.<\/p>\n<p><strong>La famiglia cristiana nasce dal senso del mistero di Dio<\/strong><br \/>\nSe la famiglia vive della sua verit\u00e0 rappresenta un luogo reale nella societ\u00e0 e nella storia, in cui l\u2019individualismo e l\u2019egoismo vengono inesorabilmente contraddetti, non da un\u2019ideologia astratta ma da una esperienza di vita nuova.<br \/>\nLa famiglia \u00e8 un evento di conoscenza e di amore reciproco, che diviene corresponsabilit\u00e0 e dedizione, che si apre alla generazione ed educazione dei figli, in una partecipazione reale e quotidiana alla grande missione della Chiesa, di cui la famiglia cristiana \u00e8 chiamata ad essere protagonista.<br \/>\nFigli carissimi, questa \u00e8 la famiglia, che liberamente avete deciso di riconoscere ed attuare fra di Voi nella Chiesa, tanti o pochi anni fa; questa \u00e8 la famiglia che vi state preparando a riconoscere e ad attuare: una realt\u00e0 che nasce dal senso del Mistero di Dio o dalla certezza della presenza definitiva di Dio in Ges\u00f9 Cristo.<br \/>\nEssa, con la sua vita quotidiana, parla di Dio e di Cristo a tutti gli uomini. La famiglia non \u00e8 la somma di due egoismi che convivono solo per il tempo in cui questi egoismi tentano di assicurare l\u2019uno all\u2019altro un certo benessere, in tutti i campi, da quello affettivo, a quello psicologico, culturale, economico, sessuale ed altro e si scioglie quando questo benessere non pu\u00f2 pi\u00f9 essere assicurato. Convivenze temporanee e sostanzialmente irresponsabili negano il dinamismo fondamentale della persona, che \u00e8 la conoscenza e l\u2019amore e quindi minano le basi della societ\u00e0, il suo dinamismo di vita, di verit\u00e0 e di affezione. Le convivenze a tempo, alla merc\u00e9 cio\u00e8 dei gusti, degli istinti e delle pretese sono umanamente brutte, come risulta essere brutta la vita di tutti i giorni in questa nostra societ\u00e0, che rifiutando Cristo non riesce a non rifiutare se stessa.<br \/>\nFratelli, questa \u00e8 la famiglia, questa \u00e8 la famiglia cristiana e questa \u00e8 la radicale contestazione della mentalit\u00e0 individualistica ed edonistica che essa porta con s\u00e9. \u00c8 necessario conoscere l\u2019identit\u00e0 della famiglia ma \u00e8 altrettanto importante viverla ed attuarla, nella societ\u00e0 e nella storia. Nel grande documento sulla famiglia, la Familiaris Consortio al n. 7, Giovanni Paolo II scriveva: Famiglia, diventa quello che sei!<br \/>\nLa nostra Chiesa particolare in questo anno 2010 intende assumere una precisa responsabilit\u00e0 nei confronti di tutte le famiglie, aiutandole a diventare quello che sono, assumendo il lavoro quotidiano di attuare nella vita quello che si \u00e8 celebrato e costituito nel Sacramento.<br \/>\n<strong><br \/>\n<strong>Per un contributo alla vita delle famiglie<\/strong><\/strong><br \/>\nLungo quali direzioni si muoveranno la vita e l\u2019attivit\u00e0 della nostra Diocesi in rapporto alle famiglie?<\/p>\n<p>1. La straordinaria identit\u00e0 della famiglia<br \/>\nLa prima direttiva consiste nel richiamare il popolo cristiano alla straordinariet\u00e0 di questa esperienza di comunione totale, nella cui unit\u00e0 di uomo e donna i coniugi sono chiamati a fare esperienza della presenza di Cristo e dell\u2019appartenenza a Lui.<br \/>\n\u00c8 necessario aiutare gli sposi, mentre si preparano al matrimonio, a recuperare il valore della sacramentalit\u00e0 del ma\u00adtrimonio stesso, cio\u00e8 del riferimento totale della famiglia a Cristo e della sua apertura alla vita della Chiesa.<br \/>\nSi tratta di riconoscere l\u2019avvenimento di fede e comunione, la fecondit\u00e0 e la laboriosit\u00e0 che contraddicono la logica mondana.<\/p>\n<p>2. \u00c8 necessaria una educazione<br \/>\nSia nella fase della preparazione al matrimonio, sia nella vita matrimoniale, occorre fare esperienza di appartenenza alla Chiesa. La famiglia infatti \u00e8 se stessa perch\u00e9 appartiene alla Chiesa e quindi fa della Chiesa il suo riferimento fondamentale.<br \/>\nSul piano intellettuale, morale, affettivo, psicologico le famiglie devono sentirsi parte viva della Chiesa e devono riconoscere che la loro vocazione specifica \u00e8 quella di fare esperienza di Chiesa nella famiglia e di offrire questa stessa esperienza a quanti si accostano.<\/p>\n<p>A) La cultura<br \/>\nOccorre sviluppare una concezione della famiglia come luogo dove i criteri fondamentali della fede si imparano e si approfondiscono, e quindi tendono a costituire una cultura.<br \/>\nLa famiglia deve diventare un luogo dove questa mentalit\u00e0 di fede, imparata, viene attuata, giudicando e partecipando alla vita della societ\u00e0 con una visione originale.<br \/>\nIn questa cultura \u00e8 fondamentale l\u2019affermazione della sacralit\u00e0 della vita e della sua indisponibilit\u00e0 a tutti tranne che a Dio: il riconoscimento del dovere della paternit\u00e0 e maternit\u00e0 responsabili; la responsabilit\u00e0 educativa nei confronti delle vite nuove fino ad un intervento sociale e politico perch\u00e9 il diritto-dovere fondamentale della famiglia all\u2019educazione venga sempre pi\u00f9 riconosciuto ed attuato e non, come ricordava al Convegno di Verona Benedetto XVI, ancora cos\u00ec troppo ampiamente disatteso.<\/p>\n<p>B) La carit\u00e0<br \/>\nUn rapporto nuovo che scaturisce dal Mistero di Cristo e lega ogni persona ed ogni avvenimento al Suo Mistero. \u00c8 carit\u00e0 vissuta all\u2019interno della famiglia che la spalanca a riconoscere, accogliere, condividere, tutti i bisogni della societ\u00e0.<br \/>\nNon posso non dire tutto il mio plauso per la grande esperienza di capacit\u00e0 di accoglienza che centinaia di famiglie cristiane mi hanno testimoniato in questi anni; come non posso non ricordare il sacrificio economico sostenuto da moltissime famiglie per la creazione di scuole libere, nelle quali bambini, ragazzi e giovani sono aiutati a conquistare un sapere oggettivo, che li aiuta in modo sostanziale al compimento della loro personalit\u00e0.<br \/>\n\u00c8 la fecondit\u00e0 della famiglia cristiana che non si \u00e8 concepita individualisticamente, ma ha fatto vibrare nel quotidiano della sua esperienza l\u2019amore all\u2019uomo di questo tempo, nella capacit\u00e0 di condividerne i bisogni e le difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>C) La missione<br \/>\nLa famiglia deve concepirsi, obiettivamente, nell\u2019orizzonte della missione cristiana, servendo la missione della Chiesa, avendo come orizzonte, nel particolare, l\u2019universale, secondo la grande intuizione di Pio XII: \u00abLe prospettive universali della Chiesa sono le dimensioni normali della vita del cristiano\u00bb (Cfr. Fidei Donum).<br \/>\nFigli carissimi, ci aspetta un grande compito: le famiglie della nostra Diocesi (sia chi si prepara al matrimonio, sia chi lo vive, da poco o tanto tempo, come comunione di gioia e fatica) devono sentirsi potentemente richiamate alla verit\u00e0 e gratuit\u00e0 della loro identit\u00e0, per attuarla con tutta l\u2019intelligenza e il cuore di cui sono capaci, perch\u00e9 \u00e8 attraverso la testimonianza della famiglia cristiana che il mondo pu\u00f2 capire che cosa sia il Mistero di Cristo e come esso cambia il cuore e la vita degli uomini.<br \/>\nMi permetto di suggerire alcune occasioni e strumenti da tenere presenti in questo lavoro. \u00c8 necessario valorizzare la catechesi delle famiglie; occorre favorire tentativi di \u201ccompagnia tra le famiglie\u201d che costituiscano il luogo dove il vissuto quotidiano \u00e8 messo in comune e, perci\u00f2, reso pi\u00f9 vivibile; occorre usare adeguatamente i mezzi della comunicazione sociale, soprattutto quelli cattolici, per una presenza sempre pi\u00f9 incisiva nella societ\u00e0, con particolare riferimento alla realt\u00e0 della scuola. Ricordo a tutto il clero la grave responsabilit\u00e0 di comunicare al nostro popolo questa lettera pastorale e di curare tutto il lavoro di comprensione e di attuazione che mi auguro ne scaturisca.<br \/>\nAlla Beata Vergine delle Grazie, che dal lontano 1489 veglia maternamente sulla vita del nostro popolo, affido con umilt\u00e0 e con tanta fiducia questa lettera pastorale, ma soprattutto il suo accoglimento e la sua attuazione nella vita di tutte le famiglie della nostra Diocesi.<br \/>\nTutti benedico di cuore e a tutti chiedo preghiere per il mio servizio episcopale, per il bene e la prosperit\u00e0 di questa nostra antica, ma sempre viva comunit\u00e0 ecclesiale.<\/p>\n<p>Pennabilli, gennaio 2010<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Papa Benedetto XVI &#8211; Angelus del 27 Dicembre 2009<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00abLa famiglia, icona di Dio\u00bb <\/strong><\/p>\n<p><em>Cari fratelli e sorelle!<\/em><em><br \/>\n<\/em><br \/>\nRicorre oggi la domenica della Santa Famiglia. Possiamo ancora immedesimarci nei pastori di Betlemme che, appena ricevuto l\u2019annuncio dall\u2019angelo, accorsero in fretta alla grotta e trovarono \u201cMaria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia\u201d (Lc 2,16). Fermiamoci anche noi a contemplare questa scena, e riflettiamo sul suo significato. I primi testimoni della nascita del Cristo, i pastori, si trovarono di fronte non solo il Bambino Ges\u00f9, ma una piccola famiglia: mamma, pap\u00e0 e figlio appena nato. Dio ha voluto rivelarsi nascendo in una famiglia umana, e perci\u00f2 la famiglia umana \u00e8 diventata icona di Dio! Dio \u00e8 Trinit\u00e0, \u00e8 comunione d\u2019amore, e la famiglia ne \u00e8, in tutta la differenza esistente tra il Mistero di Dio e la sua creatura umana, un\u2019espressione che riflette il Mistero insondabile del Dio amore. L\u2019uomo e la donna, creati ad immagine di Dio, diventano nel matrimonio \u201cun\u2019unica carne\u201d (Gen 2,24), cio\u00e8 una comunione di amore che genera nuova vita. La famiglia umana, in un certo senso, \u00e8 icona della Trinit\u00e0 per l\u2019amore interpersonale e per la fecondit\u00e0 dell\u2019amore.