Politiche familiari

AUDIZIONE IN SENATO – FEBBRAIO 2015

Lo scorso febbraio la nostra presidente è stata invitata alla Commissione Giustizia del Senato, per esporre le nostre considerazioni sul DDL Cirinnà relativamente alle coppie di fatto.

Testo della relazione del Sidef all’audizione in Senato

proposta di Ordine del Giorno pro famiglia. da diffondere a tutti gli amministratori locali

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-un-ordine-del-giorno-per-la-famiglia-e-la-liberta-7828.htm

LEGGE DI STABILITA’

Detrazioni e non deduzioni: un’altra batosta per le famiglie
Davide Rosati
ilsussidiario.net di martedì 20 novembre 2012
Il Sindacato delle Famiglie onlus accoglie con favore le modifiche che la commissione Bilancio ha dichiarato di
voler apportare alla Legge di stabilità, riportando una maggiore attenzione alle famiglie, ai problemi connessi alla
disabilità e alla non autosufficienza. Ben vengano quindi gli incrementi delle detrazioni per le famiglie con figli,
segno di un’attenzione alla vere malattie del nostro Paese: denatalità e iniquità fiscale per le famiglie con
importanti carichi familiari. Ancora di più esprimiamo l’apprezzamento per l’eliminazione dei tetti e delle
franchigie sulle deduzioni, per il ripristino dell’aliquota Iva dall’11% al 10% sui beni di prima necessità e infine il
ripristino dell’aliquota al 4% dell’Iva per le cooperative sociali.
Nonostante questo non riteniamo adeguato alcun tono trionfalista, in quanto, ancora una volta, non si vede
all’orizzonte nessuna politica strutturale per le famiglie, ma solo interventi correttivi senza un chiaro mainstream
di fondo. Anzi, a dirla tutta si tratta solo di un tentativo “cerchiobottista” per non scontentare nessuno
nell’ambito delle politiche fiscali per le famiglie, segnando quindi un pareggio tra il partito delle detrazioni e
quello delle deduzioni.
Anche a costo di apparire eccessivamente “choosy”, vogliamo ribadire che da sempre, come Sindacato delle
Famiglie, abbiamo scelto/indicato la strada delle deduzioni come la via maestra per ripristinare quella equità
fiscale ancora oggi così disattesa nel nostro Paese. Del resto, anche la proposta del Forum delle Famiglie,
denominata Fattore Famiglia, è un sistema molto vicino al concetto di deduzione.
A prima vista questa distinzione può apparire un tecnicismo, eppure dietro questi due termini ci sono due modi
molto diversi di concepire lo Stato e il suo intervento e quindi vorrei provare a soffermarmi ulteriormente su
queste differenze. La detrazione fiscale è un’agevolazione che opera sull’imposta anziché sul reddito imponibile.
La deduzione fiscale è un’agevolazione che opera sul reddito imponibile anziché sull’imposta. Sinteticamente la
detrazione è uno sconto sulle imposte, mentre la deduzione è uno sconto sul reddito a cui si applicano le imposte.
Le detrazioni sono ottimi strumenti per politiche che favoriscono investimenti e acquisti, come ad esempio le
detrazioni per le ristrutturazioni edilizie o per l’efficientamento energetico. Con questi strumenti lo Stato ci dice:
“Se fate investimenti o acquisti di questo tipo, per un certo periodo avrete diritto a una riduzione annuale delle
tasse da pagare”. Nell’ambito delle politiche familiari, è usato come strumento di recupero dei costi sostenuti
dalle famiglie per la cura e il mantenimento dei propri figli. In questo caso lo Stato ci dice: “Visto che hai un certo
numero di figli, allora meriti una riduzione delle tasse per i costi che hai sostenuto”. Nelle deduzioni il principio
di fondo è diverso. È come se lo Stato ci dicesse: “Riconosco che parte del tuo reddito è destinato alla cura, al
mantenimento e all’educazione dei tuoi figli (o persone a carico), non è quindi da considerare reddito disponibile,
cioè tassabile.”
La differenza tra le due filosofie è molto profonda: nel primo caso si interviene a compensazione di un aggravio di
spesa, con un intervento di tipo riparatorio/assistenzialista. Nel secondo caso, invece, si interviene alla radice,
evitando di considerare reddito disponibile ciò che la famiglia investe in educazione, cura e mantenimento dei
propri cari.
