Educazione

Care famiglie, ribellatevi!

O, almeno, entrate anche voi nel giro degli …indignados, perché è ora di finirla di farsi prendere in giro! Questo ho pensato quando ho sentito annunciare che, tra le molte voci di spesa che entrano nel nuovo redditometro messo a punto dall’Agenzia delle Entrate, vi sono anche i costi che una famiglia sopporta per la scuola “privata”.

Era il 25 ottobre e speravo che qualcuno si rendesse conto dell’enormità commessa. Ora il software del nuovo redditometro è stato messo a punto ed affronterà un fase di prova: spero proprio che le associazioni di categoria si ribellino, ma soprattutto che lo facciano famiglie e cattolici!

Se nulla cambierà sarà un bel guaio per la libertà e per la cultura, oltre che per le nostre famiglie. Io – lo confesso – mi sono …indignato, perché già è insopportabile che si parli ancora di scuola “privata”, dopo più di 10 anni che la legge n.62 (10 marzo 2000 – Governo D’Alema, Ministro P.I. Luigi Berlinguer) ha istituito un sistema scolastico nazionale unico, del quale fanno parte le scuole statali e tutte quelle che – gestite da privati, Comuni, ordini religiosi, o altri soggetti – ne fanno domanda documentando la presenza di caratteristiche che le rendono idonee alla  “paritarietà”, cosa ben diversa dalla precedente “parificazione”; già questo – dico – mi pare scorretto, ma che poi chi si propone di ridurre l’evasione fiscale consideri come segno di ricchezza le spese che una famiglia sostiene per far frequentare ai propri figli una scuola “non statale”… beh, questo è davvero troppo!

E’ vero che spesso l’alunno che frequenta scuole “non statali” ha alle spalle una famiglia con una discreta situazione economica, ma non è sempre così e, soprattutto, si ricordi che un alunno della scuola statale costa ogni anno circa 5.800 euro nella scuola per l’infanzia, 6.500 nelle elementari e arriviamo a più di 7.000 euro nella scuola media inferiore e superiore. Quando un alunno frequenta una paritaria “non statale”, lo Stato eroga a quella scuola – con ritardo vergognoso, di solito – un contributo rispettivamente di  584, 866, 106 e 51 euro! Ogni anno, se le scuole “non statali” chiudessero, lo Stato si troverebbe a spendere circa 6 miliardi di euro in più. Ditemi allora voi se lo Stato fa bene a punire fiscalmente chi, mandando suo figlio in una paritaria “non statale”, gli fa risparmiare ben più di 5.000 euro all’anno!  Calcoli fatti da esperti documentano che lo Stato risparmierebbe mezzo miliardo di euro ogni anno, se aumentasse di 100 milioni i contributi alla scuola paritaria “non statale”, consentendo di sceglierla ad un numero maggiore di famiglie. Ogni euro investito in questo ambito ne farebbe risparmiare 5  allo Stato, che potrebbe reinvestirli proprio per migliorare il funzionamento delle “sue” scuole!

Se “l’obiettivo del redditometro – come ha spiegato il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera – è accertare la coerenza tra il reddito dichiarato e la capacità di spesa”, a me pare giusto che ci sia una valutazione oggettiva, per quanto possibile, di “come” una famiglia spende i suoi soldi: ci sono in giro troppi “furbi” ed io ricordo bene come diversi miei compagni di università, pur figli di industriali, avessero esoneri dalle tasse scolastiche che io, invece, dovevo pagare regolarmente, perché le loro famiglie denunciavano redditi irrisori. Si valutino dunque le spese per le attività sportive e ricreative, per la cura delle persona, gli investimenti immobiliari;  si valutino pure la presenza di collaboratori domestici, di minicar e caravan, di imbarcazioni, le assicurazioni sulla vita, la frequenza di centri benessere e viaggi low-cost, il possesso di tv satellitari, di cavalli, delle molte altre cose che possono attestare un livello elevato di reddito! Sarà più facile stanare gli evasori, e questo è un bene per tutti.

Ma la scuola no! Non si punisca chi fa una scelta responsabile, a favore di una offerta culturale ed educativa  elevata per i suoi figli! Chissà con quale sacrificio si è impegnato in questa scelta!

Avendola fatta, per di più, giova allo Stato almeno per tre motivi: perché lo fa risparmiare sulle spese della scuola statale, perché vuole offrire alla società intera figli ben educati e di solida formazione; ed infine perché aiuta a ridurre la disoccupazione intellettuale.