<\/p>\n<p>La liturgia odierna propone il celebre episodio evangelico di Ges\u00f9 dodicenne che rimane nel Tempio, a Gerusalemme, all\u2019insaputa dei suoi genitori, i quali, stupiti e preoccupati, ve lo ritrovano dopo tre giorni mentre discute con i dottori. Alla madre che gli chiede spiegazioni, Ges\u00f9 risponde che deve \u201cessere nella propriet\u00e0&#8221;, nella casa del suo Padre, cio\u00e8 di Dio (cfr Lc 2,49). In questo episodio il ragazzo Ges\u00f9 ci appare pieno di zelo per Dio e per il Tempio. Domandiamoci: da chi aveva appreso Ges\u00f9 l\u2019amore per le \u201ccose\u201d del Padre suo? Certamente come figlio ha avuto un\u2019intima conoscenza del Padre suo, di Dio, una profonda relazione personale permanente con Lui, ma, nella sua cultura concreta, ha certamente imparato le preghiere, l\u2019amore verso il Tempio e le Istituzioni di Israele dai propri genitori.<\/p>\n<p>Dunque, possiamo affermare che la decisione di Ges\u00f9 di rimanere nel Tempio era soprattutto frutto della sua intima relazione col Padre, ma anche frutto dell\u2019educazione ricevuta da Maria e da Giuseppe. Qui possiamo intravedere il senso autentico dell\u2019educazione cristiana: essa \u00e8 il frutto di una collaborazione sempre da ricercare tra gli educatori e Dio. La famiglia cristiana \u00e8 consapevole che i figli sono dono e progetto di Dio. Pertanto, non li pu\u00f2 considerare come proprio possesso, ma, servendo in essi il disegno di Dio, \u00e8 chiamata ad educarli alla libert\u00e0 pi\u00f9 grande, che \u00e8 proprio quella di dire \u201cs\u00ec\u201d a Dio per fare la sua volont\u00e0. Di questo \u201cs\u00ec\u201d la Vergine Maria \u00e8 l\u2019esempio perfetto. A lei affidiamo tutte le famiglie, pregando in particolare per la loro preziosa missione educativa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>&#8220;L\u2019esperienza della famiglia. <\/strong><strong>Una bellezza da conquistare di nuovo&#8221;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">&nbsp;di Juli\u00e1n Carr\u00f3n<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><em>Incontro organizzato dal Centro Culturale di Milano i<\/em><em>n occasione della Settimana della Cultura 2009 della Diocesi di Milano<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"text-decoration: underline;\">Un nuovo inizio<\/span><\/p>\n<p>La famiglia \u00e8 negli ultimi tempi al centro del dibattito pubblico. Il tentativo di regolare nuove forme di convivenza diverse dal matrimonio concepito come rapporto definitivo e fecondo tra un uomo e una donna ha scatenato una appassionata discussione. Non \u00e8 qualcosa di totalmente nuovo, piuttosto \u00e8 il culmine di un processo cominciato anni fa.<\/p>\n<p>Questo dibattito ha messo in evidenza, da una parte, che tutta la propaganda di una mentalit\u00e0 contraria alla famiglia attraverso i media (cinema, televisione, stampa) pur avendo a disposizione mezzi cos\u00ec potenti non ha impedito che tante persone continuino a fare una esperienza positiva della famiglia. Davanti a questo impressionante spiegamento di forze mediatiche e ideologiche, parrebbe inevitabile che la famiglia smetta di interessare. Invece c\u2019\u00e8 un fatto che siamo costretti a riconoscere quasi con sorpresa: questo impressionante apparato ha dimostrato di non essere pi\u00f9 potente dell\u2019esperienza elementare che tanti di noi ha vissuto nella propria famiglia, l\u2019esperienza inestirpabile di un bene. Un bene del quale siamo grati e che vogliamo trasmettere alle future generazioni per condividerlo con esse.<\/p>\n<p>Ma, dall\u2019altra parte, questo bene sperimentato non \u00e8 riuscito a bloccare socialmente i tentativi per trasformare il matrimonio in forme diverse. A questo occorre aggiungere un dato non meno significativo: questo processo \u00e8 cominciato quando la stragrande maggioranza della legislazione sul matrimonio difendeva la concezione tradizionale derivata dal cristianesimo. Tutta quanta questa legislazione non ha impedito il dilagare di una mentalit\u00e0 contraria al matrimonio, non \u00e8 stata in grado di arrestare il cambiamento.<\/p>\n<p>Come \u00e8 potuto succedere? Come \u00e8 possibile che la chiarezza che si era raggiunta sulla natura del matrimonio e che si era confermata nei secoli nel giro di cos\u00ec poco tempo sia stata messa in discussione in un modalit\u00e0 cos\u00ec generale? Cercare di capire la situazione in corso mi sembra particolarmente decisivo per poter rispondere a essa.<\/p>\n<p>Nella sua ultima enciclica <em>Spe salvi<\/em>, Benedetto XVI ha offerto una chiave per capire quello che sta succedendo, quando afferma che \u00abun progresso addizionabile \u00e8 possibile solo in campo materiale. Qui, nella conoscenza crescente delle strutture della materia e in corrispondenza alle invenzioni sempre pi\u00f9 avanzate, si d\u00e0 chiaramente una continuit\u00e0 del progresso verso una padronanza sempre pi\u00f9 grande della natura. Nell\u2019ambito invece della consapevolezza etica e della decisione morale non c\u2019\u00e8 una simile possibilit\u00e0 di addizione per il semplice motivo che la libert\u00e0 dell\u2019uomo \u00e8 sempre nuova e deve sempre nuovamente prendere le sue decisioni. Non sono mai semplicemente gi\u00e0 prese per noi da altri \u2013 in tal caso, infatti, non saremmo pi\u00f9 liberi. La libert\u00e0 presuppone che nelle decisioni fondamentali ogni uomo, ogni generazione sia un nuovo inizio\u00bb<a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftn1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p>Nuovo inizio. Sar\u00e0 difficile trovare una espressione pi\u00f9 adeguata per descrivere il presente. Se ogni momento \u00e8 un nuovo inizio proprio perch\u00e9 c\u2019\u00e8 di mezzo la libert\u00e0, il nostro \u00e8 propriamente un nuovo inizio perch\u00e9 quello che era trasmesso pacificamente da una generazione a un\u2019altra non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. \u00c8 un nuovo inizio perch\u00e9 non si pu\u00f2 dare per scontato niente di quello che fino a non poco tempo fa era ritenuto chiaro per tutti. Occorre ricominciare da capo.<\/p>\n<p>A ben guardare la nostra situazione non \u00e8 molto diversa di quella dell\u2019inizio. Basta ricordare la reazione dei discepoli la prima volta che sentirono Ges\u00f9 parlare del matrimonio. \u00abAllora gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: \u201c\u00c8 lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?\u201d. Ed egli rispose: \u201cNon avete letto che il Creatore da principio li cre\u00f2 maschio e femmina e disse: Per questo l\u2019uomo lascer\u00e0 suo padre e sua madre e si unir\u00e0 a sua moglie e i due saranno una carne&nbsp; sola? Cos\u00ec che non sono pi\u00f9 due ma una carne sola Quello dunque che Dio ha congiunto, l\u2019uomo non lo separi\u201d. Gli dissero i discepoli: \u201cSe questa \u00e8 la condizione dell\u2019uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi\u201d\u00bb<a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftn2\">[2]<\/a>. Non dobbiamo sorprenderci, quindi. La stessa cosa che a tanti dei nostri contemporanei oggi, e spesso a noi stessi, appare impossibile, tale appariva anche ai discepoli.<\/p>\n<p>Questo non vuol dire che non serva nulla di quanto si \u00e8 imparato lungo una storia millenaria, ma questa ricchezza accumulata non si trasmette meccanicamente. Prosegue infatti il Papa: \u00abCertamente, le nuove generazioni possono costruire sulle conoscenze e sulle esperienze di coloro che le hanno precedute, come possono attingere al tesoro morale dell\u2019intera umanit\u00e0. Ma possono anche rifiutarlo, perch\u00e9 esso non pu\u00f2 avere la stessa evidenza delle invenzioni materiali. Il tesoro morale dell\u2019umanit\u00e0 non \u00e8 presente come sono presenti gli strumenti che si usano; esso esiste come invito alla libert\u00e0 e come possibilit\u00e0 per essa\u00bb<a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftn3\"><sup><sup>[3]<\/sup><\/sup><\/a>. La trasmissione in campo morale non \u00e8 cos\u00ec facile da trasmettere perch\u00e9 i suoi contenuti non possono avere la stessa evidenza delle scoperte scientifiche. Il tesoro morale \u00e8 un invito alla libert\u00e0.<\/p>\n<p>Per questo dobbiamo smettere di sognare \u00absistemi talmente perfetti che pi\u00f9 nessuno avrebbe bisogno di essere buono\u00bb<a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftn4\"><sup><sup>[4]<\/sup><\/sup><\/a>. Questo serve prima di tutto a noi che non siamo diversi dai pi\u00f9. Dolorosamente constatiamo come fra noi vi siano molti amici che non riescono a essere saldi di fronte alle numerose difficolt\u00e0 esterne e interne che attraversano. E quanto a noi, non \u00e8 sufficiente conoscere la vera dottrina sul matrimonio per resistere a tutte le sfide della vita. Ce lo ha ricordato sempre il Papa: \u00able buone strutture aiutano, ma da sole non bastano. L\u2019uomo non pu\u00f2 mai essere redento semplicemente dall\u2019esterno\u00bb<a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftn5\">[5]<\/a>.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Riguadagnare l\u2019io<\/span><\/p>\n<p>Come pu\u00f2 dunque accadere questo nuovo inizio auspicato da Benedetto XVI? La strada non pu\u00f2 essere altra che quella suggerita dal Faust goethiano: \u00abCi\u00f2 che hai ereditato dai tuoi padri, riguadagnatelo, per possederlo\u00bb<a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftn6\"><sup><sup>[6]<\/sup><\/sup><\/a>. Per riguadagnarlo occorre riandare all\u2019origine della esperienza amorosa, per riscoprire la sua vera natura. Soltanto questa esperienza pu\u00f2 essere adeguato punto di partenza per poter cogliere dall\u2019interno di essa il valore della proposta di Cristo all\u2019amore tra i due sposi.<\/p>\n<p>Gli sposi sono due soggetti umani, un io e un tu, un uomo e una donna, che decidono di camminare insieme verso il destino, verso la felicit\u00e0. Come impostano il loro rapporto, come lo concepiscono, dipende dall\u2019immagine che ciascuno ha della propria vita, della realizzazione di s\u00e9. Ci\u00f2 implica una concezione dell\u2019uomo e del suo mistero. Afferma il Papa: \u00abla questione del giusto rapporto fra l\u2019uomo e la donna affonda le sue radici dentro l\u2019essenza pi\u00f9 profonda dell\u2019essere umano e pu\u00f2 trovare la sua risposta soltanto a partire da qui. Non pu\u00f2 essere separata cio\u00e8 dalla domanda antica e sempre nuova dell\u2019uomo su se stesso: chi sono? cosa \u00e8 l\u2019uomo?\u00bb<a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftn7\"><sup><sup>[7]<\/sup><\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Per questo il primo aiuto che si pu\u00f2 offrire a quanti vogliono unirsi in matrimonio \u00e8 il prendere coscienza del mistero del loro essere uomini. Solo in questo modo potranno mettere adeguatamente a fuoco la loro relazione, senza attendersi da essa qualcosa che, per sua natura, nessuno pu\u00f2 dare all\u2019altro. Quanta violenza, quanta delusione potrebbero essere evitate nel rapporto matrimoniale, se fosse compresa la natura propria della persona!