Via Macedonio Melloni, 27 - 20129 Milano - Tel. 02.70006174 - Fax 02.70006349          sidef@

Home chi siamo I nostri corsi quaderni sidef Le nostre sedi

 

Mons.  Luigi  Giussani

 
Collegamento al sito ufficiale

 

Juliàn Carròn ai funerali

 

Ai Responsabili Nazionali Sidef


 



Biografia di Luigi Giussani

Luigi Giussani nasce nel 1922 a Desio, un paese nei dintorni di Milano. Da sua madre, Angela, riceve la prima quotidiana introduzione alla fede. Da suo padre Beniamino, appartenente a una famiglia dotata di mano artistica, intagliatore in legno e restauratore, riceve l’invito costante a chiedersi il perché, la ragione delle cose. Don Giussani ha ricordato spesso alcuni episodi della sua vita in famiglia, segni di un clima di grande rispetto per la persona e di attiva educazione a tenere deste le dimensioni vere del cuore e della ragione. Ad esempio, l’episodio che vede lui ancora bambino e sua madre camminare nella penombra dell’alba per recarsi alla messa mattutina. E l’improvvisa sommessa esclamazione di sua madre alla vista dell’ultima stella che brillava nella luminosità crescente del cielo: «Com’è bello il mondo e com’è grande Dio!». O come l’amore di suo padre, un socialista anarchico, per la musica. Passione che non solo porta quell’uomo a stemperare momenti di difficoltà in famiglia cantando arie celebri, ma a preferire, rispetto ai pochi conforti di una situazione economica modesta, l’usanza, la domenica pomeriggio, di invitare in casa qualche musicista per ascoltare brani dal vivo.

Giovanissimo, Luigi Giussani entra nel seminario diocesano di Milano, proseguendo gli studi e infine completandoli presso la Facoltà teologica di Venegono sotto la guida di maestri come Gaetano Corti, Giovanni Colombo, Carlo Colombo e Carlo Figini.

Oltre che per la formazione culturale e per i rapporti di stima e di viva umanità che intercorrono con alcuni dei suoi maestri, Venegono sarà per Giussani un ambiente importantissimo per l’esperienza di compagnia vissuta con alcuni "colleghi", come Enrico Manfredini - futuro Arcivescovo di Bologna -, nella comune scoperta del valore della vocazione, valore che si attua nel mondo e per il mondo.

Sono anni di studio intenso e di grandi scoperte. Come la lettura di Leopardi con la quale, racconta don Giussani, soleva talvolta accompagnare la meditazione dopo l’Eucaristia. Si rafforza in quegli anni, infatti, la convinzione che il vertice di ogni genio umano (comunque espresso) è profezia, anche inconsapevole, dell’avvenimento di Cristo. Così gli accade di leggere l’Inno Alla sua donna di Leopardi come una sorta di introduzione al prologo del Vangelo di san Giovanni, e di riconoscere in Beethoven e in Donizetti espressioni vivissime dell’eterno senso religioso dell’uomo.

Da allora, il richiamo al fatto che il vero si riconosce dalla bellezza in cui si manifesta farà sempre parte del metodo educativo del movimento. Nella storia di CL si può parlare di un privilegio accordato all’estetica, intesa nel senso più profondo, tomista del termine, rispetto all’insistenza sul richiamo di ordine etico. Fin da quegli anni di seminario e di studio, don Giussani impara che senso estetico ed etico provengono insieme da una corretta e appassionata chiarezza circa l’ontologia, e che un vivo gusto estetico ne è il primo segno, come mostrano la più sana tradizione cattolica e quella ortodossa.

L’osservanza della disciplina e dell’ordine nella vita in seminario si coniugherà con la forza di un temperamento che nel colloquio con i superiori e nelle iniziative con i compagni si distingue per vivacità e acume. Ad esempio, Giussani promuove insieme ad alcuni compagni una sorta di foglio interno, intitolato Studium Christi, con l’intento di farne una specie di organo di un gruppo di studio dedicato a scoprire la centralità di Cristo nella comprensione di ogni disciplina.

Ordinato sacerdote, don Giussani si dedica all’insegnamento presso lo stesso seminario di Venegono. In quegli anni si specializza nello studio della teologia orientale (specie sugli slavofili), della teologia protestante americana e nell’approfondimento della motivazione razionale dell’adesione alla fede e alla Chiesa.

A metà degli anni Cinquanta lascia l’insegnamento in seminario per quello nelle scuole medie superiori. Per dieci anni, dal 1954 al 1964, insegna al Liceo classico «Berchet» di Milano. Inizia a svolgere in quegli anni una attività di studio e di pubblicistica volta a porre all’interno e all’esterno della Chiesa l’attenzione sul problema educativo. Redigerà, tra l’altro, la voce «Educazione» per l’Enciclopedia cattolica.