Luigi Patrini

Amare ancora

Segnaliamo l’ultimo libro di Camisasca sul rapporto genitori-figli

Amare Ancora

Brutte notizie per i sostenitori dell’educazione sessuale a scuola

Gli ultimi dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e di diverse riviste mediche internazionali mostrano come il tasso di malattie veneree e aborti nella giovanissime (15-19 anni) sia maggiore nei Paesi dove da più tempo e più sistematicamente si fa educazione sessuale a scuola. In Italia non si fa e ce la caviamo molto meglio delle progredite Francia, Inghilterra e Svezia!

leggete l’articolo  su Corrispondenza Romana del 5 febbraio 2011 e per approfindimenti ecco una sintesi del discorso del Santo Padre sulla libertà religiosa e la versione integrale disponibile sul sito del Vaticano

La libertà scolastica premia di più

Da una ricerca dell’Isfol (Istituto per lo Sviluppo della FOrmazione professionale dei Lavoratori), emerge che i tre paesi in testa alle classifiche PISA, Francia, Finlandia e Gran Bretagna, hanno basato il loro sistema sulla reale parità scolastica, secondo un modello di sussidiarietà orizzontale

In Finlandia addirittura gli studenti della scuola dell’obbligo hanno tutto gratis: retta, mensa, libri e materiale didattico, trasporti per chi vive a più di 5 km dalla scuola!! e il costo per studente è notevolmente inferiore a tutti gli altri paesi, Italia compresa.

Unica eccezione italiana è il modello lombardo, dove si ha un picco di punteggio superiore ad ogni altro paese europeo. Leggete su Avvenire

Riforma dell’Università

Rischia di saltare l’approvazione della Riforma Gelmini sull’Università, perché fatta slittare oltre la fiducia del 14 dicembre su pressioni del PD.

Allarme tra i Rettori, uno su tutti il rettore della Statale di Milano, unica università italiana a far parte delle Università Europee di Qualità. Infatti nonostante le polemiche, la riforma prevede diversi fondi alle università e sbloccherebbe l’assunzione di tanti ricercatori, che da anni (situazione creatasi durante i governi di Prodi e compagnia) hanno vinto il concorso, ma non possono essere assunti. Fermare la riforma, vorrebbe dire non destinare queste risorse alle Università. Leggete l’articolo di Lorenzo Salvia sul Corriere della Sera del 2 dicembre 2010

Università/ Tagli senza criterio: così si affossa il diritto allo studio

Tommaso Agasisti, su Il Sussidiario.net

Sembra incredibile, ma nell’ambito del dibattito politico sulla riforma universitaria pare proprio che non trovi spazio la questione delle borse di studio per gli studenti capaci e meritevoli. E così, nel silenzio generale, il Governo si appresta ad effettuare una riduzione dei fondi per le borse di studio di entità mai vista prima. (continua)

Scuola: Tremonti promette il reintegro dei fondi

Come ogni anno, le scuole paritarie devono aspettare un reintegro ad hoc per poter continuare a lavorare in un’ottica il più possibile di parità scolastica. Anche quest’anno arriva dal Ministero dell’Economia notizia che dal 2011 verranno reintegrati i fondi, ma le associazioni vigileranno sul mantenimento di queste promesse. leggete l’articolo di Paolo Ferrario su Avvenire

Scuola: taglio del 47% ai finanziamenti alle scuole paritarie!

I tavoli per la stabilità in tempi di crisi tagliano dappertutto, ma solo in Italia tagliano anche sul futuro! previsti ingenti tagli alle scuole, la parità scolastica rischia di ritornare un miraggio!

leggete l’articolo di Pier Luigi Fornari su Avvenire

Scuola: meritocrazia e voti pubblici per gli insegnanti

la nuova proposta della Gelmini: Invalsi per tutte le scuole e valutazione degli insegnanti pubbliche per favorire trasparenza e meritocrazia. Leggete l’articolo di Alessandra Migliozzi sul Messaggero

Parità scolastica? Non proprio

1 famiglia su 10 vorrebbe mandare i propri figli a una scuola paritaria, ma non può permetterselo. è l’esito di un’indagine commissionata all’Università di Genova da un’unione dei gestori di scuole paritarie.  Emerge la proposta di istituire un voucher per le famiglie che gli permetta di scegliere liberamente dove mandare i figli a studiare. leggete l’articolo di Emanuela Micucci su ItaliaOggi