<\/p>\n<p>Questa mancanza di coscienza del destino dell\u2019essere umano conduce a fondare tutto il rapporto su un inganno, che si pu\u00f2 sinteticamente formulare cos\u00ec: la convinzione che il tu possa rendere felice l\u2019io. Il rapporto di coppia, in questo modo, si trasforma in un rifugio, tanto desiderato quanto inutile, per risolvere il problema affettivo. E quando l\u2019inganno si manifesta, \u00e8 inevitabile la delusione perch\u00e9 l\u2019altro non ha compiuto l\u2019aspettativa. Il rapporto matrimoniale non pu\u00f2 avere altro fondamento che la verit\u00e0 di ciascuno dei suoi protagonisti.<\/p>\n<p>Come essi possono scoprire la loro verit\u00e0, il mistero del loro essere uomini?<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">La dinamica del nuovo inizio: bellezza, segno, promessa<\/span><\/p>\n<p>\u00c8 la stessa relazione amorosa che contribuisce in maniera precipua a scoprire la verit\u00e0 dell\u2019io e del tu; e insieme con la verit\u00e0 dell\u2019io e del tu si manifesta la natura della vocazione comune.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che siamo ci viene rivelato in maniera solare dalla relazione con la persona amata. Nulla ci risveglia di pi\u00f9, nulla ci rende tanto consapevoli del desiderio di felicit\u00e0 che ci costituisce, quanto la persona amata. La sua presenza \u00e8 un bene cos\u00ec grande che ci fa cogliere la profondit\u00e0 e la vera dimensione di questo desiderio: un desiderio infinito. Si pu\u00f2 applicare per analogia al rapporto amoroso quello che Cesare Pavese dice del piacere: \u00abCi\u00f2 che un uomo cerca nei piaceri \u00e8 un infinito, e nessuno rinuncerebbe mai alla speranza di conseguire questa infinit\u00e0\u00bb<a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftn8\"><sup><sup>[8]<\/sup><\/sup><\/a>. Un io e un tu limitati suscitano l\u2019uno nell\u2019altro un desiderio infinito e si scoprono lanciati dal loro amore verso un destino infinito. In questa esperienza si rivela a entrambi la propria vocazione.<\/p>\n<p>E nello stesso momento in cui si rivelano a noi stessi le dimensioni senza limite del nostro desiderio, ci viene offerta una possibilit\u00e0 di compimento. Pi\u00f9 ancora, intravedere nella persona amata la promessa del compimento accende in noi tutto il potenziale infinito del desiderio di felicit\u00e0. Per questo non c\u2019\u00e8 nulla che ci faccia comprendere il mistero del nostro essere uomini meglio del rapporto fra un uomo e una donna, come ci ha ricordato Benedetto XVI nella Enciclica <em>Deus caritas est<\/em>: \u00abl\u2019amore tra uomo e donna, nel quale corpo e anima concorrono inscindibilmente e all\u2019essere umano si schiude una promessa di felicit\u00e0 che sembra irresistibile, emerge come archetipo [\u2026], al cui confronto, a prima vista, tutti gli altri tipi di amore sbiadiscono\u00bb<a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftn9\"><sup><sup>[9]<\/sup><\/sup><\/a>. In questo rapporto l\u2019essere umano sembra incontrare la promessa che gli fa superare il proprio limite e gli permette di raggiungere una pienezza incomparabile, poich\u00e9 \u00aballa radice di tutta la realt\u00e0 vivente c\u2019\u00e8 la sponsalit\u00e0. Ed \u00e8 la sponsalit\u00e0 che rende promessa tutto, come dice la parola stessa: sponsale vuol dire una realt\u00e0 promettente, che promette\u00bb<a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftn10\"><sup><sup>[10]<\/sup><\/sup><\/a>. Per questo la storia dell\u2019umanit\u00e0 \u2013 nelle sue pur differenti espressioni \u2013 ha sempre istituito una relazione fra l\u2019amore e il divino: \u00abl\u2019amore promette infinit\u00e0, eternit\u00e0 \u2013 una realt\u00e0 pi\u00f9 grande e totalmente altra rispetto alla quotidianit\u00e0 del nostro esistere\u00bb<a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftn11\"><sup><sup>[11]<\/sup><\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Si tratta esattamente dell\u2019esperienza che in modo indimenticabile esprime Giacomo Leopardi nel suo inno ad <em>Aspasia<\/em>: \u00abRaggio divino al mio pensiero apparve, | Donna, la tua belt\u00e0\u00bb<a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftn12\">[12]<\/a>. La bellezza della donna \u00e8 percepita dal poeta come un raggio divino, come la presenza del divino. Attraverso la bellezza della donna \u00e8 Dio che bussa alla porta dell\u2019uomo. Se l\u2019uomo non comprende la naturalezza di questa chiamata e non rischia nell\u2019assecondarla, difficilmente pu\u00f2 comprendere profondamente il proprio destino di infinit\u00e0 e di felicit\u00e0.<\/p>\n<p>La donna, con il suo limite, desta nell\u2019uomo, anch\u2019egli limitato, un desiderio di pienezza sproporzionato rispetto alla capacit\u00e0 che essa ha di rispondervi. Suscita una sete che non \u00e8 in condizione di estinguere. Suscita una fame che non trova risposta in colei che l\u2019ha destata. Da qui la rabbia, la violenza, che tante volte sorgono fra gli sposi, e la delusione nella quale vanno a cadere, se non comprendono la vera natura del loro rapporto.<\/p>\n<p>La bellezza della donna \u00e8 in realt\u00e0 raggio divino, segno che rimanda oltre, ad altra cosa pi\u00f9 grande, divina, incommensurabile rispetto alla sua natura limitata, come descrive Romeo nel dramma di William Shakespeare: \u00abFammi vedere una donna che sia bellissima fra le altre; | la sua bellezza non sar\u00e0 altro per me che una pagina | dove legger\u00f2 di quella che supera tutto per bellezza\u00bb<a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftn13\">[13]<\/a>. La sua bellezza grida: \u00abNon sono io. Io sono solo un promemoria. Guarda! Guarda! Che cosa ti ricordo?\u00bb<a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftn14\"><sup><sup>[14]<\/sup><\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>\u00c8 la dinamica del segno, della quale il rapporto fra l\u2019uomo e la donna costituisce un esempio commovente. Quanto pi\u00f9 essi vivono la presenza dell\u2019amato come segno di altro \u2013 che \u00e8 la verit\u00e0 dell\u2019amato \u2013, tanto pi\u00f9 essi attendono e bramano questo altro.<\/p>\n<p>Se non comprende questa dinamica, l\u2019uomo cade nell\u2019errore di fermarsi alla realt\u00e0 che ha suscitato il desiderio. Come se una donna che riceve un mazzo di fiori, rapita dalla loro bellezza, si dimenticasse del volto di chi glieli ha mandati, e del quale sono segno, perdendo il meglio che i fiori recavano. Non riconoscere all\u2019altro il suo carattere di segno conduce inevitabilmente a ridurlo a ci\u00f2 che appare ai nostri occhi. E prima o poi si manifesta la sua incapacit\u00e0 di rispondere al desiderio che ha suscitato.<\/p>\n<p>Per questo, se ciascuno non incontra ci\u00f2 a cui il segno rimanda, il luogo dove pu\u00f2 trovare il compimento della promessa che l\u2019altro ha suscitato, gli sposi sono condannati a essere consumati da una pretesa dalla quale non riescono a liberarsi, e il loro desiderio di infinito, che nulla come la persona amata desta, \u00e8 condannato a rimanere insoddisfatto. Di fronte a questa insoddisfazione, l\u2019unica via d\u2019uscita che oggi tanti vedono \u00e8 cambiare la coppia, dando inizio a una spirale in cui il problema viene rinviato fino al momento della successiva delusione.<\/p>\n<p>Ma entrare in questa spirale non pu\u00f2 essere l\u2019unica via d\u2019uscita. Questo \u00e8 il paradosso dell\u2019amore fra l\u2019uomo e la donna: due infiniti si incontrano con due limiti; due bisogni infiniti di essere amati si incontrano con due fragili e limitate capacit\u00e0 di amare. E solo nell\u2019orizzonte di un amore pi\u00f9 grande non si consumano nella pretesa e non si rassegnano, ma camminano insieme verso una pienezza della quale l\u2019altro \u00e8 segno. Solo nell\u2019orizzonte di un amore pi\u00f9 grande si pu\u00f2 evitare di consumarsi nella pretesa, carica di violenza, che l\u2019altro, che \u00e8 limitato, risponda al desiderio infinito che desta, rendendo cos\u00ec impossibile il compimento di s\u00e9 e della persona amata. Per scoprirlo bisogna essere disposti ad assecondare la dinamica del segno, restando aperti alla sorpresa che questa pu\u00f2 riservarci.<\/p>\n<p>Leopardi ha avuto il coraggio di correre questo rischio. Con una intuizione penetrante del rapporto amoroso, il poeta italiano intravede che ci\u00f2 che cercava nella bellezza delle donne di cui si innamorava era la Bellezza, con la maiuscola. Al vertice della sua intensit\u00e0 umana, l\u2019inno <em>Alla sua donna<\/em> esprime tutto il suo desiderio che la Bellezza, l\u2019idea eterna della Bellezza, assuma una forma sensibile. \u00c8 ci\u00f2 che \u00e8 accaduto in Cristo, il Verbo fatto carne. Per questo Luigi Giussani ha definito questa poesia come \u00abuna profezia dell\u2019Incarnazione\u00bb<a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftn15\"><sup><sup>[15]<\/sup><\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>In questo contesto si pu\u00f2 comprendere l\u2019inaudita proposta di Ges\u00f9 affinch\u00e9 l\u2019esperienza pi\u00f9 bella della vita, innamorarsi, non decada sino a trasformarsi in qualcosa di soffocante.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la pretesa di Ges\u00f9, che troviamo in alcuni passi evangelici che a prima vista possono risultarci paradossali. \u00abNon crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera: e i nemici dell\u2019uomo saranno quelli della sua casa. Chi ama il padre o la madre pi\u00f9 di me non \u00e8 degno di me; chi ama il figlio o la figlia pi\u00f9 di me non \u00e8 degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue non \u00e8 degno di me. Chi avr\u00e0 trovato la sua vita, la perder\u00e0: e chi avr\u00e0 perduto la sua vita per causa mia, la trover\u00e0. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato\u00bb<a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftn16\">[16]<\/a>.