Oggi per lo Stato non fa alcuna differenza se noi spendiamo 5000 euro per i nostri figli o per andare in vacanza
oppure per comprare un gioiello, tranne che intervenire poi con alcuni sconti per cercare di compensare questa
iniquità. Invece, sarebbe necessario riformare il sistema fiscale distinguendo alla fonte la capacità contributiva
delle famiglie. Andrebbe distinta la parte di reddito disponibile da quella destinata all’incremento di capitale
umano e sociale a cui ogni famiglia con figli si dedica ogni giorno, riconoscendo che quella parte di reddito non
deve essere assoggettata a imposizione fiscale, in quanto è un investimento di cui beneficia di tutta la società.
In un certo senso, le deduzioni sono un’applicazione del principio di sussidiarietà in ambito fiscale, perché
riconoscono a monte il ruolo della famiglia e distinguono alla fonte ciò che non è giusto tassare, operando così
un’equità non solo verticale, ma anche orizzontale. Il partito delle detrazioni, appellandosi al principio di equità
verticale, si contrappone alle deduzioni in quanto esse agevolerebbero maggiormente i redditi alti. In realtà, le
cose stanno diversamente.
Primo. Il principio di fondo da cui deve partire qualunque sistema fiscale è la capacità contributiva. Il passaggio
successivo è definire se ciò che una famiglia spende per la cura, il mantenimento e l’educazione dei propri figli sia
capacità contributiva oppure no. Noi crediamo fermamente che sia sbagliato considerare queste somme come
capacità contributiva, sia per una famiglia con reddito alto che per una famiglia con reddito basso. Definito
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questo aspetto, sulla restante parte del reddito si applicherà la percentuale di prelievo stabilita per legge.
È quindi sbagliato parlare di vantaggio per i redditi alti. Sarebbe come se a un’azienda chiedessimo di pagare le
tasse sulla base del fatturato e non sugli utili! L’iniquità è tutta qui: non è giusto far pagare le tasse su dei costi
che la famiglia sostiene per tutta la società, indipendentemente che sia ricca o povera. Il principio sacrosanto
della progressività di imposta resta immutato, ma deve essere applicato sulla capacità contributiva reale, cioè al
netto dei carichi familiari.
Secondo. È dimostrabile che tra i due è il sistema delle detrazioni il più oneroso per i redditi bassi. Viene quindi il
dubbio che la scelta del sistema delle detrazioni risponda più a una necessità di cassa che non a un’esigenza di
equità verticale.
Per tutte queste ragioni, non esultiamo davanti a un’ulteriore e rinnovata scelta di proseguire sulla strada delle
detrazioni, seppur compensata da alcune deduzioni. Non esultiamo neppure davanti ai ritocchi della Legge di
stabilità effettuati a macchia di leopardo e senza alcun progetto riformista chiaro e orientato verso un’ottica di
equità familiare.
Certo, non siamo ciechi, ci rendiamo perfettamente conto della situazione in cui vive il nostro Paese, anzi viviamo
sulla nostra pelle la difficilissima situazione del nostro Paese, ma siamo anche certi che la strada da noi indicata
non sia un costo, ma un investimento: ammesso che questa distinzione sia ancora chiara a chi ci governa.

 

A 40 anni dalla legge sul divorzio

In questo anniversario la nostra posizione e quella del Forum delle Associazioni Familiari sono chiare. Non è un giorno per festeggiare, ma per riflettere:  le famiglie vanno aiutate prima che si separino.

CRISI/ Saranno Tremonti o i comuni il miglior alleato della famiglia?

Luca Pesenti

mercoledì 1 settembre 2010

L’Italia non è un paese per famiglie. Nonostante l’inesorabile rilevanza pubblica del principale ambito sociale di educazione e cura della persona, chi decide di metter su famiglia lo fa a suo rischio e pericolo, perchè la spesa sociale finisce quasi integralmente a invalidi e pensionati. Qualche giorno fa ce lo ha ricordato un documento del ministero dell’Economia: lo Stato spende solo l’1,2% per le politiche famigliari, meno della metà di quel che si spende in Francia o in Germania, un terzo in meno rispetto alla Danimarca….

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