Sono gli anni della nascita e della diffusione di GS (Gioventù Studentesca).Dal 1964 al 1990 terrà la cattedra di Introduzione alla Teologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. In più di un’occasione viene inviato dai superiori negli Stati Uniti per periodi di studio. In particolare, nel ’66 trascorre alcuni mesi oltreoceano per approfondire gli studi sulla teologia protestante americana, a cui fa seguito, in edizione accademica, una delle rare pubblicazioni sull’argomento dal titolo Grandi linee della teologia protestante americana. Profilo storico dalle origini agli anni 50.

Oggi guida il movimento di Comunione e Liberazione presiedendone il Consiglio generale.

Presiede inoltre la Diaconia Centrale della Fraternità di Comunione e Liberazione, associazione riconosciuta dal Pontificio Consiglio per i Laici nel 1982.

Inoltre anima e guida l’esperienza dei Memores Domini, un’associazione laicale anch’essa riconosciuta dal Pontificio Consiglio per i Laici (1988), che riunisce persone di CL che hanno compiuto una scelta di consacrazione a Dio nella verginità

.È consultore della Congregazione per il Clero e del Pontificio Consiglio per i Laici.

È stato creato Monsignore da Giovanni Paolo II nel 1983 con il titolo di Prelato d’onore di Sua Santità.

Dal 1993 dirige la fortunata collana «i libri dello spirito cristiano» per una delle più importanti case editrici italiane, la Rizzoli RCS.

Dal 1997 dirige la collana discografica «Spirto gentil» realizzata d’intesa con Deutsche Grammophon, che gode di un notevole successo documentato dai dati di vendita e da numerose recensioni su riviste specializzate.

Nel 1995 gli è stato assegnato il Premio Internazionale Cultura Cattolica.È autore di numerosi saggi che sono stati tradotti in diverse lingue: inglese, francese, spagnolo, tedesco, russo, polacco, portoghese, slovacco, sloveno, ungherese, greco e albanese. Su di essi si sono formati ormai centinaia di migliaia di giovani e adulti.

Nel 2001, in occasione della decima edizione della «Corona Turrita», il riconoscimento voluto dalla città di Desio per i suoi cittadini illustri, viene assegnato il premio a don Luigi Giussani.

L’11 febbraio 2002, in occasione del ventesimo anniversario del riconoscimento pontificio della Fraternità di Comunione e Liberazione, Giovanni Paolo II scrive a don Giussani una lunga lettera autografa

.Lo stesso anno, il presidente della Provincia di Milano, on. Ombretta Colli, alla presenza del cardinale Dionigi Tettamanzi, assegna a don Giussani il premio Isimbardi Medaglia d’oro di Riconoscenza, mentre il Comune dei Giovani di Bassano del Grappa conferisce a don Giussani la cittadinanza onoraria.

Nel 2003 don Giussani riceve il Premio Macchi, tributato dall’Associazione Genitori Scuole Cattoliche a chi si distingue nel campo dell’educazione.

Nel 2004, in occasione del cinquantesimo anniversario della nascita di Comunione e Liberazione, Giovanni Paolo II scrive una lunga lettera a don Giussani, datata 22 febbraio 2004.

Il 16 marzo dello stesso anno, durante la quinta edizione della festa dello Statuto della Regione Lombardia, don Luigi Giussani è premiato con uno dei sedici Sigilli Longobardi assegnati ai cittadini che si sono distinti per particolari meriti sociali

.Muore il 22 febbraio 2005 nella sua abitazione di Milano.

 

 

Mons. Luigi Giussani ai responsabili nazionali SIDEF

Milano 13 Giugno 1993

Il Sindacato delle Famiglie è  una applicazione intelligente di una spinta ad entrare nel vivo delle questioni che interessano la vita personale e la vita nelle sue varie forme; questioni che interessano il riferimento ultimo del sociale.

Il problema del Sidef non è quello della moralità davanti a Dio o del Destino o del significato che la vita ha. Il problema del Sindacato delle Famiglie è: il problema del Sindacato delle Famiglie.

Bisogna vedere allora la parola sindacato cosa significa. Mi pare che la parola che si avvicina di più  sia la parola "attività".

Un sindacato parte da esigenze personali, da bisogni personali, perché il bisogno è il fenomeno fondamentale dell'esistenza dell'uomo, tant'è vero che su di esso si apre l'orizzonte del suo Destino ultimo. Ma anche tutti gli altri parziali orizzonti che si destano nella vita hanno come caratteristica originaria un bisogno (come ci siamo permessi di dire ad Assago proprio ieri). Allora se un sindacato interessa necessità o bisogni dell'uomo come singolo o dell'uomo come in qualche modo consociato, ma deve avere una seconda sponda, deve contemplare anche tutto l'orizzonte sociale. Un sindacato ha un'alfa e un omega: l'alfa del sindacato sono i bisogni reali che l'uomo vive, in tante forme, in tante variazioni; l'omega del sindacato è di farle valere nella società: al di fuori di questa duplice declinazione il sindacato non c'è. Il sindacato non è un precetto che si dà in chiesa, non è qualcosa prescritto nei dieci comandamenti, ma avviene nell'urto della vita; si tratta dell'urto della vita da cui dipende l'equilibrio personale, la sanità della vita dei figli; il bene pubblico  diventa obbligo, diventa moralmente obbligante come qualsiasi altro comandamento di Dio: si chiama carità.