<\/p>\n<p>In questo testo Ges\u00f9 si presenta come il centro dell\u2019affettivit\u00e0 e della libert\u00e0 dell\u2019uomo. Ponendo se stesso al cuore degli stessi sentimenti naturali, si colloca a pieno diritto come loro radice vera. In tal modo Ges\u00f9 rivela la portata della promessa che la sua persona costituisce per quanti lo lasciano entrare. Non si tratta di una ingerenza di Ges\u00f9 a livello dei sentimenti pi\u00f9 intimi, ma della pi\u00f9 grande promessa che l\u2019uomo abbia potuto mai ricevere: senza amare Cristo (cio\u00e8 la Bellezza fatta carne) pi\u00f9 della persona amata, quest\u2019ultimo rapporto avvizzisce, perch\u00e9 \u00e8 Lui la verit\u00e0 di questo rapporto, la pienezza alla quale l\u2019un l\u2019altro si rinviano e nella quale il loro relazione si compie. Solo permettendoGli di entrare in esso \u00e8 possibile che il rapporto pi\u00f9 bello che pu\u00f2 accadere nella vita non si corrompa e con il tempo muoia. Tale \u00e8 l\u2019audacia della Sua pretesa.<\/p>\n<p>Come ha risposto Ges\u00f9 allo spavento dei discepoli davanti alla verit\u00e0 sul matrimonio che stava loro annunciando? Possiamo dire con una formula: facendo il cristianesimo. Egli non si \u00e8 fermato ad annunciare la verit\u00e0 del matrimonio, ma ha introdotto una novit\u00e0 nelle loro vite che ha reso possibile viverlo secondo quella verit\u00e0.<\/p>\n<p>Che questa novit\u00e0 sia qualcosa di cos\u00ec reale e corrispondente alla natura del uomo si vede dal fatto che su di essa si pu\u00f2 scommettere tutta la vita. \u00c8 ci\u00f2 che la tradizione cristiana chiama verginit\u00e0.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Matrimonio e verginit\u00e0<\/span><\/p>\n<p>Alla stupita reazione dei discepoli sulla natura originale del matrimonio, che prima abbiamo visto, Ges\u00f9 oppone una frase che pu\u00f2 apparire ancora pi\u00f9 enigmatica: \u00abEgli rispose loro: \u201cNon tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali \u00e8 stato concesso. Vi sono infatti eunuchi che sono nati cos\u00ec dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi pu\u00f2 capire, capisca\u201d\u00bb<a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftn17\">[17]<\/a>.<\/p>\n<p>In queste parole Ges\u00f9 aggiunge una nuova categoria di eunuchi a quelle gi\u00e0 note, vale a dire coloro che si fanno eunuchi per il regno dei cieli. Ovviamente si tratta della libera scelta di rinunciare a sposarsi che fanno coloro ai quali \u00e8 stato concesso di riconoscere il valore unico del regno dei cieli. Commentando questo brano, Giovanni Paolo II ha avuto modo di esprimersi come segue: \u00abnella chiamata alla continenza \u201cper il Regno dei cieli\u201d, prima gli stessi Discepoli e poi tutta la viva Tradizione scopriranno presto quell\u2019amore che si riferisce <em>a Cristo stesso come Sposo della Chiesa e Sposo delle anime<\/em>, alle quali egli ha donato se stesso sino alla fine, nel mistero della sua Pasqua e nell\u2019Eucaristia. In tal modo, la continenza \u201cper il Regno dei cieli\u201d, la scelta della verginit\u00e0 o del celibato per tutta la vita, \u00e8 divenuta nell\u2019esperienza dei discepoli e dei seguaci di Cristo un atto di <em>risposta particolare all\u2019amore <\/em>dello Sposo Divino e perci\u00f2 <em>ha acquisito il significato di un atto di amore sponsale<\/em>, cio\u00e8 di una donazione sponsale di s\u00e9, al fine di ricambiare in modo speciale l\u2019amore sponsale del Redentore; una donazione di s\u00e9, intesa come <em>rinuncia<\/em>, ma fatta soprattutto <em>per amore<\/em>\u00bb<a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftn18\">[18]<\/a>.<\/p>\n<p>Alla luce di questo si capisce cos\u2019\u00e8 la verginit\u00e0: il nuovo rapporto assolutamente gratuito che Cristo ha introdotto nella storia. La verginit\u00e0 \u00e8 vivere le cose secondo la loro verit\u00e0. E come \u00e8 entrata nel mondo la verginit\u00e0? \u00c8 entrata nel mondo come imitazione di Cristo, cio\u00e8 come imitazione di vivere di un uomo che era Dio. Nessun altra ragione pu\u00f2 sostenere una cosa cos\u00ec grande come la verginit\u00e0 nel vivere l\u2019esistenza, se non l\u2019immedesimazione con la modalit\u00e0 attraverso cui Cristo possedeva la realt\u00e0, cio\u00e8 secondo la volont\u00e0 del Padre.<\/p>\n<p>La persona di Ges\u00f9 \u00e8 un bene talmente grande e prezioso che Egli \u00e8 l\u2019unico che corrisponde pienamente alla sete di felicit\u00e0 dell\u2019uomo. Proprio questa corrispondenza unica, che la Sua persona costituisce per chi Lo incontra, rende possibile un rapporto col reale assolutamente gratuito. Per questo chi abbraccia la verginit\u00e0 pu\u00f2 essere libero per non sposarsi.<\/p>\n<p>Come coloro che sono chiamati alla verginit\u00e0 contribuiscono al regno di Dio? I chiamati alla verginit\u00e0 sono stati scelti perch\u00e9 \u00abgridino davanti a tutti, in ogni istante \u2013 tutta la loro vita \u00e8 fatta per questo \u2013 che Cristo \u00e8 l\u2019unica cosa per cui valga la pena vivere, che Cristo \u00e8 l\u2019unica cosa per cui valga la pena che il mondo esista. [&#8230;] Questo \u00e8 il <em>valore oggettivo <\/em>della vocazione: la <em>forma<\/em> della loro vita gioca nel mondo per Cristo, lotta nel mondo per Cristo. La forma stessa della loro vita! [&#8230;] \u00c8 una vita che come forma grida: \u201cGes\u00f9 \u00e8 tutto\u201d. Gridano questo davanti a tutti, a tutti coloro che li vedono, a tutti coloro che in loro si imbattono, a tutti coloro che li sentono, a tutti coloro che li guardano\u00bb<a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftn19\">[19]<\/a>.<\/p>\n<p>La vocazione alla verginit\u00e0 \u00e8 strettamente collegata alla vocazione al matrimonio. Rispondendo alla chiamata i vergini gridano agli sposati la verit\u00e0 del loro amore. Seguiamo ancora Giovanni Paolo II: \u00abAlla luce delle parole di Cristo, come pure alla luce di tutta l\u2019autentica tradizione cristiana, \u00e8 possibile dedurre che tale <em>rinuncia \u00e8 ad un tempo una particolare forma di affermazione di quel valore<\/em>, da cui la persona non sposata si astiene coerentemente, seguendo il consiglio evangelico. Ci\u00f2 pu\u00f2 sembrare un paradosso. \u00c8 noto, tuttavia, che il paradosso accompagna numerosi enunciati del Vangelo, e spesso quelli pi\u00f9 eloquenti e profondi. Accettando un tale significato della chiamata alla continenza \u201cper Regno dei cieli\u201d, traiamo una conclusione corretta, sostenendo che la realizzazione di questa chiamata serve anche \u2013 e in modo particolare \u2013 alla conferma del significato sponsale del corpo umano nella sua mascolinit\u00e0 e femminilit\u00e0. <em>La rinuncia<\/em> al matrimonio per il regno di Dio mette in <em>evidenza<\/em> al tempo stesso quel significato in tutta la sua verit\u00e0 interiore e in tutta la sua personale bellezza. Si pu\u00f2 dire che questa rinuncia da parte delle singole persone, uomini e donne, sia in un certo senso indispensabile, affinch\u00e9 lo stesso significato sponsale del corpo sia pi\u00f9 facilmente riconosciuto in tutto l\u2019ethos della vita umana e soprattutto nell\u2019ethos della vita coniugale e familiare\u00bb<a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftn20\">[20]<\/a>.<\/p>\n<p>La verginit\u00e0 \u00e8 l\u2019autentica speranza per gli sposati; \u00e8 la radice della possibilit\u00e0 di vivere il matrimonio senza pretesa e senza inganni: \u00abIn forza di questa testimonianza, la verginit\u00e0 tiene viva nella Chiesa la coscienza del mistero del matrimonio e lo difende da ogni riduzione e da ogni impoverimento\u00bb<a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftn21\"><sup><sup>[21]<\/sup><\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>\u00abPer questo la verginit\u00e0 \u00e8 la virt\u00f9 cristiana ideale di qualsiasi rapporto, anche del rapporto tra un uomo e una donna sposati. E, infatti, il culmine del loro rapporto, il momento culminante del loro rapporto \u00e8 l\u00e0 dove si sacrificano, non l\u00e0 dove esprimono il loro possesso. Perch\u00e9, per il peccato originale, di fatto, l\u2019afferrare fa scivolare. \u00c8 come se uno desidera una cosa e corre verso questa cosa e, quando \u00e8 l\u00ec vicino, corre talmente che vi spacca il naso contro: scivola, incespica. \u00c8 per questo che noi diciamo che la verginit\u00e0 \u00e8 un possesso con un distacco dentro\u00bb<a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftn22\">[22]<\/a>. Il possesso vero che sperimentiamo \u00e8 un possesso con un distacco dentro.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Il luogo della famiglia: comunit\u00e0 cristiane vive<\/span><\/p>\n<p>Appare quindi in tutta la sua importanza il compito della comunit\u00e0 cristiana: favorire una esperienza del cristianesimo per la pienezza della vita di ciascuno. Solo nell\u2019\u00e0mbito di questa relazione pi\u00f9 grande \u00e8 possibile non divorarsi, perch\u00e9 ciascuno trova in essa il suo compimento umano, sorprendendo in s\u00e9 stesso una capacit\u00e0 d\u00ec abbracciare l\u2019altro nella sua diversit\u00e0, di una gratuit\u00e0 senza limiti, di un perdono sempre rinnovato.<\/p>\n<p>Senza comunit\u00e0 cristiane capaci di accompagnare e sostenere gli sposi nella loro avventura, sar\u00e0 difficile, se non impossibile, che essi la portino a compimento felicemente. Gli sposi, a loro volta, non possono esimersi dal lavoro di una educazione \u2013 della quale sono i protagonisti principali \u2013, pensando che appartenere alla comunit\u00e0 ecclesiale li liberi dalle difficolt\u00e0. In questo modo si rivela pienamente la natura della vocazione matrimoniale: camminare insieme verso l\u2019Unico che pu\u00f2 rispondere alla sete di felicit\u00e0 che l\u2019altro risveglia costantemente in me, cio\u00e8 verso Cristo. Cos\u00ec si eviter\u00e0 di passare, come la Samaritana, di marito in marito senza riuscire a soddisfare il proprio autentico desiderio. La coscienza della sua incapacit\u00e0 a risolvere da sola il proprio dramma \u2013 nemmeno cambiando cinque volte marito! \u2013 le ha fatto percepire Ges\u00f9 come un bene cos\u00ec desiderabile da non poter fare a meno di gridare: \u00abdammi di quest\u2019acqua, perch\u00e9 non abbia pi\u00f9 sete\u00bb<a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftn23\">[23]<\/a>.