«Nuova alleanza educativa tra scuola e famiglie» Insegnanti a confronto all’Università Cattolica

estratto da pag 14 di Avvenire del 10 ottobre 2010

L’ interrogativo è: che ruolo riveste (o dovrebbe rive­stire) l’insegnante? In par­ticolare oggi, nel cuore della rifor­ma Gelmini, mentre novità e svolte si intrecciano alle problematiche che da sempre interpellano la rela­zione educativa. Se n’è discusso ie­ri all’Università Cattolica di Milano nel convegno organizzato dal cen­tro per la formazione Diesse ‘La scuola ri-comincia’, innanzi a una platea di oltre 500 docenti. Al tavo­lo di confronto dirigenti scolastici ed esperti del settore, ma anche il mondo imprenditoriale e le asso­ciazioni di genitori. scuola gli insegnanti non possano fare tutto da soli: «Anche i genitori devono esserci, in quella che un’al­leanza educativa col ragazzo, e non ‘sul’ ragazzo, in modo che non si senta assediato». Un punto sui cui ha insistito anche Francesco Bellet­ti, presidente del Forum delle asso­ciazioni familiari, sottolineando co­me – però – i genitori e le famiglie a loro volta, debbano trovare un coe­renza e un appoggio concreto nei docenti. È la sfida del ‘software e­ducativo’: «Mi riferisco – ha spie­gato – non alle riforme, alle risorse o alle strutture, ma a tutto ciò che nella scuola è contenuto, relazio­ne. È qui che genitori e insegnanti devono incontrarsi».

SCUOLA: Perchè promuoviamo gli studenti ma bocciamo le persone?

L’eccellenza, “caso serio” della scuola italiana, fa effettivamente paura, come sostiene Caominelli nel suo articolo di lunedì (20 settembre 2010 NdR), e resta nell’angolo buoi del dibattito più “infestato dai pregiudizi”. Non si può tuttavia non parlarne. Sarebbe come censurare le ragioni dell’esistenza della scuola e il senso della prfessione docente.

Leggi il resto dell’articolo di Rosario Mazzeo su ilsussidiario.net

“Famiglia soggetto irrinunciabile dell’educazione”

(Centesimus Anno – 39)

Il SIDEF si è sempre mosso sul fronte politico per affermare

libertà di educazione, partecipazione, corresponsabilità delle famiglie.

Queste sono state le parole chiave del nostro impegno,

come famiglie accanto alle associazioni scolastiche,

nel lungo e travagliato cammino della scuola italiana in questi decenni.

Il lavoro accanto alle famiglie ci ha visti impegnati in molti  settori:

  • parità scolastica
  • ora di religione
  • libri e programmi
  • partecipazione attiva agli organi collegiali
  • asili nido
  • manifestazioni e raccolte di firme sulle diverse emergenze

Il SIDEF affianca i genitori nel loro compito educativo, ponendosi come costruttiva compagnia umana;

offre un aiuto nell’affrontare i problemi che sorgono nell’esperienza familiare con punti di ascolto, sportelli famiglia nelle sedi locali, organizzando l’attivazione di consulenze specialistiche a richiesta delle famiglie associate e organizzando corsi di formazione sull’educazione dei figli e sulla coppia;

organizza momenti di incontro e di festa per le famiglie, contribuendo a costruire e consolidare legami di amicizia.Ad aprire il dibattito, lo psicoanali­sta Luigi Ballerini, che ha spiegato come in questa delicata fase per la

Altra alleanza necessaria, quella tra la scuola e il modo del lavoro. Sul­l’importanza di questa sfida sono intervenuti sia il presidente di Con­findustria Lombardia e della Com­missione scuola e formazione di Confindustria Alberto Barcella, sia la coordinatrice della Scuola Co­meta- Oliver Twist Ezia Molinari. Il primo ricordando l’attenzione concreta del mondo imprendito­riale alla qualificazione sempre maggiore dei ragazzi, «risorse u­mane del futuro». Ezia Molinari ha invece illustrato la specificità della scuola Oliver Twist, in cui si recu­perano ragazzi a rischio dispersio­ne proprio inserendo il lavoro (e l’esperienza manuale) come pun­to cardine del percorso formativo.