E' una carità buttarsi nel sindacato; tanto più che normalmente uno non può essere portato al sindacato da un calcolo preciso di ritorno di convenienza a se stesso. Come ogni opera socialmente rilevante, deve essere una azione che ha un margine di gratuità; i conti non possono tornare completamente e il fatto che voi siate qui ancora a lavorare dopo dieci anni senza avere ottenuto ancora il Ministero degli Affari Sociali lo dimostra!

Perciò bisogna tenere presente che cosa sia il sindacato: innanzi tutto parte da un'esigenza original, originale vuol dire che investe l'uomo come tale.

La famiglia, che qui diventa il soggetto agente, il protagonista, la famiglia è costruita su una rete di esigenze e di bisogni che non è stato l'uomo ad imbastire, che l'uomo non può imbastire, ma che viene dal gesto che ha creato l'uomo. viene dall'origine della natura dell'uomo. Allora le referenze su cui lavorare sono identificabili in un'analisi di quello che Dio, attraverso il gesto creaturale, esige da una famiglia: che la famiglia sia solida, sana, allietante, operante, feconda.

I criteri ci sono; la famiglia non è stata creata dall'uomo.

Calvino,. sul "Corriere della sera" all'epoca dell'aborto scrisse che la personalità (giuridica?) non viene all'uomo per diritto di natura, ma gliela dà lo Stato educandolo. Così, invece di concepire lo Stato come educatore, vale a dire che aiuta a tirare fuori quello che l'Origine ha messo dentro l'uomo, diventa evidente una pretesa dello Stato, che l'uomo obbedisca a quello che il potere gli richiede. I criteri a cui attenersi ci sono e sono quelli di cui il "fenomeno famiglia" è costruito per natura, fatto da Dio.

Se questo assetto della famiglia, con i riferimenti originali su cui si appoggia, non è difeso socialmente, il fenomeno si deprime, viene soverchiato e schiacciato. Deve quindi essere difeso socialmente e per essere difeso socialmente bisogna mettersi insieme. Non per nulla il Papa nella "Mater et Magistra" elencando i dieci diritti originali, naturali dell'uomo, metteva al quinto posto quello di associazione.

Infatti l'associazione è il fenomeno in cui il desiderio, il bisogno dell'individuo vengono sostenuti. Da solo l'individuo non può sostenerli; perciò la sensibilità a mettersi insieme, la sensibilità sindacale è segno di un profondo senso umano, di una profonda moralità.

Perciò, l'esservi incaricati di creare un Sindacato delle  Famiglie che non esisteva, a cui nessuno pensava, è una cosa dell'altro mondo. Io non l'ho ricordato esattamente tutte le volte che ho parlato in pubblico, ma l'ho citato almeno il 10% delle volte, e non riesco proprio a capire, o meglio capisco proprio da questo come la gente che ho davanti sia un po' bambina. Se non arriva ad associarsi non si ha coscienza, non si può dire: "amo i miei figli". Non si può dire "amo i miei figli" permettendo alla società di farne man bassa, non si può dire: "amo la mia famiglia, ci tengo alla mia famiglia" permettendo al costume sociale di distruggerla.

Ci sono perciò due fronti su cui un sindacato si costruisce: il primo fronte è dato dai principi di riferimento e questi non se li dà l'uomo, se non in quanto li riconosce dal gesto creatore di Dio in riferimento ad un determinato settore, in questo caso la famiglia; sull'altro fronte occorre il coraggio di difendere questi riferimenti in pubblico, associandosi, perchè senza l'associarsi la debolezza del singolo o del particolare è travolta da qualsiasi forma di potere.

Perciò vi dico che è vero "più società e meno stato". Questo mi pare una formula irreversibile. Il sindacato è uno strumento privilegiato di questa lotta sociale; in qualsiasi ambito il sindacato è uno strumento privilegiato.

Io spero che possiate liberarvi da una certa angustia di cui spesso vi siete lamentati per l'inevasione delle vostre domande, per la disattenzione e la poca sensibilità dei vostri compagni di strada che dovrebbero essere compagni d'arme, mentre sono rimasti soltanto compagni di scorribande o di loquacità.

Spero che tutto questo venga corretto. Non dovere mollare l'esigenza di propagandare l'associazione, tenendo presente, e perdonate se insisto, quello che ho detto adesso: che se si vuol pretendere che le cose abbiano il loro spazio bisogna sottolinearle nel loro valore: e un sindacato della famiglia non è la libertà religiosa. è un'altra questione.

Nella misura in cui il Sindacato è sentito, concepito e vissuto secondo la sua natura e le sue leggi, (quei due estremi che mi sono permesso di indicare prima) è utile.

Se si è attenti all'uso dello strumento, il tempo che passa vi darà ragione. Comunque questo del sindacato si chiama "carità", perchè la carità non vuol dire dare 100.000 lire a un povero. Il Sindacato delle famiglie è una carità che si fa a tutta la società e che permane.

Testo non rivisto dall'Autore