<\/p>\n<p>Conscio della situazione attuale, Benedetto XVI afferma la necessit\u00e0 \u00abche le famiglie non siano sole. Un piccolo nucleo familiare pu\u00f2 trovare ostacoli difficili da superare se si sente isolato dal resto dei suoi familiari e amici. Perci\u00f2, la comunit\u00e0 ecclesiale ha la responsabilit\u00e0 di offrire sostegno, stimolo e alimento spirituale che fortifichi la coesione familiare, soprattutto nelle prove o nei momenti critici. In questo senso, \u00e8 molto importante il ruolo delle parrocchie, cos\u00ec come delle diverse associazioni ecclesiali, chiamate a collaborare come strutture di appoggio e mano vicina della Chiesa per la crescita della famiglia nella fede\u00bb<a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftn24\"><sup><sup>[24]<\/sup><\/sup><\/a>. Questo invito pieno di tenerezza e di realismo \u00e8 allo stesso tempo l\u2019indicazione di un compito: la famiglia come tale abbisogna di un luogo per vivere, ed esso pu\u00f2 essere solo costituito da comunit\u00e0 cristiane che a loro volta vivano in pienezza contemplativa e operativa la propria fede. In un intervista Giussani utilizzava la seguente immagine: \u00abUn popolo nasce da un avvenimento, si costituisce come realt\u00e0 che vuole affermarsi in difesa della sua tipica vita contro chi la minaccia. Immaginiamo due famiglie su palafitte in mezzo a un fiume che si ingrossa. L\u2019unit\u00e0 di queste due famiglie, e poi di cinque, di dieci famiglie, man mano che si ingrossa la generazione, \u00e8 una lotta per la sopravvivenza e, ultimamente, una lotta per affermare la vita. Senza volerlo, affermano un ideale che \u00e8 la vita. Cos\u00ec la gente che dice di riferirsi a un popolo reputa inesorabilmente positiva la vita. Per la conoscenza razionalmente impegnata che ho della vita del singolo e della societ\u00e0, queste condizioni dell\u2019idea di popolo toccano il vertice di concezione e di attuazione nell\u2019annuncio del Fatto cristiano, nel quale per noi si compie quello che ha qualificato in tutta la sua storia il grande <em>ethos <\/em>del popolo ebraico e la sua tensione a cambiare la terra\u00bb<a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftn25\"><sup><sup>[25]<\/sup><\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>L\u2019appartenenza di un essere umano alla propria famiglia si dilata allora nell\u2019appartenenza alla Chiesa, e dunque a quel brandello di Chiesa in cui ognuno di noi sperimenta la presenza universale di Cristo. Lo stringersi fraternamente insieme, il creare dimore ospitali: sono questo il contributo maggiore che i cristiani possono dare per favorire e accompagnare l\u2019esperienza della famiglia come cammino inesausto verso la pienezza costituita da Cristo. \u00abIl superamento della solitudine nell\u2019esperienza dello Spirito di Cristo non accosta l\u2019uomo agli altri, lo spalanca a essi fin dalle profondit\u00e0 del suo essere. [&#8230;] La comunit\u00e0 diventa essenziale alla vita stessa di ognuno. [&#8230;] Il \u201cnoi\u201d diventa pienezza dell\u2019\u201cio\u201d, legge della realizzazione dell\u2019\u201cio\u201d\u00bb<a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftn26\"><sup><sup>[26]<\/sup><\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Senza l\u2019esperienza di pienezza umana che Cristo rende possibile, l\u2019ideale cristiano del matrimonio si riduce a qualcosa di impossibile da realizzare. L\u2019indissolubilit\u00e0 e l\u2019eternit\u00e0 dell\u2019amore appaiono come chimere irraggiungibili. E in realt\u00e0 esse sono frutti tanto gratuiti di una intensit\u00e0 di esperienza di Cristo che agli stessi sposi appaiono come una sorpresa, come la testimonianza che, davvero, \u00abnulla \u00e8 impossibile a Dio\u00bb<a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftn27\">[27]<\/a>. Solo una tale esperienza pu\u00f2 mostrare oggi la razionalit\u00e0 della fede cristiana, una realt\u00e0 che corrisponde totalmente al desiderio e alle esigenze dell\u2019uomo, anche nel matrimonio e nella famiglia.<\/p>\n<p>Questa testimonianza \u00e8 il contributo che possono dare oggi gli sposi cristiani di fronte al travaglio in cui si trovano tanti dei loro concitadini. \u00c8 una testimonianza gratuita che sfider\u00e0 la ragione e la libert\u00e0 di chi, cercando una autentica risposta alla propria esigenza di felicit\u00e0, non riesce a trovarla. \u00c8 una testimonianza che cerchiamo di dare nella consapevolezza che \u00ababbiamo questo tesoro in vasi di creta, perch\u00e9 appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi\u00bb<a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftn28\">[28]<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr size=\"1\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftnref1\">[1]<\/a> <em>Spe salvi<\/em>, 24.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftnref2\">[2]<\/a> <em>Mt<\/em> 19,3-6.10.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftnref3\">[3]<\/a><em> Spe salvi<\/em>, 24.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftnref4\">[4]<\/a> T.S. Eliot, <em>Choruses from \u201cThe Rock\u201d<\/em>, 6 (\u00abBy dreaming of systems so perfect that no one will need to be good\u00bb).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftnref5\">[5]<\/a> <em>Spe salvi<\/em>, 25.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftnref6\">[6]<\/a> J.W. Goethe, <em>Faust<\/em>, 682-683 (\u00abWas du ererbt von deinen V\u00e4tern hast, | Erwirb es, um es zu besitzen!\u00bb).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftnref7\">[7]<\/a> Benedetto XVI, <em>Famiglia e comunit\u00e0 cristiana: formazione della persona e trasmissione della fede<\/em>.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftnref8\">[8]<\/a> C. Pavese, <em>Il mestiere di vivere<\/em>, Einaudi, Torino 1973, p. 190.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftnref9\">[9]<\/a> <em>Deus caritas est<\/em>, 2.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftnref10\">[10]<\/a> L. Giussani, <em>Affezione e dimora<\/em>, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 2001, p. 130.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftnref11\">[11]<\/a> <em>Deus caritas est<\/em>, 5.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftnref12\">[12]<\/a> G. Leopardi, <em>Aspasia<\/em>, 33-34.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftnref13\">[13]<\/a> W. Shakespeare, <em>Romeo and Juliet<\/em>, I, I, (\u00abShow me a mistress that is passing fair, | What doth her beauty serve, but as a note | Where I may read who pass\u2019d that passing fair?\u00bb).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftnref14\">[14]<\/a> C.S. Lewis, <em>Sorpreso dalla gioia<\/em>, Jaca Book, Milano 2002, p. 160.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftnref15\">[15]<\/a> L. Giussani, <em>Le mie letture<\/em>, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 1996, p. 30.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftnref16\">[16]<\/a> <em>Mt<\/em> 10,34-40.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftnref17\">[17]<\/a> <em>Mt<\/em> 19,11-12.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftnref18\">[18]<\/a> Giovanni Paolo II, <em>Udienza generale, 28 aprile 1982<\/em>.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftnref19\">[19]<\/a> L. Giussani, <em>Il tempo e il tempio. Dio e l\u2019uomo<\/em>, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 1995, pp. 20-21.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftnref20\">[20]<\/a> Giovanni Paolo II, <em>Udienza generale, 5 maggio 1982<\/em>.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftnref21\">[21]<\/a> <em>Familiaris consortio<\/em>, 16.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftnref22\">[22]<\/a> L. Giussani, <em>Affezione e dimora<\/em>, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 2001, p. 250.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftnref23\">[23]<\/a> <em>Gv<\/em> 4,15.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftnref24\">[24]<\/a> Benedetto XVI, <em>Incontro festivo e testimoniale per la conclusione del V Incontro Mondiale delle Famiglie<\/em>.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftnref25\">[25]<\/a> L. Giussani, <em>L\u2019io, il potere, le opere. Contributi da un\u2019esperienza<\/em>, Marietti, Genova 2000, p. 251.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftnref26\">[26]<\/a> L. Giussani, <em>Il cammino al vero \u00e8 un\u2019esperienza<\/em>, Rizzoli, Milano 2006, p. 110.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftnref27\">[27]<\/a> <em>Lc<\/em> 1,37.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.sindacatodellefamiglie.org\/wp-admin\/#_ftnref28\">[28]<\/a> <em>2Cor<\/em> 4,7.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><strong>&nbsp;<\/strong><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div><strong>&nbsp;<\/strong><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div><strong>&nbsp;<\/strong><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>&#8220;Famiglia: un&#8217;esperienza positiva in atto<\/strong>&nbsp;&#8221;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">&nbsp;Meeting di Rimini, Mercoled\u00ec, 22 agosto 2007, ore 19.00<\/p>\n<p>Partecipano:<\/p>\n<p>Eugenia Roccella, Giornalista e Scrittrice; Jimmy Garbujo, di Associazione <em>Famiglie per l\u2019Accoglienza<\/em>: Emilio Gobbi, di Associazione <em>Fraternit\u00e0<\/em> di Crema; Caterina Tartaglione, Presidente del <em>Sidef<\/em>.<\/p>\n<p>Moderatore:<\/p>\n<p>Alberto Savorana, Direttore di <em>Tracce<\/em><\/p>\n<p><strong>MODERATORE<\/strong><strong>:<\/strong><\/p>\n<p>Diceva Don Giussani: \u201cPerci\u00f2 la preoccupazione educativa di una famiglia \u00e8 intelligente e umana nella misura in cui si rassegna ad uscire da un comodo anche meritato, per stabilire rapporti che creino una trama sociale che si opponga alla trama sociale dominante\u201d. Sono parole scritte nel 2000, ma che conservano e aumentano la loro carica di attualit\u00e0 e di pertinenza alla situazione presente. Proprio per questo noi abbiamo voluto mettere a tema al Meeting la famiglia, offrendo innanzitutto tre testimonianze, tre contributi&nbsp; cui abbiamo chiesto ad Eugenia di reagire, giudicandoli, commentandoli e a partire da questi esporre il suo punto di vista, come lei in questo momento preciso vede la situazione e la sfida che ci attende per il futuro. Abbiamo voluto offrire tre contributi positivi, perch\u00e9 come aveva scritto Giancarlo Cesana, all\u2019indomani del Family Day, \u201cSan Giovanni in Laterano \u00e8 stato una sorpresa\u201d perch\u00e9 \u00e8 stata la sorpresa di uomini e donne, di famiglie, per i quali la tensione alla verit\u00e0 della propria umanit\u00e0 e la tensione alla verit\u00e0 del proprio rapporto affettivo verso il destino, sono una cosa che interessa. E\u2019 stata una novit\u00e0 di un popolo, di un popolo di famiglie, dal quale la sfida attuale \u00e8 sentita come personale ed \u00e8 condivisa. Allora noi abbiamo invitato tre persone che, a diverso titolo, partecipano, si dedicano a tre realt\u00e0 di ambito familiare, tutte e tre nate all\u2019interno dell\u2019esperienza di Comunione e Liberazione. Caterina Tartaglione del Sindacato delle famiglie, Jimmi Garbujo delle Famiglie per l\u2019Accoglienza ed Emilio Gobbi dell\u2019Associazione Fraternit\u00e0 di Crema. Al termine delle loro tre testimonianze, io darei la parola ad Eugenia che reagir\u00e0 a caldo a quello che avr\u00e0 ascoltato e poi ci dir\u00e0 come lei percepisce la situazione del momento e la sfida del futuro.<\/p>\n<p><strong>CATERINA TARTAGLIONE: <\/strong><\/p>\n<p>Buonasera a tutti, ringrazio gli amici del meeting per questa opportunit\u00e0 che ha permesso a me e alla mia famiglia di ripensare alla nostra esperienza. Non \u00e8 facile concentrare in pochi minuti quasi 30 anni di vita matrimoniale. Sono infatti cos\u00ec tanti gli avvenimenti e le persone che ne hanno segnato il percorso, facendone gli argini e le sponde, permettendo a ci\u00f2 che abbiamo vissuto in questi anni di non essere disperso in frammenti isolati, ma di formare anelli legati insieme a comporre la nostra storia. Storia in cui nulla \u00e8 andato perduto.<\/p>\n<p>L\u2019inizio \u00e8 sempre determinante perch\u00e9 contiene gi\u00e0 tutto lo svolgimento futuro, dal s\u00ec iniziale, dalla promessa di fedelt\u00e0 pronunciata nel sacramento del matrimonio, \u00e8 scaturita una tale grazia da permetterci di dire: \u201cne \u00e8 valsa la pena o meglio, oggi ne vale la pena\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019inevitabile impegno che questa scelta comporta \u00e8 per una pienezza umana, per una vita nuova, buona, dove si rivela una possibilit\u00e0 di felicit\u00e0 non solo per noi ma anche per tutte le persone che incontriamo.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che ha permesso questa unit\u00e0 tra noi, cos\u00ec diversi e ha legato tutti gli avvenimenti vissuti,anche dolorosi, \u00e8 stato intravedere che c\u2019\u00e8 un nesso fra tutte le cose, un significato, una verit\u00e0 sottesa per cui io e mio marito stiamo insieme e rende positivo ci\u00f2 che viviamo.<\/p>\n<p>Il primo sentimento per noi \u00e8 quello di una profonda gratitudine a chi ci ha consegnato questa verit\u00e0, don Giussani, incontrato fin dai tempi dell\u2019universit\u00e0 e che ha acceso i nostri cuori e ci ha affascinati, permettendoci di amare con ragionevolezza la Chiesa che da sempre custodisce questa verit\u00e0 in una compagnia di uomini, luogo e presenza di Cristo.<\/p>\n<p>Il secondo punto che ci ha accompagnati nel cammino \u00e8 la frase che don Giussani ci ha affidato, nell\u2019omelia del nostro matrimonio: \u201cRicordatevi che \u00e8 per un compito\u201d.<\/p>\n<p>Questa frase da subito ci ha interpellati anche se all\u2019inizio non abbiamo capito. Lo stiamo comprendendo strada facendo, crescendo nell\u2019esperienza del movimento di Comunione e Liberazione dove siamo stati educati ad avere uno sguardo sulla persona, senza pretendere che l\u2019altro sia la risposta esauriente al desiderio di felicit\u00e0 e anche dopo tanti anni di matrimonio \u00e8 un\u2019educazione continua. Ci siamo accorti cos\u00ec che il rapporto maturando non pu\u00f2 avere diverso fondamento che la verit\u00e0 di ciascuno. In questa esperienza infatti si rivela ad entrambi la propria vocazione.<\/p>\n<p>Per noi vivere il matrimonio vuol dire camminare insieme verso Cristo, l\u2019Unico capace di rispondere alla sete di felicit\u00e0 che l\u2019altro suscita costantemente in noi. Cos\u00ec ci scopriamo capaci di abbracciare la diversit\u00e0 ed i nostri limiti, perdonandoci.<\/p>\n<p>Questo avviene perch\u00e9, noi per primi, siamo stati accolti, sostenuti e sorretti nell\u2019affronto della vita quotidiana, in modo totalmente gratuito, dalla compagnia di tanti amici ai quali siamo legati in maniera indissolubile. In particolare per noi \u00e8 stata l\u2019amicizia con i Memores Domini della casa di Gudo, con la famiglia di Buccinasco che ha ospitato per anni mia figlia, quando in prima liceo ha deciso di fare un\u2019esperienza di pi\u00f9 ampio respiro andando a studiare a Milano. In questa situazione per noi di sofferenza e preoccupazione Don Giussani ci ha tranquillizzati dicendoci. \u201cAffidatela a questi amici, \u00e8 come se fosse con voi\u201c. Abbiamo sperimentato cos\u00ec la solidariet\u00e0 di un\u2019altra famiglia e iniziato un cammino comune educativo, dove siamo stati educati noi insieme ai nostri figli. Queste persone sono per noi l\u2019abbraccio concreto di Cristo: un dono, una grazia che ci accompagna costantemente.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 qualcosa di pi\u00f9 grande su cui tutta la famiglia si regge ed \u00e8 unita, al di l\u00e0 degli inevitabili errori che si possono fare. E\u2019 una certezza che cerchiamo di trasmettere ai nostri figli, pi\u00f9 importante del lavoro, dei soldi, dei successi personali: \u00e8 il desiderio di bene l\u2019uno per l\u2019altro .<\/p>\n<p>Per me l\u2019altra esperienza fondamentale \u00e8 che la famiglia \u00e8 proprio il luogo della libert\u00e0 perch\u00e9 introducendo proposte e non dubbi permette ai miei figli di confrontarsi, di esercitare cio\u00e8 la loro capacit\u00e0 di giudizio. Non \u00e8 un rapporto a senso unico, anche noi genitori siamo educati ad essere liberi dallo schema fatto sui figli: normalmente infatti le loro decisioni spiazzano e rompono i miei progetti.<\/p>\n<p>Tutto questo l\u2019abbiamo imparato nel tempo, non astrattamente ma da una presenza concreta, una compagnia che gi\u00e0 negli anni dell\u2019Universit\u00e0, a Milano, non si tirava indietro nel giudicare tutto ci\u00f2 che accadeva, in un periodo in cui non era facile affermare la propria appartenenza alla Chiesa.<\/p>\n<p>Questi stessi amici 25 anni fa hanno proposto a me e a mio marito di iniziare a Pesaro il Sindacato delle Famiglie e l\u2019idea ci piacque subito, ci corrispondeva. C\u2019\u00e8 sembrata un\u2019occasione per approfondire l\u2019essere famiglia con tutto ci\u00f2 che comportava: l\u2019inizio del lavoro, l\u2019educazione dei figli, il desiderio di continuare a vivere l\u2019esperienza incontrata.<\/p>\n<p>Sono stati coinvolti, in questa avventura, gli amici pi\u00f9 prossimi e anche alcuni pazienti (siamo 2 medici).<\/p>\n<p>La presentazione come Sindacato \u00e8 coincisa con la prima battaglia intrapresa per avere a Pesaro un nuovo acquedotto che la citt\u00e0 attendeva da 30 anni. Le famiglie erano costrette ad acquistare acqua minerale con una notevole spesa economica: quella volta abbiamo raccolto in piazza pi\u00f9 di 3.500 firme, organizzato assemblee pubbliche e sicuramente il nostro coinvolgimento ha contribuito a sollecitare la costruzione dell\u2019attuale acquedotto.<\/p>\n<p>Questo giocarsi in prima persona \u00e8 stato determinante nel far crescere in noi una consapevolezza nuova, pi\u00f9 matura, dove la vocazione personale \u00e8 passata attraverso la condizione di sposi, e si \u00e8 delineata anche come responsabilit\u00e0 ed impegno personale nella costruzione di quest\u2019opera.<\/p>\n<p>Siamo stati sostenuti dall\u2019amicizia con Peppino Zola e la moglie Adriana, fondatori del Sidef, con Paola Soave per tanti anni alla guida dell\u2019opera, dagli incontri con i responsabili e dai rapporti con gli amici delle varie sedi locali in cui via via ha preso vita e si \u00e8 articolato il Sidef .<\/p>\n<p>Questa capacit\u00e0 di coinvolgimento, cercando di apprezzare il positivo presente nell\u2019altro, ha fatto nascere una vastissima trama di rapporti e di amicizie, facendo accrescere la stima da parte di tante persone di altre associazioni e movimenti, in particolar modo degli amici del Forum. La cordialit\u00e0 e la \u201csimpatia\u201d per l\u2019uomo, imparate continuamente nel Movimento, sono fondamentali nell\u2019incontro con gli altri e nella condivisione dei loro bisogni.<\/p>\n<p>Cos\u00ec ci ha incoraggiati Don Giussani nel 1993 durante un incontro con i responsabili del Sidef, determinante per ognuno di noi. Ci ha detto: \u201c se questo assetto della famiglia con i riferimenti originali su cui si appoggia non \u00e8 difeso socialmente, il fenomeno si deprime, viene soverchiato e schiacciato. Questa \u00e8 una carit\u00e0 per tutta la societ\u00e0 che permane\u201d.<\/p>\n<p>Le sue parole ci hanno sostenuto e accompagnato in ogni tipo di iniziative sociali e politiche, a livello sia locale che nazionale.<\/p>\n<p>Abbiamo difeso pubblicamente la realt\u00e0 famiglia l\u00e0 dove \u00e8 stata minacciata o non riconosciuta o anche sottilmente ostacolata perch\u00e9 considerata non determinante per lo sviluppo della societ\u00e0. Spesso a parole ne viene sottolineato il valore, ma nei fatti la societ\u00e0 attuale vuole l\u2019uomo solo, sganciato da questa prima esperienza di socialit\u00e0 che \u00e8 la famiglia, per renderlo pi\u00f9 manipolabile dal potere.<\/p>\n<p>Il Family Day \u00e8 stato il frutto di una coscienza nata da un lavoro comune.<\/p>\n<p>Da 3 anni, per lo stesso motivo, ho accettato di fare il Consigliere Comunale in una lista civica. Il punto discriminante per accogliere questo ulteriore impegno \u00e8 stato di evidenziare sempre pi\u00f9 nel sociale i giudizi e le proposte emergenti dalla nostra originale esperienza e dall\u2019 amicizia fraterna che vivo con chi a Pesaro costruisce il Sindacato insieme a me. La nostra forza e la nostra presenza pubblica in citt\u00e0 nascono da questa unit\u00e0, cos\u00ec pure le battaglie fatte in Comune per la difesa, ad esempio, delle convenzioni per le scuole paritarie o per un fisco pi\u00f9 equo a misura di famiglia. Mi ha colpita lo stupore di un consigliere di maggioranza che mi ha detto: \u201cSi vede che ami quello che dici, che ci credi e anche se sono dall\u2019altra parte ho votato per la tua mozione\u201d.<\/p>\n<p>Un modo di vivere cos\u00ec chiede e da\u2019 ragioni confrontabili con ogni posizione perch\u00e9 al centro, in ogni caso, c\u2019\u00e8 la persona con tutti i suoi desideri: da questo riconoscimento \u00e8 possibile una costruzione comune.<\/p>\n<p>Io e la mia famiglia, non possiamo che essere riconoscenti a chi ci ha insegnato a vivere cos\u00ec, a chi ci insegnato innanzi tutto le ragioni del compito ma anche il gusto, la libert\u00e0, la passione e quella ingenua baldanza che ci permette di affrontare senza timore la realt\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>MODERATORE<\/strong><strong>:<\/strong><\/p>\n<p>Si vede che ami quello che dici. Solo l\u2019esperienza di un grande amore, cio\u00e8 di una passione convincente e avvincente mette in moto, mette in azione, fa cercare solidariet\u00e0 aiuti per portare la battaglia della verit\u00e0. Adesso ascoltiamo Jimmi Garbujo della Famiglie per l\u2019accoglienza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>JIMMI GARBUJO:<\/strong><\/p>\n<p>Grazie. Io&nbsp; sono sposato da&nbsp; anni con Silvia. Abbiamo quattro figli. La nostra \u00e8 una storia molto semplice e piena di gratitudine. Un anno dopo il matrimonio abbiamo incontrato subito, venendo da fuori, alcune famiglie che facevano accoglienza. Ne \u00e8 nata un\u2019amicizia inaspettata, intensa, gratuita che mi ha portato qui. E soprattutto questo rapporto ci ha aiutato ad approfondire l\u2019esperienza di Comunione e Liberazione che avevamo incontrato proprio con queste famiglie. Ma la cosa che ha colpito me e mia moglie da subito era stata la passione con cui questa gente viveva la normalit\u00e0 della vita, ogni aspetto della vita quotidiana. Ci veniva detto: \u201cstateci vicino, la vostra amicizia per noi \u00e8 preziosa\u201d e sinceramente noi non capivamo in che cosa eravamo preziosi, ma ci siamo stati perch\u00e9 ci interessava imparare quello sguardo per cui la realt\u00e0 \u00e8 sempre da abbracciare perch\u00e9 \u00e8 sempre interessante. Di fatto per noi la sfida in quegli anni \u00e8 stata sulla normalit\u00e0 della vita quotidiana della nostra famiglia, cio\u00e8 imparare a desiderare che le solite cose diventassero occasione di una novit\u00e0 e di uno stupore per noi e per i quattro figli che via via sono arrivati. Vi sto parlando di un periodo che \u00e8 durato circa dieci anni. Era inevitabile che ad una certo punto io e mia moglie ci domandassimo: \u201cMa noi, non accogliamo nessuno?\u201d Era come un dubbio, anzi una pretesa ultima che mettevamo su ci\u00f2 che stavamo vivendo. La domanda era sorta perch\u00e9 avevamo partecipato alla nascita dell\u2019Associazione Famiglie per l\u2019Accoglienza in Veneto. Ma questi amici ci facevano notare che i nostri figli e i ritmi familiari ancora forse non permettevano un\u2019accoglienza. Allora dopo anni, ripensando a tutte queste vicende, ho capito un po\u2019 di pi\u00f9 ci\u00f2 che Don Giussani, proprio alla prima pagina de \u201c<em>Il miracolo dell\u2019ospitalit\u00e0<\/em>\u201d, dice: \u201cState all\u2019erta, vigilate, siate coscienti del vostro rapporto con Dio\u201d. E due o tre pagine dopo: \u201cnon possiamo spalancare la nostra presenza ad accogliere la presenza di un altro se innanzitutto noi non ci sentiamo accolti\u201d. Guardando queste famiglie, stando con loro, abbiamo imparato a coinvolgerci con la nostra vita, a guardarla&nbsp; con meno ansia e pretesa, pi\u00f9 tesi a riconoscere questa paternit\u00e0 e ci\u00f2 che \u00e8 accaduto a noi \u00e8 un\u2019esperienza che capita spesso nella nostra Associazione, cio\u00e8 la famiglia che accoglie e le famiglie vicine che collaborano e aiutano, crescono nell\u2019umanit\u00e0 allo stesso modo, perch\u00e9 respirano la stessa aria, perch\u00e9 partecipano dello stesso bene. Ecco,&nbsp; perch\u00e9 in Italia a fronte di pi\u00f9 di 500 gesti di accoglienza che esistono all\u2019interno della nostra Associazione, ci sono iscritte pi\u00f9 di 6000 famiglie. Poi quando meno te l\u2019aspetti accadono dei fatti. Ne racconto due brevemente. Il primo: durante una vacanza in montagna, una ragazza ci propone di accogliere una mamma con un ritardo psichico. E\u2019 stata da noi sei mesi. A questa donna erano stati tolti i figli, era stata abbandonata dal marito, quindi una situazione pesante. Tuttora lei fa parte della nostra famiglia, anche se non \u00e8 pi\u00f9 con noi e sin dal primo giorno, ma anche adesso, quando \u00e8 in un momento di fatica, telefona a mia moglie e dice: \u201cMa tu mi vuoi bene?\u201d Questa cosa ci ha sempre aiutato a far memoria del \u201cPietro, mi ami tu?\u201d e quindi ci ha aiutato a ricentrare sempre lo sguardo su di noi, su lei, l\u2019accolta e anche sui nostri figli. Secondo fatto: sempre una persona adulta. Al sabato sera arriva la fatidica telefonata. Quest\u2019uomo viene a casa nostra, sta l\u00ec tre giorni. Il secondo giorno comincia a raccontarci la sua storia, pesantissima e comincia a recriminare sull\u2019ingiustizia che c\u2019\u00e8 nel mondo, sulla sfortuna che lui ha avuto. Io e mia moglie eravamo l\u00ec, sperando che i figli non ascoltassero, e gli abbiamo detto: \u201cNoi non sapevamo nulla di te e ti abbiamo accolto in casa, di questo non puoi non tenerne conto\u201d. Ma gli dicevamo questo per ricordare a noi proprio che l\u2019ultima parola sulla vita non \u00e8 la fatica o la sfortuna ma \u00e8 l\u2019esperienza di&nbsp; misericordia e gratuit\u00e0 che il Signore ci fa fare, di cui per\u00f2 purtroppo ci dimentichiamo spesso. E veniamo all\u2019oggi. Due anni e mezzo fa circa, il funzionario responsabile della Tutela Minori della nostra Als chiede all\u2019Associazione Famiglie per l\u2019Accoglienza una famiglia per entrare in una casa di accoglienza. Lui chiedeva una famiglia che avesse un po\u2019 di esperienza di accoglienza ma soprattutto che fosse all\u2019interno di una storia, all\u2019interno di una compagnia di famiglie. Quindi aveva scelto la storia della nostra associazione. E\u2019 cominciata la ricerca di una famiglia, ma la cosa non era semplice e l\u2019elenco che avevamo scritto si \u00e8 subito esaurito, perch\u00e9 bisognava trasferirsi,&nbsp; traslocare. E una bella mattina io e mia moglie ci siamo guardati e ci siamo solo detti: \u201cE noi?\u201d. Non abbiamo analizzato, non abbiamo soppesato, non abbiamo calcolato i rischi, anche se dopo sono tutte cose da affrontare. Ma ci\u00f2 da cui siamo partiti \u00e8: \u201cPerch\u00e9 no?\u201d. E con questo \u201cperch\u00e9 no?\u201d siamo andati da questi nostri amici, quelli che a suo tempo ci avevano aiutato a dire di no. Solo che questa volta tutti, dal primo all\u2019ultimo, facevano il tifo per noi. Quindi ad aprile di quest\u2019anno, sabato santo, prima di Pasqua, siamo entrati in questa nuova casa. \u201cLa vocazione \u2013 dice Don Giussani &#8211;&nbsp; si presenta pi\u00f9 come una possibilit\u00e0 intravista che come ineluttabilit\u00e0 inequivocabile e questo \u00e8 un bene, perch\u00e9 ci aiuta a non essere presuntuosi e a chiedere sempre\u201d. Ma c\u2019\u00e8 un\u2019altra questione. Ma come pu\u00f2 la vita continuare a corrispondere anche quando le circostanze cambiano in maniera cos\u00ec eclatante? Noi ce lo chiediamo spesso perch\u00e9 \u00e8 una questione che vogliamo capire bene. Perch\u00e9 vogliamo capire bene che cosa ci sta succedendo. Perch\u00e9 sinceramente i primi ad essere stupiti di questa cosa qui siamo noi. La risposta che abbiamo intuito \u00e8 questa: la corrispondenza c\u2019\u00e8 laddove uno \u00e8 in gioco con la propria umanit\u00e0. E questa \u00e8 la posizione che abbiamo imparato guardando molti di voi qui presenti: vivere la propria vita semplice, straordinariamente normale eppure cos\u00ec affascinante. Siamo stati proprio educati, dobbiamo riconoscerlo, ad essere in gioco, a stare in gioco dentro la realt\u00e0 e ad affidarci alla storia in cui il Signore ci ha messo, perch\u00e9 questo, l\u2019abbiamo sperimentato pi\u00f9 volte, ci permette di ricominciare sempre. Giussani dice che non c\u2019\u00e8 gratuit\u00e0 autentica se non si vive con gratitudine la carit\u00e0 con cui Cristo ha toccato la nostra vita attraverso l\u2019esempio di altri e senza la fedelt\u00e0 a questa compagnia, la nostra carit\u00e0 non farebbe storia. Non sarebbe possibile concepirsi da soli. Diceva prima il dottor Savorana: \u201cnon si pu\u00f2 resistere da soli\u201d. Il nostro s\u00ec non ci sarebbe stato se non ci fossero stati i s\u00ec di tanti di voi qui presenti e a casa. Un esempio eclatante \u00e8 questo. Questa nostra casa nuova, noi l\u2019abbiamo potuta vedere la prima volta cinque minuti per capire se ci stavamo dentro e la seconda volta dopo sei mesi per prendere le misure, perch\u00e9 questa casa era abitata. Ma questa seconda volta io ho ben presente lo scompenso che mi ha preso, perch\u00e9 io sono salito e ho detto: ho sbagliato, non ci stiamo. Qui i nostri figli non possono dormire. Non c\u2019\u00e8 lo spazio che avevo visto la prima volta. Per\u00f2 ho anche presente che cosa \u00e8 successo subito dopo. Perch\u00e9 vicino a me c\u2019era un architetto, sua moglie arredatrice e un amico artigiano che mi hanno detto: \u201cTu parla con i funzionari del Comune e dell\u2019Asl. Qui viene fuori una bella cosa.\u201d E hanno cominciato a prendere le misure su dove aprire le finestre, su dove fare le pareti nuove. La gratuit\u00e0 genera altra gratuit\u00e0. Questo \u00e8 una spettacolo che allarga il cuore. Non eravamo soli e non siamo soli. Quindi s\u00ec, si poteva fare, si pu\u00f2 continuare anche oggi. Attualmente abbiamo due brave ragazze adolescenti con noi, un terzo arriva la settimana prossima e poi ne arriveranno anche altri. Ai nostri figli come garanzia abbiamo detto questo: \u201cGuardate che il pap\u00e0 e la mamma non hanno mai avuto il pallino di una casa famiglia. Ci siamo stati perch\u00e8 abbiamo riconosciuto ci\u00f2 che il Signore ci ha messo davanti. Stateci anche voi come siete e vedrete che sar\u00e0 adeguato per tutti. Certo a loro chiediamo una bella fatica, perch\u00e9 che le nostre case diventino una dimora per altre persone non \u00e8 facile. Ma si chiede poco a chi si stima poco e si chiede tanto a chi si stima tanto. A volte il preservare i nostri figli dalle fatiche \u00e8 segno di non stima. Loro se ne accorgono subito. Abbiamo visto che dentro all\u2019esperienza quotidiana della giornata anche i nostri ragazzi si accorgono di essere capaci di accogliere e questo bene che vivono li rilancia, d\u00e0 loro una sicurezza, hanno pi\u00f9 stima di loro stessi. E\u2019 proprio vero che tanto pi\u00f9 uno ama tanto pi\u00f9 \u00e8 se stesso. Questa nostra casa l\u2019abbiamo chiamata \u201cSan Benedetto\u201d, perch\u00e9 siamo stati sempre affascinati dalla figura di questo Santo, dalla sua storia, dalle sue opere e perch\u00e9 abbiamo conosciuto alcuni monaci. Anche perch\u00e9 ci ha sempre colpito quella frase del Salmo 33, che \u00e8 stato un titolo del Meeting, che \u00e8 all\u2019inizio della regola e dice: \u201cC\u2019\u00e8 qualcuno che desidera la vita e vuole vivere giorni felici?\u201d S\u00ec, noi lo desideriamo, desideriamo rispondere con questo semplice s\u00ec. Perch\u00e9 nel dire di s\u00ec ci siamo accorti che ci sentiamo preferiti. Un\u2019ultima sottolineatura sulla bellezza, perch\u00e9 siamo andati a vedere delle case di accoglienza e la cosa che ci ha colpito, che accomunava tutte, era la bellezza. Subito. Una bellezza che ti lascia senza fiato, che ti commuove, che ti fa chiedere: \u201cma come \u00e8 possibile una cosa del genere? Questi devono accogliere e guarda che cosa fanno!\u201d e dopo abbiamo conosciuto le persone che c\u2019erano dentro e abbiamo visto che le cose belle sono perch\u00e9 ci sono le belle persone che hanno una passione per la vita e la bellezza esprime la concezione della vita che hanno queste famiglie. Bene, anche da noi ci sono tanti lavori da fare. Tanti si sono coinvolti seriamente in quest\u2019opera. Desideriamo veramente che i lavori portino a questo concetto di bellezza: come \u00e8 bello il&nbsp; mondo e come e grande Dio! Concludo leggendovi un\u2019ultima citazione di Don Giussani, che&nbsp; un amico mi ha mandato il giorno dell\u2019inaugurazione: \u201cNon c\u2019\u00e8 nulla che rende pi\u00f9 fecondi, pi\u00f9 pazienti, pi\u00f9 capaci di perdono, pi\u00f9 capaci di attesa che mettere il piede dove l\u2019ha messo un altro\u201d Questa \u00e8 la grazia pi\u00f9 grande della nostra amicizia. Il tempo in questa sequela render\u00e0 ragionevole e render\u00e0 pieno di letizia ogni passo della vita, persino quelli carichi di profonda drammaticit\u00e0 e di dolore. Grazie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>MODERATORE<\/strong><strong>:<\/strong><\/p>\n<p>E noi? La domanda che&nbsp; Jimmi e sua moglie si sono posti quel giorno vale anche per ciascuno di noi. E noi dove siamo? Il titolo del Meeting ci riguarda? Mi riguarda? Perch\u00e9 sono io che desidero la verit\u00e0 e sono io che voglio compiere la strada verso il destino. Questo desiderio, oggettivo, che trovo dentro la struttura del mio essere, lo voglio abbracciare? Voglio diventare protagonista? E senza questo non si spiega nessun tentativo umano e sicuramente anche il Family Day<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>EMILIO GOBBI:<\/strong><\/p>\n<p>Buonasera a tutti. E\u2019 per una gratitudine al buon Dio, e solo per questo, che sono qui a raccontarvi il miracolo di ci\u00f2 che Dio ha compiuto nella mia vita e nella mia famiglia. Mi chiamo Emilio Gobbi, ho 45 anni, e sono sposato con Antonella da 21. Abitiamo a Crema da quando abbiamo incontrato l\u2019esperienza dell\u2019Associazione \u201cFraternit\u00e0\u201d, fondata e guidata da Monsignor Mauro Enzoli. Da 17 anni accogliamo in casa nostra minori e non solo, in difficolt\u00e0 familiare o con problemi di salute. Fino ad oggi abbiamo ospitato pi\u00f9 di 20 ragazzi, chi per pochi giorni, chi per anni e chi, come Gianluca, abbiamo accompagnato a morire. In questo momento abbiamo nove figli, quattro generati, uno adottato e quattro in affido e da pi\u00f9 di un anno sono parte della nostra famiglia anche Maria, una ragazza madre, e sua figlia Arianna. Noi abbiamo iniziato la nostra esperienza di accoglienza mossi dal desiderio che era presente fin da quando eravamo fidanzati: fare della nostra famiglia qualcosa di grande, qualcosa che rimanesse nel tempo. Ci aveva affascinato la frase di Giovanni Paolo II che avevamo riportato sulla nostra partecipazione di nozze: \u201cCostruite la civilt\u00e0 dell\u2019amore\u201d. Nel \u201988 eravamo in vacanza alle vacanzine del Movimento, a Corvara, e con la nostra comunit\u00e0 c\u2019era anche un gruppo delle famiglie per l\u2019accoglienza. L\u00ec abbiamo conosciuto la signora Pia che aveva adottato un bambino down. Immediatamente, e questa \u00e8 una cosa che ci ha sempre accompagnati nel tempo, abbiamo&nbsp; percepito una istintiva corrispondenza tra quell\u2019incontro, tra il gesto di accoglienza della signora Pia verso il bambino down, e il nostro desiderio. Siamo rimasti profondamente attratti dalla forma di vita che abbiamo incontrato, e quindi abbiamo deciso di cominciare a frequentare le famiglie per l\u2019accoglienza. Era ottobre e abbiamo iniziato a recitare il Santo Rosario tutte le sere e questo ci ha accompagnato fino ad oggi. E abbiamo chiesto alla Madonna che si compisse questo nostro desiderio. Una sera, durante un incontro del gruppo affido, \u00e8 stato dato l\u2019avviso che a Bari c\u2019erano tre bambini down abbandonati in un istituto. Avevamo veramente un sacco di motivi per far finta di non aver sentito quell\u2019avviso. Io, in quel momento, per esempio, non avevo il lavoro. Ma di botto, istintivamente, ci venne spontaneo dare la nostra disponibilit\u00e0, affidando, come sempre, alla Madonna tutte le nostre obiezioni e pensando che comunque ci sarebbero state molte altre famiglia pi\u00f9 adeguate. Ma incredibilmente eravamo gli unici! E cos\u00ec Fabrizio, bambino di tre anni allora e ragazzo di venti oggi, \u00e8 arrivato a casa nostra quattro giorni prima di Natale. L\u2019incoscienza con cui abbiamo detto di s\u00ec a Fabrizio \u00e8 stata segno della nostra personale vocazione. Nel 1992 Don Mauro ci ha proposto di andare ad abitare in una casa di accoglienza che l\u2019associazione Fraternit\u00e0 aveva appena ottenuto in comodato d\u2019uso. Siamo rimasti anche noi affascinati dalla bellezza delle case di accoglienza di cui si diceva, ma soprattutto perch\u00e9 la casa era molto molto pi\u00f9 grande allora, perch\u00e9 oggi \u00e8 piccola per noi, rispetto alla casa dove vivevamo a Milano. E quindi abbiamo detto di s\u00ec per questo. E perch\u00e9&nbsp; la casa aveva veramente un grande giardino che noi a Milano nemmeno avremmo potuto immaginare. Per\u00f2 i primi anni di accoglienza a Crema, per noi, sono stati veramente molto, ma molto, faticosi, perch\u00e9 eravamo in rapporto con i nostri figli, naturali ed affidati, secondo la nostra misura. Con la nostra smisurata pretesa che loro diventassero migliori e per migliori intendo l\u2019eliminazione del limite che ci caratterizza, ed anche con la forte presunzione di essere noi capaci di rispondere al loro bisogno. Ma in quei momenti, come sempre, Don Mauro ci \u00e8 stato molto vicino, e veniva spesso a trovarci, &nbsp;(cosa ad oggi meno frequente perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec impegnato) e la sua amicizia \u00e8 stata per noi quella di un padre, che non si pone il problema di fare dei discorsi quando il figlio \u00e8 in difficolt\u00e0, ma che lo sa guardare con stima, al di l\u00e0 della sua evidente miseria e meschinit\u00e0. Don Mauro ci ha sempre sostenuti, senza mai rimproverarci per i nostri ripetuti errori, e ha continuato a riporre la sua fiducia in noi, chiedendoci nuove disponibilit\u00e0 per ospitare nuovi ragazzi. E cos\u00ec, pian pianino, imitando lo sguardo che Don Mauro ha avuto e ha su di noi, che non \u00e8 altro che il riverbero dello sguardo commosso e misericordioso di Dio sull\u2019uomo, abbiamo finalmente sacrificato l\u2019autonomia del nostro criterio, abbiamo messo da parte la pretesa e abbiamo iniziato, almeno come tentativo, a servire il bisogno dei nostri figli e a scommettere totalmente sulla loro libert\u00e0, sempre chiedendo al buon Dio di fare Lui. Abbiamo iniziato a perdonarci tra di noi: dopo ogni sbaglio, nostro e dei nostri figli, \u00e8 ora possibile chiedere perdono e c\u2019\u00e8 il miracolo che l\u2019altro ti dica: \u201candiamo avanti!\u201d. C\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 di fidarsi nuovamente e di ricominciare: \u201cHai sbagliato ed io mi fido ancora di pi\u00f9\u201d. E questo, vi assicuro, \u00e8 stata una svolta notevole per la nostra famiglia. Tanto \u00e8 che ora, dire a un ragazzo accolto: \u201cIo non ti lascio, non ti lascer\u00f2 mai\u201d, mentre lo contieni perch\u00e9 questo altrimenti spacca tutto, come ci \u00e8 successo, e malmena i tuoi figli, mentre magari ti piscia addosso, ti sputa e ti picchia, \u00e8 possibile solo per quello che ci insegna Don Giussani: il valore della persona, il rapporto diretto ed esclusivo che ha con Dio, come ci ha ricordato anche Carron agli ultimi Esercizi della Fraternit\u00e0. Ci\u00f2 che ce lo fa dire &#8211; e questa per noi \u00e8 stata proprio una sorpresa perch\u00e9 chi ci conosce sa che noi non siamo esattamente l\u2019esempio di pazienza o di bont\u00e0 o di dolcezza: chi passa sotto casa mia sente sempre me e mia moglie urlare come degli ossessi! &#8211; non \u00e8 la nostra capacit\u00e0 ma il riconoscimento che noi per primi siamo stati trattati cos\u00ec dal buon Dio, da Don Mauro, dai nostri amici e da questo grande popolo cristiano di cui facciamo parte. Dei vari ragazzi ospitati a casa nostra, vorrei raccontare brevemente le esperienze con Gianluca e Arianna. Quattro anni fa \u00e8 stato chiesto all\u2019Associazione Fraternit\u00e0 la disponibilit\u00e0 ad accogliere un neonato gravemente cerebroleso. Una sola famiglia ragionevolmente non ce l\u2019avrebbe fatta a provvedere a Gianluca. Ma l\u2019osservazione della realt\u00e0 e la genialit\u00e0 educativa di Don Mauro hanno consentito di individuare una modalit\u00e0 di risposta adeguata. Gianluca di tre mesi \u00e8 stato accolto dalla nostra famiglia e da altre due famiglie di nostri amici. Ognuno di noi aveva cura di Gianluca nella propria casa per 2 giorni e mezzo alla settimana. Le nostre tre famiglie e il popolo dei nostri amici hanno accompagnato Gianluca all\u2019et\u00e0 di 10 mesi all\u2019incontro con Ges\u00f9, dopo averlo vegliato notte e giorno nella sua agonia per settimane. Questa esperienza ha realmente cambiato noi e i nostri amici, perch\u00e9 \u00e8 stata come un miracolo di unit\u00e0 e di carit\u00e0 imprevista, che ha travolto i&nbsp; muri delle nostre resistenze, come ci ha ricordato Don Mauro durante il funerale di Gianluca: \u201cLa vostra forza \u00e8 stata la vostra unit\u00e0, diventata anche la vostra amicizia. 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